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	<title>Irrisolta &#187; cazzo</title>
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		<title>c-asso</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 11:13:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irrisolta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sei da una botta e via. Perché non ce la puoi fare con la doppietta. Quando si dice l&#8217;asso nel manico. Casso! :S Listening to &#8220;Fuck you&#8221; Lily Allen]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sei da una botta e via.</p>
<p>Perché non ce la puoi fare con la doppietta.</p>
<p>Quando si dice l&#8217;asso nel manico.</p>
<p>Casso! :S</p>
<p><img class="aligncenter" title="gay playing cards" src="http://www.intercol.co.uk/acatalog/2330.jpg" alt="" width="171" height="237" /></p>
<p>Listening to &#8220;Fuck you&#8221; Lily Allen</p>
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		<title>dislessia sessuale</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 16:53:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irrisolta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Soffro di un rarissimo disturbo. In alcuni momenti mi confondo, sono disorientata… E mi trovo eccitata  mentre ti faccio un pompino. Soltanto perché,  quando mi spingo tutto il  cazzo in gola, così da vicino - il tuo sembra il pube di una donna.   &#8220;Dignity&#8221; photo by Whatseansaw.com Listening to &#8220;Complicated&#8221; Robin Thicke]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Soffro di un rarissimo disturbo. In alcuni momenti mi confondo, sono disorientata…</p>
<p>E mi trovo eccitata  mentre ti faccio un pompino.</p>
<p>Soltanto perché,  quando mi spingo tutto il  cazzo in gola, così da vicino -</p>
<p>il tuo sembra il pube di una donna.</p>
<p> </p>
<p><img src="http://farm3.static.flickr.com/2326/1718043138_55a3f6229f.jpg?v=0" alt="dignity - whatseansaw.com" width="500" height="383" /></p>
<p>&#8220;Dignity&#8221; photo by Whatseansaw.com</p>
<p>Listening to &#8220;Complicated&#8221; Robin Thicke</p>
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		<title>secret in a bottle</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Apr 2008 16:20:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irrisolta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sposata. Avrebbe dovuto capirlo subito. Fin dalla sera dell’addio al nubilato. ========================= “E’ ufficiale: io, l’aspirante sposina, sono ubriaca!” “Carla, sei aspirante nel senso che glielo succhi?” Risata generale. “No, mia cara… anche perché non so fare pompini!” Tacchi e decolleté al galoppo sotto la tavolata. L’agriturismo vibra del tifo da stadio di una ventina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sposata. Avrebbe dovuto capirlo subito. Fin dalla sera dell’addio al nubilato.</p>
<p>=========================</p>
<p>“E’ ufficiale: io, l’aspirante sposina, sono ubriaca!”<br />
“Carla, sei aspirante nel senso che glielo succhi?”<br />
Risata generale.<br />
“No, mia cara… anche perché non so fare pompini!”<br />
Tacchi e decolleté  al galoppo sotto la tavolata. L’agriturismo vibra del tifo da stadio di una ventina di ragazze, tra gridolini e sberleffi. Sulla tovaglia sono sparsi biscotti con forma fallica, preservativi colorati, macchie di vino e cibo.</p>
<p>Nel caos della serata, tra un prosecco casereccio e un piatto di bigoli in salsa Raffaella si avvicina alla quasi-sposa.<br />
“Allora, cos’è questa storia dei bocchini?”</p>
<p>Carla, con lo sguardo appannato e un cazzetto disegnato sulla guancia le getta le braccia al collo singhiozzando e ridendo. E&#8217; ubriaca, come tre quarti delle presenti al festino.</p>
<p>“Raffa…” si  asciuga il moccio con l’orlo della maglietta in lurex “c’ho provato, ma mi fa schifo”<br />
