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	<title>Irrisolta &#187; mensa</title>
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		<title>sparkling spa</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Apr 2008 14:11:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irrisolta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mensa aziendale. Primo, secondo e contorno. Più che fame ho sete. Acqua minerale. In quel primo sorso, che mi solletica fino al naso,  il genio (?) prende il sopravvento. Il prossimo bidet sarà con acqua frizzante! Listening to &#8220;Le mille bolle blu&#8221; Mina]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mensa aziendale. Primo, secondo e contorno. Più che fame ho sete. Acqua minerale.</p>
<p>In quel primo sorso, che mi solletica fino al naso,  il genio (?) prende il sopravvento.</p>
<p>Il prossimo bidet sarà con acqua frizzante!</p>
<p><img src="http://farm1.static.flickr.com/100/363342208_a285b3809e.jpg?v=0" alt="Photo by Pearmax" width="500" height="375" /></p>
<p>Listening to &#8220;Le mille bolle blu&#8221; Mina</p>
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		<title>briciole</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Dec 2007 15:49:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irrisolta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Era approdata in azienda da pochissimi mesi, fresca di laurea, benintenzionata a trarre il meglio dalla sua esperienza di stage. Sapeva che il suo ingresso aveva scompigliato non pochi pensieri. Quando il rapporto uomo-donna tra dipendenti è di nove su dieci è naturale che alla macchinetta del caffè si parli della nuova stagista. “E’ bello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Era approdata in azienda da pochissimi mesi, fresca di laurea, benintenzionata a trarre il meglio dalla sua esperienza di stage.</p>
<p>Sapeva che il suo ingresso aveva scompigliato non pochi pensieri. Quando il rapporto uomo-donna tra dipendenti è di nove su dieci è naturale che alla macchinetta del caffè si parli della nuova stagista.</p>
<p>“E’ bello lavorare per una società che tutela l’ambiente e gli animali”</p>
<p>Serena sorride compiaciuta.</p>
<p>“Già… Ma a cosa ti riferisci di preciso?” Sergio alza gli occhi dal suo monitor per rivolgerli verso di lei.</p>
<p>“Le briciole per gli uccellini.”</p>
<p>“Dove, scusa?”</p>
<p>“Giù, sul vialetto, nell’area laboratori di prova, settore B credo, vicino alla mensa” Serena indica fuori dalla finestra un cespuglio di calicantus e una fila di pioppi in mezzo a cui si snoda un vialetto lastricato di porfido.</p>
<p>“Ah, quella è opera dell’ingegner Carmeli. Un folle. Non lo cacciano per pietà,  tanto  gli resta poco…”  si china nuovamente sulla tastiera.</p>
<p>Serena si avvicina alla finestra, osserva meglio i piccoli cumuletti di biscotti, pane secco e cracker sbriciolati che punteggiano ordinatamente il percorso.</p>
<p>“Lo vedi che i mucchietti sono tutti equidistanti? Posizionati in centro?”</p>
<p>“Sì, hai ragione”</p>
<p>“Ecco. E’ un suo rituale, solitamente lo fa con gli stuzzicadenti. Li posa per terra in fila indiana, secondo un suo schema mentale, bacato. Lo avrai magari anche visto. Passeggia tra i laboratori e i capannoni  e di tanto in tanto fa una piroetta di scatto e inizia a camminare all’indietro, come i gamberi. Non parla con nessuno. Però si presenta qui ogni mattina, timbra con un badge farlocco, che gli hanno disattivato, e gira per lo stabilimento come un fantasma in pena.”</p>
<p>Serena si acciglia e immagina questo fantomatico ingegnere, fuori di testa,  che semina stuzzicadenti e nutre gli uccellini della periferia brianzola con ordine maniacale.</p>
<p>“Ha perso la testa, sai. Era sposato, però dicevano che è un  culandra e che la moglie quando l’ha beccato non ha retto la vergogna e s’è suicidata. Pare sia stato il vecchio Gigliani  a sputtanarlo. Non si è più ripreso da allora. Ma non fa del male a nessuno. E’ innocuo.”</p>
<p>“Che storia triste, Sergio.”</p>
<p>E lei pensa all’inserviente della mensa, ai sorrisi complici che si sono scambiate. Al ciuffo di capelli che sfugge alla sua cuffietta bianca. Al fatto di essersi riconosciute tacitamente tra un vassoio e una porzione di pasta al sugo.  <em>Lesbiche</em> le chiamerebbe Sergio nella sua grettezza. Due <em>persone </em>che si piacciono pensa Serena. Ma la vergogna, certo,  quella può davvero fare male. Come all’ingegner Carmeli…</p>
<p>“Ohi, ci sei ? Sei  ancora su questo pianeta? Guarda che ti ho girato una mail per quella commessa degli isolanti.”</p>
<p>Serena distoglie lo sguardo da una coppia di merli intenti a beccare briciole, in una quadriglia di piume e inchini.</p>
<p>==================================</p>
<p>Primo stuzzicadenti. Serena ha iniziato a osservare meglio il dedalo di vialetti che collegano i laboratori dislocati tra le varie aree. Un  altro stuzzicadenti ancora. Come una novella Gretel segue gli indizi e le tracce. Certo se indossasse le sue nike al posto di questi tacchi da impiegata statale  potrebbe camminare più veloce e raggiungere il colpevole in un istante.</p>
