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	<title>Irrisolta &#187; reloaded</title>
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		<title>reloaded XI</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jul 2007 14:02:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irrisolta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Grafite e Graffi. Fare la punta ad una matita &#232; come affilarsi il cuore per cercare di &#34;farsene una ragione&#34;, dopo venti giorni di sofferenze. Anima appuntita come uno spillo di grafite, pensieri che cadono&#160;in riccioli di legno&#160;nel cestino. Orgoglio e rabbia&#160;diventano ghiera di flessibile metallo. Peccato non avere una gomma nel cervello per cancellare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="2">
<p>Grafite e Graffi.</p>
<p> Fare la punta ad una matita &egrave; come affilarsi il cuore per cercare di &quot;farsene una ragione&quot;, dopo venti giorni di sofferenze.</p>
<p>Anima appuntita come uno spillo di grafite, pensieri che cadono&nbsp;in riccioli di legno&nbsp;nel cestino.</p>
<p>Orgoglio e rabbia&nbsp;diventano ghiera di flessibile metallo.</p>
<p>Peccato non avere una gomma nel cervello per cancellare il dolore.</p>
<p></font></p>
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		<title>reloaded X</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jun 2007 17:03:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irrisolta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sogni nel pallone E&#8217; sul ciglio della strada, avr&#224; s&#236; e no sei anni. Si sbraccia con una mano per catturare la mia attenzione mentre avanzo in auto. Tiene ben teso un pollice alzato e sfodera un sorriso che, avvicinandomi, mi accorgo &#232; un po&#8217; sdentato. &#160;Fa l&#8217;autostop. Sporgo il capo verso il parabrezza quasi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sogni nel pallone E&rsquo; sul ciglio della strada, avr&agrave; s&igrave; e no sei anni. Si sbraccia con una mano per catturare la mia attenzione mentre avanzo in auto. Tiene ben teso un pollice alzato e sfodera un sorriso che, avvicinandomi, mi accorgo &egrave; un po&rsquo; sdentato.</p>
<p>&nbsp;<br />Fa l&rsquo;autostop. Sporgo il capo verso il parabrezza quasi a volerci veder meglio. Eh s&igrave;&hellip;fa proprio l&rsquo;autostop! </p>
<p>&nbsp;<br />Ha un pallone sottobraccio e uno zainetto enorme sulle spalle. Per un attimo immagino di sostare, aprirgli lo sportello e chiedergli:</p>
<p>&ldquo;Dove vai di bello?&rdquo;</p>
<p>&ldquo;Vado nel mondo dei grandi!&rdquo;</p>
<p>&ldquo;Salta su!&rdquo;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una volta sistemato in auto dopo sorrisi e convenevoli gli avrei domandato che mestiere avrebbe voluto fare da grande:</p>
<p>&ldquo;Il calciatore!&rdquo;</p>
<p>&ldquo;Ah, interessante&hellip;lavoro dinamico, di successo, fama e anche sacrifici! Ti porto al lavoro con me oggi, cos&igrave; vedi un po&rsquo; di adulti come se la passano negli uffici&rdquo;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ci saremmo fatti un tour aziendale. Io e lui. Mano nella mano. Mi avrebbe fatto un sacco di domande perch&eacute; lui &egrave; un bimbo curioso, vuole girare il mondo, prenderlo a calci leggeri come fa con il suo pallone che non abbandona mai.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Avremmo visto insieme tante facce di impiegati, giovani e maturi, seri e sfaccendati. <br />Gli avrei raccontato la storia dei fondatori dell&rsquo;azienda come una leggenda di cavalieri coraggiosi, che vivono in lussuose ville da sogno. Cos&igrave; forse sarei riuscita a tenerlo lontano dalle scrivanie presidiate da vocianti dirigenti sempre incazzati e dalle impiegate che fanno comunella fuori dagli uffici e fumano di continuo. <br />Gli avrei spiegato a cosa serve il fax, il pc, il telefono della segretaria&hellip;per distrarlo dalle lagne, dalle voci di corridoio, da parole pesanti come &ldquo;mobilit&agrave;&rdquo;, &ldquo;crisi&rdquo;, &ldquo;disoccupazione&rdquo;, &ldquo;ristrutturazione aziendale&rdquo;, &ldquo;contratti a termine&rdquo;, &ldquo;tasse&rdquo;, &ldquo;inflazione&rdquo;&hellip;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nessuno ci avrebbe notati perch&eacute; io gli avrei insegnato ad osservare senza dare nell&rsquo;occhio. Poi l&rsquo;avrei portato in mensa, sollevandolo per dargli modo di afferrare con le proprie manine i piatti e riporli poi sul vassoio. <br />Gli avrei spiegato che non c&rsquo;&egrave; il dolce ma solo frutta e yogurt perch&eacute; dobbiamo rimanere in forma e mangiar sano, e poi lui deve diventare un calciatore, non un pingue capoufficio. <br />Gli strizzerei l&rsquo;occhio, sapendo di mentire. Non c&rsquo;&egrave; il dolce perch&eacute; costerebbe troppo ai dipendenti.</p>