“Fumiamoci sopra, usciamo un attimo” Carla è troppo sbronza per accorgersi che l’amica ha afferrato la bottiglia di prosecco semivuota.<br />
Una volta sotto al porticato è Raffaella che incalza.<br />
“Ma almeno in bocca a Nicolò gliel’hai preso?”</p>
<p>Carla si porta la mano davanti alla bocca ridacchia scuotendo  i riccioli castani in segno di diniego.<br />
Raffa ghigna e si accende la sigaretta : “Abbiamo un problema Huston”</p>
<p>Dalle labbra delle due ragazze si spande il fumo, c’è umidità in campagna, ma sedute sulla panca si scaldano, si fissano le scarpe, si prendono a braccetto, poggiano la testa al muro e soffiano verso l’alto i pensieri. L&#8217;ebbrezza le ha rese mistiche, il vino ha sciolto le inibizioni.</p>
<p>“Il suo cazzo-“<br />
“Raffa!”<br />
“Ok, il cazzo di un uomo – Carla sei proprio una bigotta, lasciatelo dire – devi immaginarlo come se fosse un concentrato di Nicolò.”<br />
Carla annuisce tirando un’altra boccata.<br />
“Un piccolo Nicolò, insomma. E’ tascabile e quindi puoi baciarlo e leccarlo come faresti quando limoni con Nicolò <em>grande</em>. Per questo è tutt’altro che schifoso, anzi è come baciare la sua parte più concentrata. Lo diciamo sempre che gli uomini sono dei cazzoni, no?”<br />
“Sì hai ragione” ridono. Ridono fuori anche l’alcool.<br />
“Ecco. Puoi iniziare con una sega incompleta, una <em>sega interrupta</em>, per così dire, poi avvicini la bocca ma lo torturi un po’ di piccoli baci, nel frattempo puoi  palpargli il culetto” Le mani di Raffaella, sempre reggendo la sigaretta, mimano le due semifere dei glutei. &#8220;Arruffagli il pelo dell&#8217;uccello con dei soffi, carezzagli le palle, che ne so&#8230;&#8221;<br />
“Sì, ma io a questo ci arrivo. E’ dopo che mi blocco!” Carla si dondola sulla panca, spazientita nella suo abito-parodia da sposa.<br />
Lanciano i mozziconi verso il ghiaino oltre il portico. Controllano che nessuno si affacci per reclamarle all&#8217;interno dove i brindisi continuano a gran voce.</p>
<p>“Allora, usa questo simulatore” la bottiglia posata ai piedi di Raffaella magicamente compare alla vista di Carla che l’afferra un po’ perplessa.<br />
“Chiudi gli occhi e metti il collo della bottiglia in bocca, poco, ok così va bene. La lingua si stende morbida attorno al cazzo, ci sei? Non irrigidirla, morbida, calda che avvolge il palo”<br />
Carla alza il pollice e le palpebre verso la maestra. Il cazzetto disegnato sulla guancia di Carla è sbavato e i brillantini del trucco le sono scesi sul mento. Una lolita carnevalesca sfatta, ma pur sempre sensuale.<br />
“Ora puoi gustarti Nicolò in miniatura e con la lingua sentirai le sue vene, la pelle tesa, il potere e la forza tutti concentrati lì. Brava… Sì&#8230; A lui piace quando glielo stringi alla base leggermente” Raffaella guida la mano di Carla e le chiude il  pollice e l’indice attorno al collo della bottiglia “E’ un massaggio, ecco, brava ora fagli dei succhiottini qui sul filetto di pelle, in punta“ Carla avvicina le labbra al cilindro di vetro e non vede  Raffaella che tuffa la mano libera sotto la gonnellina e si preme in mezzo alle gambe. Si sta masturbando, mentre insegna a masturbare. Il pensiero la infiamma ancora di più, tanto che ha un sussulto sulla panca e Carla la sorprende a leccarsi le dita che poco prima erano sotto il tessuto della gonna.</p>
<p>Raffaella le fa l&#8217;occhilino le posa l&#8217;indice umido e odoroso alle labbra per intimarle di star zitta. Sarà il loro segreto. Carla succhia il dito di Raffaella per suggellarlo.</p>
<p>&#8220;Il gioco <em>impara a fare pompini ché tra una settimana ti sposi</em>. Ti piace vero?&#8221; Raffaella divarica sempre di più le gambe per toccarsi meglio. Si rivolge ancora all&#8217;amica seduta di fianco a lei sulla panca, con la bottiglia tra le mani, vicino al viso.</p>
