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	<title>Irrisolta &#187; donne</title>
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		<title>addio alle carni</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 00:11:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irrisolta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo scontro è finito. Un massacro di smaronamenti. Guerra fredda. Nessuno ha vinto. Sono sfinita, il cuore livido, il corpo stanco. A questo punto, con l&#8217;occasione, mi faccio leccare le ferite. Listening to &#8220;Lasciami leccare l&#8217;adrenalina&#8221; Afterhours]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scontro è finito.</p>
<p>Un massacro di smaronamenti.</p>
<p>Guerra fredda.</p>
<p>Nessuno ha vinto.</p>
<p>Sono sfinita, il cuore livido, il corpo stanco.</p>
<p>A questo punto, con l&#8217;occasione, mi faccio leccare le ferite.</p>
<p><img alt="" src="http://us.123rf.com/400wm/400/400/doctorkan/doctorkan0808/doctorkan080800004/3435515.jpg" class="aligncenter" width="400" height="267" /></p>
<p>Listening to &#8220;Lasciami leccare l&#8217;adrenalina&#8221; Afterhours<br />
<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/_u2BK-0uN2Y&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/_u2BK-0uN2Y&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
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		<title>la vita è tua se te la prendi</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 16:40:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irrisolta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’inizio dell’incubo era stato un click. Quello per aprire una foto su Facebook: due ragazze abbracciate sorridono all’obiettivo. Una telefonata che sarebbe stata l’ultima: “Carmine, rilassati! Non vedevo Milena da due anni oramai. E poi non eravamo sole, era una cena tra compagni del liceo…” Questo era stato il goffo tentativo di giustificarsi di Adriana. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’inizio dell’incubo era stato un click. Quello per aprire una foto su Facebook: due ragazze abbracciate sorridono all’obiettivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Una telefonata che sarebbe stata l’ultima: “Carmine, rilassati! Non vedevo Milena da due anni oramai. E poi non eravamo sole, era una cena tra compagni del liceo…” Questo era stato il goffo tentativo di giustificarsi di Adriana. Quando, in realtà, le sarebbe bastato semplicemente dire per telefono a Carmine “Che ti frega, tanto io e te non ci frequentiamo più da mesi oramai”.</p>
<p style="text-align: justify;">Adriana aveva troncato la sua relazione con Carmine la primavera precedente. No, non c’era nessun altro. O qualcun’ altra.<br />
Perché a lui non aveva nascosto niente, fin dai primi tempi in cui si vedevano.</p>
<p style="text-align: justify;">Adriana glielo aveva confessato già dopo poche settimane di frequentazione, come fosse un piccolo vezzo “Sai, ecco… io ho avuto esperienze anche con qualche ragazza ai tempi di scuola, ma non sono lesbica, cioè tu mi piaci tantissimo, sei speciale” Le era sembrato magari un modo innocuo di rendersi un po’ più intrigante ai suoi occhi e ribadire l’importanza del loro legame e complicità. Carmine dal canto suo, in delirio da innamoramento aveva subito minimizzato le esperienze lesbiche di Adriana e più che altro le lanciava qualche battutina hard, di tanto in tanto “Che ne dici se invitassimo qui da te la tua compagnetta di scuola? Potremmo giocare dietro la lavagna e andare nei bagni tutti e tre insieme a guardarci il pisellino e la patatina”.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando però, due anni dopo, lei aveva chiuso il rapporto (esasperata dalla reticenza di Carmine in merito alla convivenza), “quel” dettaglio, il fatto che Adriana avesse avuto esperienze omosessuali, era diventato per lui un’ossessione.</p>
<p style="text-align: justify;">Si era iscritto a Facebook solo per controllarla. Aggiorna il tuo profilo: “A cosa stai pensando?”.<br />
La domanda nella mente di Carmine prevedeva una sola risposta: Adriana. Ma con mille altre sfumature “Quella troia di Adriana, ecco cosa sto pensando” e l’incubo aveva iniziato così a prendere corpo.</p>
<p style="text-align: justify;">“Tu riallacci i contatti con la tua amichetta camionista del liceo su Facebook? Mi sto loggando e sono pronto a raccontare a tutti come gliela lecchi bene” Adriana con le mani tremanti aveva cancellato subito il messaggino per scacciare la paura e l’ignominia su web. Terribile. Di lì a qualche minuto si era connessa per cancellare anche l’amicizia. Lo poteva vedere Carmine: mentre chino sul pc, le inviava freneticamente la prima di ventiquattro mail consecutive ed iniziava a pubblicare, dettagli imbarazzanti e privati della loro vita insieme.<br />
Già, perché Carmine non scriveva soltanto a lei, ma le inviava brevi stoccate informatiche attraverso i vari social network, pubblicamente. Centoquaranta caratteri per dire a tutti su Twitter, senza mai nominarla in modo diretto, che la sua ex faceva dei pompini appena sufficienti ma che di preferenza lo prendeva nel culo e ora si trastullava pure con altre donne.</p>