<p>Dieci, venti forse ancora di più…la sequenza di stuzzicadenti è lunghissima. Serpentina di legno chiaro. Serena alza lo sguardo da terra. Eccolo! Calvo, sulla sessantina, gli occhiali ovali con la montatura in tartaruga, una cravatta colorata che spicca dal soprabito grigio. L’ingegner Carmeli semina delicatamente gli stuzzicadenti lungo il suo cammino, accovacciandosi ogni due passi. Muove le labbra carnose, ma non parla. Sembra piuttosto intento a ripetere una litania, assorbito dai suoi pensieri.</p>
<p>“Buongiorno!” Serena gli sorride, le mani in tasca, stretta nel cappottino,  si fa coraggio e costringe Carmeli a risponderle almeno con lo sguardo. Del resto Sergio ha detto che è innocuo e l’idea che lui sia stato messo alla gogna a causa della sua omosessualità glielo rende simpatico.</p>
<p>Ne segue un attimo di sospensione in cui solo il vento, che stropiccia le foglie prende parola.</p>
<p>“Nerina!” esplode lui.</p>
<p>Serena si blocca sul posto. Carmeli la fissa estasiato e si avvicina con ampi passi per chiuderla in un abbraccio: stretto, quasi  soffocante.</p>
<p>“Scusami amore mio, scusami, perdonami, non volevo, ho amato lui come ho amato te, ma &#8211; io”</p>
<p>Lei si divincola. In preda all’imbarazzo.  Per terra la confezione di stuzzicadenti è esplosa in un una versione mignon di shanghai.</p>
<p>Serena scappa. Sale le scale dell’ingresso a due a due, senza voltarsi indietro. Si lancia contro il portone entra in reception con  il fiatone.</p>
<p>- Pensa. Pensa come lui, come se fossi nei suoi panni, stupida che non sei altro!- lei se lo ripete in un mantra. Maledetta paura.</p>
<p>Serena torna sui suoi passi.</p>
<p>Lo vede singhiozzare in ginocchio mentre raccoglie gli stuzzicadenti. La schiena in fremito, un filo di bava che scende sul porfido dalla sua smorfia. Un uomo ripiegato sul puro dolore.<br />
Lui nemmeno la sente arrivare.</p>
<p>Serena poggia una mano sulla spalla di Carmeli. Lui si placa, respira, la guarda dal basso con il moccio fino al labbro. Distrutto.</p>
<p>“Lo so. So tutto. So come ti senti.”</p>
<p>“No Nerina,”  Carmeli scuote la testa, il volto fradicio di lacrime. “Non puoi capirmi,  io-”</p>
<p>Lei lo invita a rialzarsi, premurosa. La scatola di stuzzicadenti di nuovo gli cade di mano  spargendo spilli di legno attorno ai loro piedi.</p>
<p>Serena guarda l’ingegnere negli occhi, tenendogli le mani posate sulle spalle.</p>
<p>“Ho una cotta per Stefania, l’inserviente della mensa”.</p>
<p>==================================</p>
<p>Serena sorride già mentre dispiega il bigliettino che Stefania le ha passato in cassa, di nascosto, durante la pausa pranzo.</p>
<p><em>“Stasera ti mangio, amore mio! Baci S.”</em></p>
<p>Si stringe nel cappottino con un brivido, anche se sente un calore nuovo salirle dal ventre.</p>
<p>Si avvia verso l’ufficio con passo leggero. Prima di imboccare il vialetto alza lo sguardo al cielo, socchiude gli occhi ed inspira il profumo dei calicantus. Sul viso le scendono lacrime ricolme di gioia quando Serena si accorge che il porfido è costellato di una pioggia di coriandoli colorati.</p>
<p>Sa che non vedrà più l’ingegner Carmeli vagare in giro per lo stabilimento.</p>
<p>Serena è innamorata.<br />
 </p>
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		<title>mang-io</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Nov 2007 17:13:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irrisolta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mangiare da sola non mi dispiace. Toccarmi da sola non mi dispiace. Per questo quando sono in mensa ogni tanto fisso la gente, tipo il signore cinquantenne con i baffi  e gli occhiali tondi. Me lo immagino mentre si fa una sega. Chissà che faccia fa mentre se lo mena. Se se la gode come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mangiare da sola non mi dispiace.</p>
<p>Toccarmi da sola non mi dispiace.</p>
<p>Per questo quando sono in mensa ogni tanto fisso la gente, tipo il signore cinquantenne con i baffi  e gli occhiali tondi. Me lo immagino mentre si fa una sega. Chissà che faccia fa mentre se lo mena. Se se la gode come le seppioline in salsa con piselli e patate che ha nel piatto oppure se ci sfoga le incazzature da sindacalista mancato.</p>
<p>Mangio da sola.</p>
<p>Quella lì,  per esempio, con il maglione di lana che fa i pallini all’altezza delle ascelle e i capelli grassi, magari quando si tocca diventa un’altra, si contorce tra le lenzuola a bocca spalancata,  trattiene il respiro quando viene e  si strappa la guaina playtex di dosso per la foga. Magari diventa anche più bella.</p>
<p>Lo so, sono fissata con il sesso.</p>
<p>Ma i quattrocento occhi che mi vivisezionano da una settimana sono fissati con i miei tacchi, le mie gonnelline, le mie scollature, il mio trucco, le calze, i bijoux.</p>
<p>Mangio da sola. Sono la nuova ennesima segretaria dell’amministratore delegato.</p>
<p>Stanotte fingerò di avere addosso un maglione di lana e i capelli grassi per non sentirmi sola.</p>
<p>Listening to &#8220;Beautiful&#8221; Christina Aguilera</p>
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