<p>“Lo senti che la saliva ti sta inondando la bocca ? Così è anche più facile fare su e giù…Ok, brava, riprendi e  ogni tanto staccati dal ciuccio e dagli una leccatina, ché a Nic piace”.</p>
<p>Le risa e i rumori della cucina si amplificano sotto il portico, ma persino il bastardino del proprietario dorme accoccolato vicino all’ingresso dell’agriturismo.</p>
<p>“Continua, Carla” Raffaella con la mano libera arruffa i ricci dell’amica che ha ricominciato l’esercizio arrotolando la lingua sul fallo di vetro smeraldo.<br />
Entrambe seppure ubriache e con gli occhi chiusi sono consapevoli del piacere dell’altra. Fradice fra le cosce. Bocca e bottiglia di prosecco da una parte, la propria voce e le dita dall’altra parte.<br />
“Nic si eccita se con la punta della lingua gli ripassi tutto attorno alla cappella, hai presente? Come quando lecchi il bordo del vasetto di yogurth…”<br />
Carla è stordita dall’alcol, china sulla bottiglia il cui vetro oramai si è intiepidito. Eccitata dalla voce di Raffaella che ora respira con affanno seduta accanto a lei.<br />
“A Nic pia-ce, sì, piace tantissimo, lui gode quando fai così…e&#8230; e&#8230; godo, godo anch’io”</p>
<p>=========================</p>
<p>Divorziata. Forse anche da prima che Nicolò la lasciasse con un biglietto che diceva soltanto “Pensavo di farcela, ti prego fai inviare la posta e le mie cose all’indirizzo di mia sorella Raffaella”</p>
<p><img src="http://farm2.static.flickr.com/1124/702928384_2b2f0f715e.jpg?v=0" alt="Photo by More/Zefa/Corbis" width="500" height="334" /></p>
<p>Listening to &#8220;Secret&#8221; Madonna</p>
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		<title>socmel</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Feb 2008 14:11:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irrisolta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Finalmente! Mi son fatto almeno quattro caffè in autostrada!” Mi hai cacciato la lingua in bocca. Sollevandomi per la vita come un pupazzo. Ho sentito le tue mani fredde attraverso la seta del pigiama, riesumato per l’occasione. Per te. Che non vedevi l’ora di togliermelo. Una volta nuda, a pecora, mi hai impastato le natiche. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Finalmente! Mi son fatto almeno quattro caffè in autostrada!”</p>
<p>Mi hai cacciato la lingua in bocca. Sollevandomi per la vita come un pupazzo. Ho sentito le tue mani fredde attraverso la seta del pigiama, riesumato per l’occasione. Per te. Che non vedevi l’ora di togliermelo.</p>
<p>Una volta nuda, a pecora, mi hai impastato le natiche. Mugolii golosi alle mie spalle.</p>
<p>Emiliano di nome e di fatto.</p>
<p>Godereccio, mi hai assaporata, indugiando a partire dal tortellino dell’ombelico fino alle due morbide lasagne del mio sesso.</p>
<p>Il tuo cazzo un bastone petroniano di buon manzo, da rosolare nella mia fornace.</p>
<p>Una scopata casereccia di quelle che ti lasciano un segno pastoso addosso, come il vino contadino sul bicchiere.</p>
<p>Ci siamo appisolati. Frammenti di sogno,in cui ho visto tua moglie, che non conosco, fresca sposa.</p>
<p>======================================</p>
<p>In cucina sono alle prese con la spesa.</p>
<p>Sms. E’ lui:  “Arrivato. Mi manchi già. Qui tutto ok. “</p>
<p>Rispondo dopo. Tanto ora sarà con sua moglie, il pranzo del sabato dai suoceri che, dopo sei mesi di matrimonio, già reclamano i nipotini.</p>
<p>Apro i pensili e li gonfio con biscotti, sughi, zucchero, the, olio…</p>
<p>Altro suo messaggino.</p>
<p>“Anzi forse no. Vi amo tutte e due”</p>
<p>Dov’eravamo rimasti? Ah, sì… olio, prosciutto crudo, pasta all’uovo&#8230;</p>
<p>Emiliane Barilla.</p>
<p>Emiliano barcolla.</p>