<p style="text-align: justify;">Piccole lettere aperte che Carmine scriveva per ribadire la sua superiorità, puntandole il dito contro, spostando l’attenzione degli altri utenti su Adriana, denigrandola, sminuendola, riportando mezze verità, raccogliendo persino in diversi casi espressioni di solidarietà e supporto, passando lui (!) come vittima, di una insensibile arpia senza cuore che l’aveva tradito con un’altra donna. Santificando la sua posizione per ostracizzare e demonizzare Adriana in una nuova caccia alla streghe omofobica.</p>
<p style="text-align: justify;">Adriana aveva scelto di mantenere il silenzio e non fomentare la polemica.<br />
Anni di vita in Rete le avevano insegnato che i troll, i piccoli molestatori, vanno ignorati in quanto si nutrono di bisticci virtuali e godono nel vedere che le loro provocazioni hanno sortito l’effetto sperato. Ogni post, ogni twit, ogni feed, ogni click di Carmine era un’allusione, una velata calunnia, uno strisciante insulto teso a provocare Adriana. Ogni post, ogni twit, ogni feed, ogni click era la rabbia di Adriana per una realtà travisata, strumentalizzata e resa di pubblico dominio.<br />
Serviva a poco cancellarlo dalle sottoscrizioni, smettere di leggere il suo blog (aperto e chiuso infinite volte, Carmine era volubile per natura), perché lui arrivava ovunque, creandosi nuove identità, chiedendo ad altri utenti virtuali di riferirgli cosa scriveva e cosa faceva Adriana, dentro e fuori la Rete.</p>
<p style="text-align: justify;">Era un gioco a rimpiattino fatto di telefonate anonime in orari impossibili. In cui il terrore e l’ansia si affacciavano con ogni sms, squillo e mail.<br />
Non gli avrebbe dato questa soddisfazione anche se alle mail e alle note pubbliche sui social networks si era passati a sms e telefonate, anche questi lasciati senza risposta.</p>
<p style="text-align: justify;">Adriana teneva il suo numero per un solo motivo: dimostrare in caso di necessità che il suo ex ragazzo la tormentava di messaggini deliranti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il momento peggiore dell’incubo era stato quando lui, in un post, aveva descritto con dovizia di particolari l’abbigliamento e le azioni di Adriana in occasione dell’inaugurazione di un centro commerciale. La stava braccando, a distanza, ma la stava braccando. La seguiva, la spiava. Ora Adriana ne aveva le prove: non l’avrebbero presa per una visionaria con manie di persecuzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Persino le sue pregresse esperienze lesbiche erano passate in secondo piano per Carmine, giusto qualche accenno per non opacizzare il suo machismo, ma gli riusciva meglio di trasformarsi in vittima e lamentarsi di non avere più la libertà di andare in quel bar perché Adriana ci lavorava o ascoltare quei particolari cd perché gli riportavano alla mente lei. Denigrare e insultare l’altra persona per proiettare su di lei i propri deficit.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno specchio. Un dito per inviare un sms, un dito per cliccare e pubblicare un post, un dito per affidare alla Rete un feed traboccante di calunnie e dettagli privati. Uno specchio. Adriana era diventata lo specchio di Carmine in cui lui rifletteva le sue debolezze, la sua richiesta di attenzione ed egocentrismo. Magari verso persone sconosciute o amici virtuali, ma poco importava. Adriana ne usciva comunque come un mostro. Ma puntare un dito verso il prossimo in realtà sottende che ce ne siano almeno altri tre rivolti verso di noi e questo Adriana lo aveva capito, con lacrime, notti insonni, umiliazioni, terrorismo strisciante.</p>
<p style="text-align: justify;">“La vita è tua se te la prendi” : un graffito che Adriana leggeva ogni mattina in metropolitana. Era tempo che quello specchio rimandasse a Carmine un’immagine vera. Forse non avrebbe funzionato ma almeno valeva la pena provarci. E riprendersela la vita senza angosce, insulti, né dignità calpestata.<br />
Così si era messa a rileggere tutti i post e i messaggi di Carmine. Analizzandoli come lui avrebbe fatto.<br />
E aveva capito.<br />
La paura non era svanita, ma almeno lasciava lo spiraglio ad una ritrovata consapevolezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Avrebbe fatto in modo di trovarsi nei pressi della casa di Carmine. Invece che sfuggirgli lo voleva affrontare, ma non con la protezione del web e del cellulare dietro a cui lui si nascondeva per scagliarle contro ingiurie e falsità. Lo doveva vedere di persona. Sapeva che viveva con i suoi genitori, che non le aveva mai presentato, dall’altra parte della città. Ci sarebbe andata. Ne aveva parlato con Milena che si era offerta di scortarla con il fratello a breve distanza così da intervenire in caso la situazione fosse degenerata.<br />
In preparazione a questo incontro Adriana aveva pure preso già diversi appuntamenti (in orario di lavoro) presso un dentista che aveva l’ambulatorio proprio sopra l’appartamento in cui Carmine viveva con i genitori, così aveva potuto studiare i tempi di percorrenza, le vie di fuga, gli appostamenti e delineare una vera e propria strategia di incursione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel giorno fatidico, se anche non l’avesse trovato in casa, avrebbe avuto comunque un motivo per passare di là. Tanto li conosceva i suoi orari e di lì a poco sarebbe uscito per recarsi al lavoro, un palazzone di uffici vicino al suo bar, dove l’aveva conosciuto due anni prima, tra un caffè, una birra e una piadina.<br />