<p>&nbsp;<br />Vorrei che lasciasse per un attimo il pallone, ma non lo perde mai di vista. Ogni tanto noterei che un po&rsquo; si annoia e magari gli piacerebbe fare qualche palleggio fuori tra i giardinetti della sede centrale. </p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vorrei che a fine giornata mi dicesse in tono risoluto e maturo: &ldquo;Ho cambiato idea, da grande far&ograve; l&rsquo;imprenditore e avr&ograve; una fabbrica tutta mia, ma pi&ugrave; bella di questa!&rdquo;. </p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Invece so gi&agrave; che mi direbbe &ldquo;Qui c&rsquo;&egrave; gente triste, andiamocene via, ho gli allenamenti nel pomeriggio!&rdquo; </p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cos&igrave;, la presa delle sue piccole mani sul pallone non si allenterebbe e i polpastrelli si espanderebbero come ventose sul cuoio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fintanto che arriva uno schiaffo. </p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Improvviso, di sorpresa, quasi da dietro le spalle del bambino. Uno di quelli che intontisce.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mi sento le cinque dita di sua madre sulla faccia e mi ritrovo nuovamente catapultata nella mia auto. </p>
<p>Come una cometa ubriaca il pallone mi attraversa la strada, lo scarto con le quattro ruote, non so nemmeno io come. <br />Con la coda dell&rsquo;occhio dallo specchietto retrovisore scorgo il piccolo che non ha pi&ugrave; il pollice in su e si copre ora il visino tra le mani. La bocca sdentata &egrave; spalancata nel pianto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Altro che gite aziendali e viaggi educativi nel mondo dei grandi. Alla realt&agrave; basta un ceffone ben assestato per convincerti che diventare calciatore &egrave; un&rsquo;utopia remota.</p>
<p> I nostri sogni intanto rimbalzano dall&rsquo;altra parte della strada.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img hspace="2" vspace="2" alt="" src="http://farm1.static.flickr.com/50/152155935_d6f8f74133_m.jpg" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Listening to &quot;Childhood Dream&quot; Nelly Furtado</p>
<p><a href="http://farm1.static.flickr.com/50/152155935_d6f8f74133_m.jpg"></a></p>
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		<title>reloaded IX</title>
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		<pubDate>Thu, 31 May 2007 09:58:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irrisolta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una tarda mattinata a casa da sola, a far pulizie e vado in tilt emozionale. Penso: sono due anni che abito a Milano. Inizio a far bilanci, ricordare a scrollare la polvere dai ricordi, riprendo in mano foto, scartoffie e oggetti accumulati in questi anni. Robaccia venerata come reliquia e diamanti trattati come perline di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="entry">
<p><font size="2">Una tarda mattinata a casa da sola, a far pulizie e vado in tilt emozionale. </p>
<p>Penso: sono due anni che abito a Milano. Inizio a far bilanci, ricordare a scrollare la polvere dai ricordi, riprendo in mano foto, scartoffie e oggetti accumulati in questi anni.</p>
<p>Robaccia venerata come reliquia e diamanti trattati come perline di vetro.<br /></font><font size="2">Soggiorno, cucina, camera da letto, giro tutto il loft come Hansel e Gretel racimolando il passato, pi&ugrave; o meno recente, ma sempre ridotto in briciole.</p>
<p>Alla fine mi ipnotizzo girando la spugna su un piatto che, per fortuna, non riflette la mia immagine. <br />Per un po&rsquo; sono imbambolata&hellip;e mi sveglio sfregando la pentola.</p>
<p>Sento il groviglio metallico della paglietta graffiarmi il cuore. </p>
<p>Fa male.</p>
<p>Fa male pensare che la mia famiglia sta su un comodino. Sono pi&ugrave; i morti che i vivi nelle foto.</p>
<p>La paglietta strofina, rumore ghiaioso e odore di ferro umido. Schiuma sporca e acqua torbida.</p>
<p>Sono Pandora al contrario: verso nella mia pentola incrostata lacrime di disperazione.</p>