<p>Rispondo dopo. Anzi forse no. Non rispondo proprio.</p>
<p>Listening to &#8220;Settemila caffé&#8221; Alex Britti</p>
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		<title>know-how</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Feb 2008 14:16:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irrisolta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Katia si umetta la punta delle dita e sfoglia una rivista di gossip. La barista le serve lo spritz  e il tramezzino con aria di rimprovero: quella ragazzina, figlia di papà, dovrebbe essere a scuola a quest&#8217;ora. E lei non dovrebbe somministrare alcolici ai minorenni.Partita patta. Lo spritz costa più di un cappuccino e stamattina la periferia trevigiana sonnecchia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Tahoma">Katia si umetta la punta delle dita e sfoglia una rivista di gossip.<o:p></o:p></span><span style="font-family: Tahoma"> <o:p></o:p></span><span style="font-family: Tahoma">La barista le serve lo spritz<span>  </span>e il tramezzino con aria di rimprovero: quella ragazzina, figlia di papà, dovrebbe essere a scuola a quest&#8217;ora.</p>
<p></span><span style="font-family: Tahoma">E lei non dovrebbe somministrare alcolici ai minorenni.</span><span style="font-family: Tahoma">Partita patta. </span><span style="font-family: Tahoma">Lo spritz costa più di un cappuccino e stamattina la periferia trevigiana sonnecchia sotto un velo di nebbia.</p>
<p></span><span style="font-family: Tahoma">La ragazzina addenta il tramezzino lasciando l’impronta del gloss sul pan carré. Mastica con la bocca aperta, si intravede il piercing alla lingua. </span><span style="font-family: Tahoma"><o:p></o:p></span><span style="font-family: Tahoma">Il pollice digita furiosamente sulla tastiera del cellulare. Katia si sfila dal collo la pashmina intrisa di profumo dolciastro. Miscela chimica di vaniglia e rosa, è questo che la salva quando si spalanca la porta del bar.<o:p></o:p></span><span style="font-family: Tahoma"> </p>
<p></span><span style="font-family: Tahoma"><o:p></o:p></span><span style="font-family: Tahoma">“Nineta, cossa vuto ancora?”</p>
<p>La barista spazientita esce dal bancone, invitando<span>  </span>la<span>  </span>barbona puzzolente a lasciare il bar. </span><span style="font-family: Tahoma">Senza avvicinarsi troppo. Il disgusto della barista è evidente quanto il degrado del donnone malconcio.<o:p></o:p></span><span style="font-family: Tahoma"> <o:p></o:p></span><span style="font-family: Tahoma">Katia osserva la scena in un sorso di spritz. <o:p></o:p></span><span style="font-family: Tahoma"> </p>
<p></span><span style="font-family: Tahoma"><o:p></o:p></span><span style="font-family: Tahoma">“Va via, te go dito. Nineta, fa la brava, dèi…”<o:p></o:p></span><span style="font-family: Tahoma"> </p>
<p></span><span style="font-family: Tahoma"><o:p></o:p></span><span style="font-family: Tahoma">Nineta è goffa sotto strati di stracci. Zoppica avvolta nell’odore di urina e vino. Ha dignità per non chiedere la carità sul marciapiede ma si fa offrire il caffè o un’ombra de vin nei bar della zona. Ogni giorno.<br />
</span><span style="font-family: Tahoma">Molti bar tengono i bicchieri di plastica solo per la Nineta.<br />
Del resto non fa male a nessuno e si accontenta di un goccetto. <o:p></o:p></span><span style="font-family: Tahoma"> </p>
<p></span><span style="font-family: Tahoma"><o:p></o:p></span><span style="font-family: Tahoma">“Gheto butiro?” <o:p></o:p></span><span style="font-family: Tahoma"> </p>
<p><o:p></o:p></span><span style="font-family: Tahoma">La barista rimane interdetta. Il burro è una novità.</p>
<p></span><span style="font-family: Tahoma">“Dèi, va fòra che no go tempo uncuò”<o:p></o:p></span><span style="font-family: Tahoma"> </p>