Invece che uscire dal portone l’aveva visto arrivare sotto la palazzina a bordo di una nuova monovolume. Le guance le erano andate in fiamme sotto i grandi occhiali da sole, il respiro le si era accorciato. Era forse invecchiato. Lo ricordava più bello. Aveva gli occhi cerchiati e la barba un po&#8217; incolta.<br />
Nella tasca del cappotto Adriana stringeva il cellulare, pronta ad inviare la chiamata che avrebbe mantenuto in contatto lei e Milena, appostata con suo fratello Enrico nella viuzza accanto.<br />
Adriana aveva affrettato il passo per entrare nel porticato d’ingresso del condominio, mentre Carmine era ancora intento a fare la manovra di parcheggio. Voleva affrontarlo sul vialetto pedonale. Adriana aveva suonato: “Studio dentistico Angelucci, terzo piano, prego”, il cancelletto si era aperto docile. Carmine invece era sceso dall’auto e si era messo a rovistare sui sedili posteriori. Adriana lo poteva vedere attraverso il fogliame dei ficus nell’androne.<br />
Un movimento rapido del pollice nella tasca e la chiamata al cellulare di Milena era partita, segnale che potevano iniziare ad avvicinarsi e rimanere nel frattempo in ascolto, a debita distanza, sul marciapiede.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La vita è tua se te la prendi. La vita è tua se te la prendi.</em> In un mantra Adriana si preparava a ritrovarsi faccia a faccia con chi, dopo il paradiso di una breve ma intensa storia d’amore, le aveva fatto passare l’inferno della bugia e della persecuzione.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Tu non hai voluto prenderti la vita insieme a me, Carmine. Non volevi convivere con me, impegnarti, crescere, per questo t’ho lasciato.<br />
</em><br />
Quante volte Adriana si era ripetuta questo copione.<br />
Dopo quattro passi lenti ora Adriana era in piena vista sul vialetto pedonale che portava al cancello.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Tu non hai volu-<br />
</em><br />
Carmine aveva richiuso lo sportello dell’auto ed era sul marciapiede fermo al cancello pedonale intento a suonare il campanello. Dal vialetto Adriana poteva sentire il gracchiare indistinto del citofono.</p>
<p style="text-align: justify;">Era pietrificata.</p>
<p style="text-align: justify;">Persino Milena e Enrico si erano bloccati sul marciapiede con il telefonino all’orecchio intenti a carpire qualche rumore o voce.</p>
<p style="text-align: justify;">Carmine aveva spinto con la punta del piede il cancello, entrambe le mani impegnate a sistemare sul fianco il bambino (di tre anni a occhio e croce) tutto imbacuccato che teneva in braccio.</p>
<p style="text-align: justify;">Un figlio. Carmine aveva un figlio. L’auto nuova. Il fatto che lui arrivasse a casa e non ne uscisse per andare al lavoro. Quella non era casa sua! Era casa dei suoi genitori, i nonni di suo figlio. Carmine stava portando suo figlio a casa dei suoi, prima di recarsi in ufficio.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La vita è tua se te la prendi.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Adriana dopo aver fatto un respiro aveva iniziato a camminare incontro a quell’uomo che ancora non l’aveva identificata. Si era sfilata gli occhialoni da sole e l’aveva fissato in volto, comprendendo nel campo visivo anche il nasino del bimbo che giocava con la sciarpa del padre.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La vita è tua se te la prendi. Tu me l’hai rubata. Ma io me la riprendo. Ora. Fottuto bastardo. Ora.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em><br />
“Ciao.” Adriana l’aveva scandito bene, piazzando i suoi occhi su quelli di lui.</p>
<p style="text-align: justify;">Carmine l’aveva riconosciuta. L’aveva osservata e istintivamente aveva spostato subito lo sguardo sul viso del piccolo.<br />
Adriana si era fermata, attendendolo a pochi passi. Lui, stringendo a sé il bambino come uno scudo, senza guardarla l’aveva superata.</p>
<p style="text-align: justify;">“Ho detto CIAO”</p>
<p style="text-align: justify;">Quasi ingobbito dalla vergogna Carmine aveva voltato il capo sopra la spalla biascicando qualcosa che poteva assomigliare ad un saluto ed era sgattaiolato nell’androne scomparendo alla vista di Adriana, ancora ferma sul vialetto, in preda ad una immobilità nervosa.</p>
<p style="text-align: justify;">________________________________________________________________________</p>
<p style="text-align: justify;">Numero sconosciuto. Il panico torna vivido come quello dell’autunno 2007. La mano di Adriana trema. Milena le strappa il cellulare e preme il tasto di risposta, osserva il display e si porta all’orecchio il telefonino. Rimane in silenzio per alcuni secondi. Dall’altro capo una voce femminile.</p>
<p style="text-align: justify;">“Signora Praghi?”<br />
“Sì sono io, mi dica” Milena mente.<br />
“Parla lo studio dentistico Angelucci, stiamo verificando il nostro database e ci siamo accorti che abbiamo qui una serie di sue radiografie panoramiche effettuate qualche anno fa, desidera forse ritirarle e fissare magari una visita di controllo?”<br />