<p></span><span style="font-family: Tahoma"><o:p></o:p></span><span style="font-family: Tahoma">“Me serve. Butiro. Un tochéto. Uno solo…”</p>
<p></span><span style="font-family: Tahoma">Katia posa la rivista nello zaino di scuola, mentre la Nineta in un solo respiro si giustifica con la barista:<o:p></o:p></span><span style="font-family: Tahoma"> </p>
<p><o:p></o:p></span><span style="font-family: Tahoma">“Alvise ai giardinetti me incantona e me ‘o mette nel cùeo ma a mi me brusa, osti!”</p>
<p></span><span style="font-family: Tahoma">======================</p>
<p></span><span style="font-family: Tahoma">“Katia –umph -<span>  </span>sei la migliore”<o:p></o:p></span><span style="font-family: Tahoma"> </p>
<p></span><span style="font-family: Tahoma"><o:p></o:p></span><span style="font-family: Tahoma">Lo sguardo truccato di Katia si alza oltre la frangetta per poi calarsi nuovamente sul cazzo di lui.<o:p></o:p></span><span style="font-family: Tahoma"> </p>
<p></span><span style="font-family: Tahoma"><o:p></o:p></span><span style="font-family: Tahoma">Lei gode.</p>
<p></span><span style="font-family: Tahoma"><br />
Gode nel vedere le sue dita affusolate fresche di french manicure posate sul pube di lui.<br />
Il glande lucido come una sfera di gomma sembra una ciliegia rosa punteggiata di brillantini. Katia adora quel gloss di Dior.</span><span style="font-family: Tahoma"> </span><span style="font-family: Tahoma">Glielo riprende in bocca, immaginando di vedersi in un film china su di lui. Si sente potente, sexy, bellissima.</span><span style="font-family: Tahoma"> </span><span style="font-family: Tahoma">Lui vorrebbe aumentare il ritmo e spingerglielo fino alle tonsille, ma si tiene, non è lì dove glielo vuole sbattere.</p>
<p>“Labbra meglio di Angelina Jolie” le aveva detto la commessa della profumeria.<br />
Katia fa passare il piercing sul frenulo, stringe la base e inizia a mungerlo, ritraendo la bocca un po’ dispettosa, per aizzarlo.</p>
<p></span><span style="font-family: Tahoma"> <o:p></o:p></span><span style="font-family: Tahoma">“Sto per venire” e nel dirglielo lui le strizza un capezzolo sotto il reggiseno in pizzo allungando l’altra mano verso l’inguine rasato.</p>
<p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-family: Tahoma">Con la mandibola indolenzita Katia si solleva per guardarlo, compiaciuta. Nel suo film mentale è una lolita che tiene in pugno e in bocca il piacere di un uomo adorante. </span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-family: Tahoma"></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-family: Tahoma">Gli si mette a cavalcioni seduta.</p>
<p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-family: Tahoma"></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-family: Tahoma"></span></p>
<p><span style="font-family: Tahoma">Lui fa scorrere la mano sulla schiena le accarezza il sedere e poi scartato il tessuto del perizoma le infila il medio su per la figa, bussando con il pollice al buco del culo.<o:p></o:p></span><span style="font-family: Tahoma"> </p>
<p></span><span style="font-family: Tahoma"><o:p></o:p></span><span style="font-family: Tahoma">“’More, non resisto…” le ansima tra i seni “Però, ho finito i goldoni” <o:p></o:p></span><span style="font-family: Tahoma"> </p>
<p></span><span style="font-family: Tahoma"><o:p></o:p></span><span style="font-family: Tahoma">“Burro ce l’hai?”<o:p></o:p></span></p>
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		<title>office 69</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Nov 2007 14:05:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irrisolta</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono arrivati in sede che saranno state le cinque. Lei è la segretaria del capo. Salvatore mi ha detto che quando lei chiama devo rispondere subito. Quando ho visto sul cellulare dell’operatore in servizio che era lei ho risposto al secondo squillo e stoppato il dvd.<br />
Lei non era sola, no. Sono arrivati credo in moto perché avevano i caschi i giubbotti. Lui un tipo magro, alto. Pulito. Lei, beh, sempre allegra anche se stavolta sembrava proprio contenta. Ci credo: loro in moto a godersi la domenica io qui in guardiola a controllare cinque piani di uffici!<br />
Lei mi ha detto che aveva dimenticato su in ufficio il carichino del telefonino aziendale e che poi si facevano anche una pisciata. Cioè non me l’ha detto così, ma insomma, alla fine li ho visti salire con l’ascensore tutti imbacuccati. Salvatore mi dice sempre che lei ha la priorità perché è la segretaria del capo. Peccato che lei fosse tutta coperta. Di solito si mette certe maglie che mostrano le tette e quando sorride è come se ti sorridono in tre.</p>
<p>Convincere il piantone della security è stato relativamente facile. La scusa è stata banale e premendomi contro il corpo di Gherardo, poggiato alla parete dell’ ascensore,  replico la mia interpretazione scimmiottandomi da sola. Gli tasto l’inguine avvolto nel jeans freddo, con le mani ancora intorpidite dopo il giretto in moto. Mi mordo il labbro inferiore e faccio sporgere il mento per invitarlo a baciarmi, arrapata. “Uhmmmm,” poi cantileno guardandolo dal basso “Sai, mi dispiace ma ho lasciato su nel mio ufficio il carica batterie del cellulare aziendale e alllllooooora…”  Ci infiliamo le lingue in bocca, ce le succhiamo finché con un lieve sobbalzo arriviamo al quarto piano.<br />
Indico a Gary i servizi “Sì, sì, vai pure nel bagno presidenziale, tanto non c’è nessuno”. Inizio a togliermi giubbotto in pelle, paraschiena. Fuori dalla finestra i tetti di Milano sud e le gru di due cantieri si immergono nel tramonto.</p>
<p>Persino il bagno presidenziale! Asciugamani in spugna, doccia, tappetino. Potrò dire di aver pisciato in un bagno presidenziale! Certo lei è un po’ matta. Venire qui di domenica,  e poi? Se quello sfigato della security fa il giro e sale su al quarto? Quando l’ho vista la prima volta non avrei mai pensato di ritrovarmi qui, nel suo ufficio. Ne ho avute di più gnocche, sì. E lei non è perfetta ma mi piace così. E’ tutto il pomeriggio che ho una gran voglia di farmela. Pazzesco. Come fossi affamato. Fame fame fameeee. Fame di vita. Ora vado di là e giuro me la mangio in questi uffici presidenziali alla faccia del presidente e del suo accappatoio di spugna. Stasera l’unico capo sono io, anzi no… è lei.</p>
<p>Eccolo. Madonna com’è bello, prima ho rischiato di lasciare una chiazza umida sulla sella da quanto sono eccitata. Gli sorrido, consapevole della marachella che sto per proporgli. Gli mostro l’ufficio. Stretto e lungo, in mezzo a  due stanze  più ampie. Sul lato sinistro scrivania in vetro e metallo con monitor a cristalli liquidi, tastiera wireless,  stampante e fax. Lo faccio sedere sulla poltrona girevole e mi accoccolo sulle sue ginocchia. Alle sue spalle il riquadro del cielo sta imbrunendo.<br />
Ci alziamo faccia a faccia ci caliamo i jeans. Ridicoli più che sexy, ma fa parte del gioco.</p>
<p>Dài andiamo di là nell’ufficio del tuo capo! Ok, non vuole, ah io non mi lamento. No, no. Non mi lamento di questo culotto che va su e giù.</p>
<p>Le mani appoggiate sulle cosce le scarpe da ginnastica che spuntano sotto il jeans arrotolato alle caviglie, gli rivolgo le spalle. O meglio il culo. Lo intravedo vedo la sua silhouette riflessa nella porta a vetri. Non abbiamo acceso la luce e ora nella semioscurità di questo piccolo acquario in cui ronzano solo fax e pc ci diamo dentro di gusto. Di vero gusto perché mi piace. Le gambe mi tremano per il continuo sollevarmi e abbassarmi su di lui, che sta seduto sulla poltroncina ergonomica. Mi reggo al bracciolo con una mano e con l’altra cerco di aggrapparmi al piano di vetro  come fosse un lenzuolo e andiamo avanti . Sono al trotto su di lui.  Tra le gambe ho magma pulsante. Con ogni sferzata guida i miei fianchi su e giù. Ancora e ancora. Glielo intravedo, accucciandomi leggermente in avanti: teso, lucido, poderoso.</p>