Il volto di Milena si apre ad un ampio sorriso e si avvicina a quello di Adriana, per sfiorarle le labbra con un bacio.<br />
“Guardi Signorina, La ringrazio ma-”<br />
Adriana guarda di sottecchi Milena che parla al telefonino e sembra particolarmente divertita e loquace, senza capirne il motivo.<br />
“Sa, questo è il mese della prevenzione AMDI, la visita è gratuita, stiamo contattando tutti i nostri pazienti”<br />
“Beh, vede, il fatto è che mi sono trasferita fuori Milano”<br />
“Ah, capisco… quindi per le radiografie? Dove le posso inviare?”<br />
Un’espressione quasi diabolica coglie il viso di Milena.<br />
“Le metta in busta chiusa e le consegni pure alla famiglia Lorisia. Sì…, esatto quelli del secondo piano. Già, sono proprio delle carissime persone, ci conosciamo bene, infatti&#8230;”<br />
Adriana nel sentire il nome Carmine sbarra gli occhi ma Milena continua a parlare al cellulare<br />
“sono amici di famiglia… ah, ah, ah, sì male che vada se aprono la busta vedono il mio sorriso con le cure canalari! Si figuri  un po&#8217; se ci sono problemi. Anzi, sono io che la ringrazio; grazie infinite a lei, arrivederci”<br />
Adriana ora abbraccia Milena, la bacia. Morbida, accogliente. Scosta il viso glielo prende tra le mani la guarda.<br />
“La vita è tua se te la prendi”.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p>Listening to “Enjoy The Silence” performed by Tori Amos</p>
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		<title>brain trainer</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 14:43:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irrisolta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Carpisco porzioni di una conversazione tra donne che aspettano la metro. Prossimo treno per Maciachini tra un minuto. Saranno forse delle impiegate come me? Per certo riciclano da tempo la borsina di carta griffata  per portarsi la schiscetta in ufficio. Collant color carne una. Profumo dolciastro l&#8217;altra. A schiaffarmelo sotto le narici è l&#8217;arrivo del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Carpisco porzioni di una conversazione tra donne che aspettano la metro. Prossimo treno per Maciachini tra un minuto.</p>
<p>Saranno forse delle impiegate come me? Per certo riciclano da tempo la borsina di carta griffata  per portarsi la <em>schiscetta </em>in ufficio.</p>
<p>Collant color carne una. Profumo dolciastro l&#8217;altra.</p>
<p>A schiaffarmelo sotto le narici è l&#8217;arrivo del treno.  Nonostante lo stridio dei freni e la voce registrata in filodiffusione che annuncia la fermata io ancora le sento. Le sento parlare fitto fitto, marinate in una fragranza stucchevole.</p>
<p>Per salire sul vagone mi devo avvicinare a loro. Il cicalino avvisa dell&#8217;imminente chiusura delle porte. Come pinguini dondoliamo a piccoli passi per infilarci a bordo. Siamo spalla a spalla. Se allungo  una mano sento il calore del tupperware salire dalla borsa di carta.</p>
<p>Collantcarne si volta verso Incubolfattivo :  &#8221;Ché poi, a me&#8221; e si poggia pure la manina sul petto &#8221; di un uomo mi piace il cervello&#8221;</p>
<p>Mi sfugge, incontrollato, un: &#8220;Bah, veramente io preferisco mangiare altre porzioni&#8221;</p>
<p>Si bloccano, lo sguardo scioccato, seguito da un&#8217;espressione indispettita, di disprezzo.  Salgo e trovo da sedermi. Loro in piedi appese come scimmie, mi voltano le spalle, schifate immagino.</p>
<p>L&#8217;ho detto: a me non piace il cervello, ma per scusarmi darei questa ricetta a Collantcarne, da portare nella sua schiscetta e gustare con le colleghe.</p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-weight: normal; font-style: normal; text-decoration: none; font-size: 11px; color: #222222;" valign="top">nome ricetta</td>
<td style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-weight: normal; font-style: normal; text-decoration: none; font-size: 11px; color: #222222;" valign="top"><strong>Cervello Alle Mele</strong></td>
</tr>
<tr>
<td style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-weight: normal; font-style: normal; text-decoration: none; font-size: 11px; color: #222222;" valign="top">tipo piatto</td>
<td style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-weight: normal; font-style: normal; text-decoration: none; font-size: 11px; color: #222222;" valign="top">Carne</td>
</tr>
<tr>
<td style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-weight: normal; font-style: normal; text-decoration: none; font-size: 11px; color: #222222;" valign="top">ingrediente principale</td>
<td style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-weight: normal; font-style: normal; text-decoration: none; font-size: 11px; color: #222222;" valign="top">Agnello</td>
</tr>
<tr>
<td style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-weight: normal; font-style: normal; text-decoration: none; font-size: 11px; color: #222222;" valign="top">persone</td>
<td style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-weight: normal; font-style: normal; text-decoration: none; font-size: 11px; color: #222222;" valign="top">4</td>