<p> Da quant’è che son su? Mezz’ora? Naaa di più. Fa conto che non ero nemmeno a metà del film. Usciti non sono usciti, il giro scale nord è allarmato. Aspé-Pausa paglia. Vado fuori. Minchia che freddo! Boh non c’è nemmeno la luce del suo ufficio accesa… Senti io non discuto. Salvatore dice che lei ha la priorità quindi…</p>
<p>Alzo il viso e cerco di guardarlo mentre è ancora seduto e ansimante con la testa rovesciata indietro. Ma l’unica luce è quella del lampione fuori e c’è solo la sua sagoma scura e l’odore del suo seme e dei nostri ormoni.  Mi sollevo in piedi appoggiandomi sui braccioli della poltroncina. Poi mi accuccio di nuovo e riacciuffo jeans e perizoma, sculettando li  tiro su.  Ridacchio, provo a baciarlo sulla bocca ma sbaglio mira e ne viene fuori un mezzo ciucciotto sul naso.</p>
<p>“Dottoressa Irrisolta, devo dirglielo: complimenti per l’ufficio, ho potuto con piacere constatare l’impegno profuso volto al vicendevole successo e gratificazione!”</p>
<p>Un’ora e mezza, quasi due, per pisciare e prendere un carichino? Lei aveva le guance rosse ma sono scesi con l’ascensore, non a piedi.Almeno se ne sono andati. Così poi mi guardo in pace il pornazzo che mi ha passato Salvo ché l’avevo aiutato a montare le videocamere al quarto piano.</p>
<p>Listening to “La voglia, la pazzia, l’incoscienza, l’allegria” Ornella Vanoni</p>
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		<title>senza alibi</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Nov 2007 11:10:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irrisolta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il mio alibi era la stanchezza. I bagordi della sera prima avevano minato un po’ tutto il gruppo e durante i lavori della riunione distrettuale, arrivati a metà ordine del giorno, c’era stato il fuggi fuggi verso la lobby e le camere dell’hotel. “Sono devastata” La cartellina con il logo del Rotaract  vola sulla consolle, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mio alibi era la stanchezza. I bagordi della sera prima avevano minato un po’ tutto il gruppo e durante i lavori della riunione distrettuale, arrivati a metà ordine del giorno, c’era stato il fuggi fuggi verso la lobby e le camere dell’hotel.</p>
<p>“Sono devastata”<br />
La cartellina con il logo del Rotaract  vola sulla consolle, rimbalzando contro il televisore che muto passa un documentario sui pinguini.<br />
“Anch’io sono a pezzi.  Quei cuba libre ieri mi hanno ucciso”<br />
“Grazie per l’ospitalità in camera, Sam” Mi sfilo le scarpe e abbasso pantalone e collant insieme riacciuffandoli attorno le caviglie. “Due ore di sonno, una rinfrescata veloce e mi riprendo per la cena”<br />
“Scherzi, non c’è problema, Sonia ha paccato all’ultimo momento. Mi cama es tu cama!”<br />
Resto in tanga e camicia.<br />
“Ahhhperò… Complimenti per la mise sexy, Segretaria Distrettuale incoming!” Samuele si fa scorrere la cintura attraverso i passanti. L’intimità è fraterna con lui.<br />
Quasi mi strozzo nel tentativo di togliermi la camicia senza sbottonarla.<br />
“Aspé, bimba impaziente, guarda cosa mi tocca”<br />
A braccia alzate con il viso coperto dal cotone e un bottone che mi graffia il naso barcollo, sulla moquette morbida, oltre il letto, verso di lui. “Devo aiutarti anche a svestirti!”</p>
<p>Lo intravedo nella trama di garza, che cerca di srotolarmi le maniche sollevando con una carezza il tessuto dalle ascelle, lungo le braccia, oltre lo spigolo dei gomiti.<br />
I suoi polpastrelli stringono, respiro a bocca aperta con il fiato catturato tra la fibra. Respiro in affanno e ridacchio, chiedendo aiuto. “Sciocchina che sei”</p>
<p>Finché le sue labbra non premono sul velo di tessuto, ansimando umide e calde.</p>
<p>Sam, l’amico di tutti, il giullare che intrattiene con imitazioni e sketch l’intero club durante le noiose riunioni. Sam, il giocatore di rugby, tarchiato e fidanzato da una vita con Sonia, la secchiona del quartiere.<br />
Sam mi sta baciando. Lui, da sempre corazzato di simpatia e ilarità, innocuo fratello maggiore a cui fare riferimento, ha un’erezione che spinge a mo’ di tentacolo verso di me.<br />
Io cieca e muta intrappolata nel burka di una camicetta, lui con il suo cazzo prigioniero della microfibra. Preme contro la mia pancia, come una scimitarra.<br />
Mi fa oscillare, rotoliamo sul letto.</p>
<p>“Umph, che cazz- Sam, argh” riesco solo a mugugnare sollevando il mento per divincolarmi.</p>
<p>La testa ora è libera. Me lo ritrovo con i suoi occhi grandi che mi scruta, per capire la portata del suo gesto. Decido di baciarlo senza la protezione della camicia, masticando qualche mio capello di tanto in tanto. Respirando la sua barba in crescita. E’ dolce Sam. Un orsacchiottone. Il buono per definizione.</p>
<p>Gli voglio un bene dell’anima. Anche se lo vedo solo durante le attività di club un paio di volte al mese.<br />
Gli sto facendo del male?<br />
Dall’avidità con cui cerca la mia lingua non sembra. Contorcendosi riesce nell’intento di sfilarsi i jeans usando una sola mano. L’altra armeggia sui ganci del mio reggiseno.</p>
<p>Non guardo, non lo voglio vedere perché questo non è il Sam che tutti conoscono.</p>
<p>E’ un torellino quasi sexy, che sbuffa, palpeggia, mi spoglia, mi guida tra le lenzuola e mi trapunta la vulva di piccoli baci.<br />
Ho i polsi ancora bloccati nel drappo di camicia.<br />
Indolente, non faccio nulla per fermare la sua lingua, impedire che i denti mi ricamino il clitoride lucido e teso, accelerando il mio respiro.<br />
Sam, cosa penserebbe Sonia se ti vedesse ora?<br />
Io è come se non ci fossi.<br />
Lui si tira su con il busto riportandosi alla mia altezza, si tiene l’uccello in mano che mi schiaffeggia le cosce.<br />
Mi libero le braccia, la gogna di cotone vola giù dal letto.<br />
Nessun alibi.<br />
Intreccia le dita tra le mie e guida la mano verso il suo cazzo. Faccio resistenza, forse non troppo convinta.</p>
<p>”N-no…”</p>
<p>Toccarlo sarebbe far svanire l’immagine del mio Sam per sempre.</p>
<p>Stesi, affiancati, ci masturbiamo in parallelo.<br />
Lui in posizione fetale con il fiato sul mio collo, io supina e inchiodata con le dita tra le grandi labbra.<br />
Spero abbia compreso.<br />
Tengo gli occhi serrati per non vederci in questa situazione.<br />
Pelvi che sussultano sul materasso a ritmi alternati.<br />
Hai pensato alla tua Sonia mentre te lo sgrullavi godereccio?<br />
Io era come se non ci fossi. Forse lui l’ha capito.<br />
Si mette a sedere sul letto, si passa il palmo della mano su occhi e fronte, oscillando la testa piano.<br />
Riesco ad aprire gli occhi. Si incammina nudo verso il bagno.<br />
E’ il mio Sam, l’amico di sempre.</p>
<p>“Irry, tu sei in grado di far venire un uomo senza nemmeno toccargli l’uccello” e mi punta il dito in segno di scherno.<br />
“Sono stanca, stravolta. Scusami” farfuglio e mi raggomitolo tra le lenzuola.  Io è come se non ci fossi.</p>
<p>Gli effetti del recente orgasmo non reggono, come il mio alibi.</p>
<p><img src="http://www.irrisolta.it/images/senza_alibi_small.jpg" height="235" width="300" /></p>
<p>Listening to &#8220;Perdere Te&#8221; Otto Ohm</p>
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