</tr>
<tr>
<td style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-weight: normal; font-style: normal; text-decoration: none; font-size: 11px; color: #222222;" valign="top">note</td>
<td style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-weight: normal; font-style: normal; text-decoration: none; font-size: 11px; color: #222222;">-</td>
</tr>
<tr>
<td style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-weight: normal; font-style: normal; text-decoration: none; font-size: 11px; color: #222222;" valign="top">ingredienti</td>
<td style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-weight: normal; font-style: normal; text-decoration: none; font-size: 11px; color: #222222;" valign="top">4 Cervelli D&#8217;agnello 1 Cucchiaio Aceto Di Vino 1000 G Mele Burro</td>
</tr>
<tr>
<td style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-weight: normal; font-style: normal; text-decoration: none; font-size: 11px; color: #222222;" valign="top">preparazione</td>
<td style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-weight: normal; font-style: normal; text-decoration: none; font-size: 11px; color: #222222;" valign="top">Lavate in acqua fredda le cervella per liberarle da tutto il sangue, togliete tutte le membrane e i filamenti e poi cuocetele in acqua salata e aceto. A parte in una padella mettete del burro per cuocere le mele sbucciate e tagliate a fette. Dopo aver cotto le cervella in acqua, fatele dorare nel burro. Servite le cervella appoggiandole sopra le mele.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><img class="aligncenter" title="brain" src="http://4.bp.blogspot.com/_4u953N38Nio/RiMpV7aLhRI/AAAAAAAAAF4/vrgdfPTt5nc/s400/zip07.jpg" alt="" width="348" height="400" /></p>
<p>Listening to  &#8221;Check my brain&#8221; Alice in Chains</p>
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		<title>polifedeltà</title>
		<link>http://irrisolta.it/2008/05/06/polifedelta/</link>
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		<pubDate>Tue, 06 May 2008 14:53:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irrisolta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“La mia ex ed io siamo ancora in buoni rapporti. E’ per lei che sono sbarcata a Milano. Un anno e mezzo d’amore” Margherita è un fiume in piena e decide di confessarsi sul lettino. Di una estetista. “Poi mi ha lasciata, malamente, ma resta forse l’unica vera mia amica qui. Certo, da qualche mese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“La mia ex ed io siamo ancora in buoni rapporti. E’ per lei che sono sbarcata a Milano. Un anno e mezzo d’amore” Margherita è un fiume in piena e decide di confessarsi sul lettino. Di una estetista. “Poi mi ha lasciata, malamente, ma resta forse l’unica vera mia amica qui. Certo, da qualche mese sta con un’altra, che pare non sia nemmeno dichiarata &#8211; Pensa, proprio oggi ho sentito Sandra, la mia ex appunto, per chiederle un favore,”  Margherita aspetta la reazione di Claudia.</p>
<p>Prona sul lettino del centro estetico cerca di intuire dal vigore del massaggio se lei ne sarà scioccata o meno. Alle sue spalle Claudia risponde senza interrompere il massaggio:</p>
<p>“Ummmm… non fa per me”</p>
<p><em>Touchée. Eppure, tutto avrebbe fatto pensare che lei fosse gay…</em></p>
<p>“Cioè, intendo dire-“  Claudia si interrompe, versa un filo d’olio essenziale lungo la  schiena di Margherita e continua “con le mie ex non sono mai riuscita ad andare oltre a un saluto di buona educazione”</p>
<p>Margherita solleva la guancia dal lettino per sorriderle. Ora sanno entrambe e le attenzioni e i complimenti e le battute che si sono scambiate tra una pulizia del viso, una doccia ad alta pressione e un massaggio assumono un nuovo, piacevole, significato.</p>
<p>“Come sei messa giovedì sera?” Margherita socchiude gli occhi cullata dal massaggio e incalza “Ceretta. Completa.”</p>
<p>“Dopo controllo l’agenda-“</p>
<p>Le palme di  Claudia scivolano dalle scapole di Margherita fino alla zona lombare, indugiano sul coccige.</p>
<p>“Credo di poterti mettere sul tardi però, come ultimo appuntamento della giornata…”<br />
Il percorso delle mani termina con una carezza accennata fra le natiche lucide e morbide.</p>
<p>===========================<br />
Claudia solleva con una mano la caviglia di Margherita e con l’altra le guida il ginocchio che si  flette. Margherita sente la pianta del piede poggiarle sul polpaccio liscio, in una posizione quasi di yoga.<br />
Si possono guardare negli occhi, chiacchierando liberamente. Ogni strappo è stato una gradevole tortura, che le ha risalito le gambe, solleticando le ginocchia, fino alle cosce.</p>
<p>Claudia soffia sulla spatola, la mano a coppa per non far gocciolare la ceretta calda. Si china per la seconda volta sul monte di venere di Margherita. Il velo tiepido di cera vicino alle grandi labbra le scalda anche i piedi. Il perizoma di tessuto-carta le sfiora il clitoride, blandendo lo sfintere.</p>
<p>“Te la faccio bella sgambata anche da questa parte…” Margherita annuisce. Il suo sguardo si è perso sul camice di Claudia, curva su di lei. E’ più sbottonato del solito e la macchia di ceretta rosa sul bavero sembra proprio indicare il neo che ha sul collo. I polpastrelli levigano la striscia depilatoria per farla aderire meglio. Debordano, sfiorando le piccole labbra. Margherita sente il pertugio dischiudersi pronto ad accogliere dentro di sé le dita di Claudia.</p>
<p>Lo strappo è deciso e una fitta  fulmina l’addome di Margherita. L’estetista immediatamente preme indice e medio sulla parte depilata per contenere il dolore.</p>
<p>Qualche secondo di pressione ma il sesso di Margherita è troppo invitante per lei e anulare e mignolo  stanno già lisciando la spaccatura tumida.</p>
<p>“Sei tanto bella, Margherita…”</p>
<p>“Grazie a te e alle tue mani miracolose”</p>
<p>I loro visi si avvicinano, le dita di Claudia ancora frugano in cerchi  passando dal lembo del clitoride per poi tuffarsi dentro Margherita, che la fissa senza parole. Finalmente si baciano, lingue che esplorano, denti che mordicchiano. Saliva, fremiti, panno carta stropicciato, ansimi. Claudia si affaccia davanti alle cosce aperte, titilla ancora con tre dita la figa di Margherita, l’aggancia spingendole dentro un altro dito, manovra la sua vagina che elastica l’accoglie e la divora per contrastare il dolore della dilatazione forzata.</p>
<p>Caccia uno strillo quando viene e affonda gli incisivi nella spalla di Claudia, smagliando il tessuto del suo camice.</p>
<p>===========================</p>
<p>“Sandra, grazie ancora e scusa il disturbo, domani mi arriva la lavatrice nuova così non ti scoccio più.”</p>
<p>“Figurati, è un piacere rivederti. Ti trovo in gran forma!</p>
<p>“Sì, dài, non mi posso lamentare.”</p>
<p>“Sei sempre più bella” Sandra le fa l’occhiolino e aggiunge “anche se da donna impegnata questo  non potrei dirtelo”</p>
<p>Con  vago imbarazzo ripiegano insieme in una sorta di quadriglia l’ultimo lenzuolo pulito.</p>
<p>“Marghe, però ora, in compenso,  mi aiuti a stendere il mio di bucato, ok?” Sandra afferra la cesta di plastica con i panni umidi e si dirige verso il terrazzino.</p>
<p>Ed è passando in cucina che Margherita intravede, poggiato sulla sedia, il camice. Un piccolo strappo a  L sulla spalla, la macchia sul collo di ceretta rosa.</p>
<p>“E tu ti vedi con qualcuna?”</p>
<p>Margherita giocherella con la molletta.</p>
<p>“N-no.”</p>
<p>Sandra gliela ruba per stuzzicarle bonariamente la t-shirt all’altezza del capezzolo.</p>
<p>“Ogni tanto ti sogno ancora sai,  Marghe…” le sfiora l’avambraccio liscio.</p>
<p>Scopano sul pavimento della cucina. Sotto la bandiera strappata e macchiata del camice.</p>
<p>Listening to &#8220;Great DJ&#8221; The Ting Tings</p>
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		<title>secret in a bottle</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Apr 2008 16:20:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irrisolta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sposata. Avrebbe dovuto capirlo subito. Fin dalla sera dell’addio al nubilato. ========================= “E’ ufficiale: io, l’aspirante sposina, sono ubriaca!” “Carla, sei aspirante nel senso che glielo succhi?” Risata generale. “No, mia cara… anche perché non so fare pompini!” Tacchi e decolleté al galoppo sotto la tavolata. L’agriturismo vibra del tifo da stadio di una ventina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sposata. Avrebbe dovuto capirlo subito. Fin dalla sera dell’addio al nubilato.</p>
<p>=========================</p>
<p>“E’ ufficiale: io, l’aspirante sposina, sono ubriaca!”<br />
“Carla, sei aspirante nel senso che glielo succhi?”<br />
Risata generale.<br />
“No, mia cara… anche perché non so fare pompini!”<br />
Tacchi e decolleté  al galoppo sotto la tavolata. L’agriturismo vibra del tifo da stadio di una ventina di ragazze, tra gridolini e sberleffi. Sulla tovaglia sono sparsi biscotti con forma fallica, preservativi colorati, macchie di vino e cibo.</p>
<p>Nel caos della serata, tra un prosecco casereccio e un piatto di bigoli in salsa Raffaella si avvicina alla quasi-sposa.<br />
“Allora, cos’è questa storia dei bocchini?”</p>
<p>Carla, con lo sguardo appannato e un cazzetto disegnato sulla guancia le getta le braccia al collo singhiozzando e ridendo. E&#8217; ubriaca, come tre quarti delle presenti al festino.</p>
<p>“Raffa…” si  asciuga il moccio con l’orlo della maglietta in lurex “c’ho provato, ma mi fa schifo”<br />
“Fumiamoci sopra, usciamo un attimo” Carla è troppo sbronza per accorgersi che l’amica ha afferrato la bottiglia di prosecco semivuota.<br />
Una volta sotto al porticato è Raffaella che incalza.<br />
“Ma almeno in bocca a Nicolò gliel’hai preso?”</p>
<p>Carla si porta la mano davanti alla bocca ridacchia scuotendo  i riccioli castani in segno di diniego.<br />
Raffa ghigna e si accende la sigaretta : “Abbiamo un problema Huston”</p>
<p>Dalle labbra delle due ragazze si spande il fumo, c’è umidità in campagna, ma sedute sulla panca si scaldano, si fissano le scarpe, si prendono a braccetto, poggiano la testa al muro e soffiano verso l’alto i pensieri. L&#8217;ebbrezza le ha rese mistiche, il vino ha sciolto le inibizioni.</p>
<p>“Il suo cazzo-“<br />
“Raffa!”<br />
“Ok, il cazzo di un uomo – Carla sei proprio una bigotta, lasciatelo dire – devi immaginarlo come se fosse un concentrato di Nicolò.”<br />
Carla annuisce tirando un’altra boccata.<br />
“Un piccolo Nicolò, insomma. E’ tascabile e quindi puoi baciarlo e leccarlo come faresti quando limoni con Nicolò <em>grande</em>. Per questo è tutt’altro che schifoso, anzi è come baciare la sua parte più concentrata. Lo diciamo sempre che gli uomini sono dei cazzoni, no?”<br />
“Sì hai ragione” ridono. Ridono fuori anche l’alcool.<br />
“Ecco. Puoi iniziare con una sega incompleta, una <em>sega interrupta</em>, per così dire, poi avvicini la bocca ma lo torturi un po’ di piccoli baci, nel frattempo puoi  palpargli il culetto” Le mani di Raffaella, sempre reggendo la sigaretta, mimano le due semifere dei glutei. &#8220;Arruffagli il pelo dell&#8217;uccello con dei soffi, carezzagli le palle, che ne so&#8230;&#8221;<br />
“Sì, ma io a questo ci arrivo. E’ dopo che mi blocco!” Carla si dondola sulla panca, spazientita nella suo abito-parodia da sposa.<br />
Lanciano i mozziconi verso il ghiaino oltre il portico. Controllano che nessuno si affacci per reclamarle all&#8217;interno dove i brindisi continuano a gran voce.</p>
<p>“Allora, usa questo simulatore” la bottiglia posata ai piedi di Raffaella magicamente compare alla vista di Carla che l’afferra un po’ perplessa.<br />
“Chiudi gli occhi e metti il collo della bottiglia in bocca, poco, ok così va bene. La lingua si stende morbida attorno al cazzo, ci sei? Non irrigidirla, morbida, calda che avvolge il palo”<br />
Carla alza il pollice e le palpebre verso la maestra. Il cazzetto disegnato sulla guancia di Carla è sbavato e i brillantini del trucco le sono scesi sul mento. Una lolita carnevalesca sfatta, ma pur sempre sensuale.<br />
“Ora puoi gustarti Nicolò in miniatura e con la lingua sentirai le sue vene, la pelle tesa, il potere e la forza tutti concentrati lì. Brava… Sì&#8230; A lui piace quando glielo stringi alla base leggermente” Raffaella guida la mano di Carla e le chiude il  pollice e l’indice attorno al collo della bottiglia “E’ un massaggio, ecco, brava ora fagli dei succhiottini qui sul filetto di pelle, in punta“ Carla avvicina le labbra al cilindro di vetro e non vede  Raffaella che tuffa la mano libera sotto la gonnellina e si preme in mezzo alle gambe. Si sta masturbando, mentre insegna a masturbare. Il pensiero la infiamma ancora di più, tanto che ha un sussulto sulla panca e Carla la sorprende a leccarsi le dita che poco prima erano sotto il tessuto della gonna.</p>
<p>Raffaella le fa l&#8217;occhilino le posa l&#8217;indice umido e odoroso alle labbra per intimarle di star zitta. Sarà il loro segreto. Carla succhia il dito di Raffaella per suggellarlo.</p>
<p>&#8220;Il gioco <em>impara a fare pompini ché tra una settimana ti sposi</em>. Ti piace vero?&#8221; Raffaella divarica sempre di più le gambe per toccarsi meglio. Si rivolge ancora all&#8217;amica seduta di fianco a lei sulla panca, con la bottiglia tra le mani, vicino al viso.</p>
<p>“Lo senti che la saliva ti sta inondando la bocca ? Così è anche più facile fare su e giù…Ok, brava, riprendi e  ogni tanto staccati dal ciuccio e dagli una leccatina, ché a Nic piace”.</p>
<p>Le risa e i rumori della cucina si amplificano sotto il portico, ma persino il bastardino del proprietario dorme accoccolato vicino all’ingresso dell’agriturismo.</p>
<p>“Continua, Carla” Raffaella con la mano libera arruffa i ricci dell’amica che ha ricominciato l’esercizio arrotolando la lingua sul fallo di vetro smeraldo.<br />
Entrambe seppure ubriache e con gli occhi chiusi sono consapevoli del piacere dell’altra. Fradice fra le cosce. Bocca e bottiglia di prosecco da una parte, la propria voce e le dita dall’altra parte.<br />
“Nic si eccita se con la punta della lingua gli ripassi tutto attorno alla cappella, hai presente? Come quando lecchi il bordo del vasetto di yogurth…”<br />
Carla è stordita dall’alcol, china sulla bottiglia il cui vetro oramai si è intiepidito. Eccitata dalla voce di Raffaella che ora respira con affanno seduta accanto a lei.<br />
“A Nic pia-ce, sì, piace tantissimo, lui gode quando fai così…e&#8230; e&#8230; godo, godo anch’io”</p>
<p>=========================</p>
<p>Divorziata. Forse anche da prima che Nicolò la lasciasse con un biglietto che diceva soltanto “Pensavo di farcela, ti prego fai inviare la posta e le mie cose all’indirizzo di mia sorella Raffaella”</p>
<p>Listening to &#8220;Secret&#8221; Madonna</p>
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		<title>(d)istruzione amorosa</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Apr 2008 10:33:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irrisolta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La prima esperienza sessuale fu un umiliante apprendistato. “Sì così, no… dài, di più… ecco… no, più veloce, ahi!!! E muovi sta mano!” Si sporcò la t-shirt Phard nuova. Non riuscì mai a dirgli di farsi le seghe da solo, ché era sicuramente più bravo di lei. Continuò ad applicarsi per migliorare. Spinta da spirito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La prima esperienza sessuale fu un umiliante apprendistato.</p>
<p>“Sì così, no… dài, di più… ecco… no, più veloce, ahi!!! E muovi sta mano!”</p>
<p>Si sporcò la t-shirt Phard nuova. Non riuscì mai a dirgli di farsi le seghe da solo, ché era sicuramente più bravo di lei.</p>
<p>Continuò ad applicarsi per migliorare. Spinta da spirito speculativo.</p>
<p>Perse l’anno scolastico, ma guadagnò la reputazione di pompinara.</p>
<p>All’università fra finti alternativi si sentì finalmente vera.</p>
<p>Perse la verginità e guardò dentro se stessa.</p>
<p>Attraverso la vagina della sua professoressa.</p>
<p>Dedicated to F. (Ferrara 1995)</p>
<p>Listening to &#8220;Teach Me&#8221; Kyle  Riabko</p>
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		<title>perischerzo</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Apr 2008 15:46:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irrisolta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Olga sta quasi per richiamare l’attenzione di Tiziana e raggiungerla, ma decide improvvisamente di seguirla a distanza. Anzi, per confondere ulteriormente le cose la chiama al cellulare. Chissà la sua faccia quando mi vedrà qui, già a casa! “Stellina, ciao” “Ho appena parcheggiato sotto casa, tu a che punto sei?” “Sono ancora in ufficio” mente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Olga sta quasi per richiamare l’attenzione di Tiziana e raggiungerla, ma decide improvvisamente di seguirla a distanza.<br />
Anzi, per confondere ulteriormente le cose la chiama al cellulare.</p>
<p><em>Chissà la sua faccia quando mi vedrà qui, già a casa!</em></p>
<p>“Stellina, ciao”<br />
“Ho appena parcheggiato sotto casa, tu a che punto sei?”<br />
“Sono ancora in ufficio” mente Olga<br />
“Quindi ritarderai per la nostra cena…”<br />
Olga lancia  un’occhiata alla bottiglia di champagne nella busta di carta decorata.<br />
“Faccio il possibile, Titti. Sto aspettando una risposta da Girardelli, ti ricordi quel cliente…”</p>
<p>Vuole tenerla al telefono perché Tiziana ha improvvisato una goffa danza: una mano occupata con la sporta della spesa, l’altra con il laccetto del sandalo sul tallone, il sedere sporto in fuori, il tacco a mezz’aria puntato come un’arma e il cellulare stretto fra orecchio e spalla.</p>
<p>Tiziana cammina quasi zigzagando mentre Olga, a una cinquantina di metri, la segue a piedi intrattenendola al telefono,  accorciando le distanze.</p>
<p>“Ollie, sono quasi al portone di casa”</p>
<p><em>Lo vedo tesoro, lo vedo</em></p>
<p>“Quando parti dall’ufficio fammi uno squillo così mi regolo per i tagliolini”<br />
“A dopo, stellina, un bacio”</p>
<p>Pochi passi le dividono. Tiziana poggia il sacchetto della spesa a terra, davanti al portone di vetro. Rovista nella borsa alla ricerca delle chiavi ed è allora che Olga, seminascosta dietro un bosso del giardino condominiale  si accorge di un dettaglio.</p>
<p>Sotto il tessuto della gonna di Tiziana l’orlo dello slip sulla natica destra le è scivolato verso il centro, creando un effetto perizoma asimmetrico.</p>
<p>Le cuciture dello slip le solcano il fondoschiena come un segno di spunta a “V”, ma il gluteo di destra è praticamente nudo e la stoffa della gonna è a contatto con la pelle di Tiziana.</p>
<p>Olga  serra istintivamente le cosce cercando di contenere il calore che le esplode dal sesso. Tentenna quando si rende conto che Tiziana è in portineria e sta percorrendo il tratto di guida in moquette verso l&#8217;ascensore. Deve fare in fretta se la vuole cogliere di sorpresa.</p>
<p>Scatta la rincorsa, con l’interferenza della nonnina del quarto piano che Olga incrocia e saluta con un sorriso frettoloso.  La bottoniera dell’ascensore segnala la salita. Tre piani a piedi. Olga sente i capezzoli indurirsi mentre il seno le rimbalza ad ogni scalino.Agganciata al corrimano si proietta verso il pianerottolo successivo, la bocca aperta a inghiottire ossigeno, le narici espanse.</p>
<p>Con un suono metallico si apre la porta dell’ascensore, un fruscio di plastica, le chiavi tintinnano in mano a Tiziana. E&#8217; sulla soglia.</p>
<p>In un balzo Olga le è alle spalle per farle il solletico. Tiziana caccia un urlo. La sporta della spesa cade a terra con un tonfo. La mano destra le scatta al petto, istintivamente.</p>
<p>“Sei tu! Stronza!” Un respiro di sollievo.</p>
<p>Ridono, ma le pupille di Tiziana sono ancora dilatate dalla paura.</p>
<p>“Titti, scusami era solo uno scherzo, non ho resistito &#8211; aspetta ti aiuto”</p>
<p>Tiziana è accosciata a raccogliere parte della spesa, fuoriuscita dal sacchetto.</p>
<p><em>Riecco il segno dello slip</em></p>
<p>Olga avvampa  e fantastica dell’orlo elastico cucito a zig zag. Lo “vede” sormontare il gluteo per infilarsi di sghembo nell’insenatura del sedere a mezz’aria di Tiziana Lo immagina percorrere un arco che preme sulle grandi labbra, solleticandole la base del clitoride. Socchiude gli occhi e le pare di percepire l&#8217;odore di fibra umida.</p>
<p><em>Invisibile piccola tortura!</em></p>
<p>“Stellina, all’antipasto ci penso io”</p>
<p>Tiziana la guarda con aria  stupita e le posa un bacio  sulla bocca</p>
<p>“Scherzi? Ollie, tu sei negata-“</p>
<p>“Tieni addosso lo slip.”</p>
<p>Tiziana in automatico si passa le mani sul fondoschiena, accenna a sistemarsi la mutandina sotto la gonna.</p>
<p>“Lascialo com’è. Mangiamo a letto. Non sto scherzando”</p>
<p>Listening to &#8221; 1 2 3 4 &#8221; by Feist</p>
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