<p></font>Listening to &quot;Blasphemous rumors&quot; Depeche Mode</p>
<p><img hspace="2" vspace="2" alt="" src="http://farm1.static.flickr.com/120/255871544_0b0fce9979.jpg?v=0" /></p>
</div>
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		<title>reloaded VIII</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2007 08:57:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irrisolta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Trieste. Quando dico che i miei genitori erano triestini tutti esclamano:&#8221;Oh, che bella citt&#224;!&#8221;. Sar&#224; che io l&#236; ci andavo solo per visitare nonna e zii, sar&#224; che non l&#8217;ho mai vissuta con gente della mia et&#224;, ma io ne ho un ricordo di decadenza, di indolenza. Sono pensieri qualsiasi: una vecchia in collo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="FONT-SIZE: 11pt; COLOR: black; FONT-FAMILY: Georgia; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'"><font size="2"><font face="Trebuchet MS">Trieste. Quando dico che i miei genitori erano triestini tutti esclamano:&rdquo;Oh, che bella citt&agrave;!&rdquo;.</p>
<p>Sar&agrave; che io l&igrave; ci andavo solo per visitare nonna e zii, sar&agrave; che non l&rsquo;ho mai vissuta con gente della mia et&agrave;, ma io ne ho un ricordo di decadenza, di indolenza. <br />Sono pensieri qualsiasi: una vecchia in collo di volpe che puzza di naftlina<span style="mso-spacerun: yes"> </span>e dondola, zoppicando mentre risale la via.<span style="mso-spacerun: yes"> <br /></span>E&rsquo; l&rsquo;odore rancido del mercato coperto, sono i marciapiedi disseminati di escrementi e cartacce, i caff&egrave; storici tutti fumosi dove le <em>babe </em>si lamentano della pensione e sfoggiano orgogliose la nipotina &ldquo;<em>cuss&igrave; c&ograve;ccola</em>&ldquo;. </p>
<p>Pi&ugrave; di piazza Unit&agrave; pu&ograve; il profumo del prosciutto cotto tagliato in spesse fette, pi&ugrave; del tram per Opicina pu&ograve; l&rsquo;insegna anni &rsquo;50 dei &ldquo;Magazzini del Lavoratore&rdquo; e &ldquo;Godina&rdquo;. </p>
<p>E&rsquo; un amore malato quello mio per Trieste. Sento che le mie radici sono l&igrave; e allo stesso tempo le rinnego per il dolore che si portano appresso. Un&rsquo;eredit&agrave; difficile da gestire. </p>
<p>E&rsquo; il dito di mio zio, avvolto nel fazzoletto inumidito di saliva, che mi pulisce il gelato incrostato attorno alla bocca. E&rsquo; il bacio di mia nonna che mi schiocca nell&rsquo;orecchio, assordandomi. E per un momento non sento pi&ugrave; le onde, che si infrangono sulla riva di cemento di Barcola.</font></font></span></p>
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		<title>reloaded VI</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2007 07:56:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irrisolta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho sentito le loro voci alzarsi in un &#34;Bravo!&#34;, poco dopo delle risate ed il rumore riconoscibilissimo delle bocce di metallo che si toccano. Un breve applauso. Ho girato il capo, mentre stavo per risalire in auto al parcheggio e li ho visti oltre la rete, in un angolo di quiete quasi perfetta. Incuranti del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="2">
<p>Ho sentito le loro voci alzarsi in un &quot;Bravo!&quot;, poco dopo delle risate ed il rumore riconoscibilissimo delle bocce di metallo che si toccano. <br />Un breve applauso. <br />Ho girato il capo, mentre stavo per risalire in auto al parcheggio e li ho visti oltre la rete, in un angolo di quiete quasi perfetta. Incuranti del parcheggio del vicino ospedale coi suoi rumori, le sirene, il viavai, la frenesia di una piccola cittadina operosa del nordest. <br />Uomini e anche qualche donna, tutti anziani in giardino a godersi il nuovo campo da bocce, all&rsquo;ombra delle betulle trapiantate l&igrave;, due anni fa.</p>
<p>La casa di riposo nella mia citt&agrave; &egrave; una bella struttura. Moderna ma non tetra, complessa ma armoniosa nelle linee. L&rsquo;ingresso &egrave; un grande salone tutto a vetrate, le stanze sono ospitate in moduli speculari, affacciati a piccoli giardini interni.</p>
<p>Era quasi divertente girarci con mio padre, perdermi tra gli ampi corridoi e rubare qualche sguardo alle camere dei degenti. Per lui spesso era solo un tour stancante e noioso, per invece me era un diversivo, un esercizio mentale, un conforto. Spingevo la sedia a rotelle e intanto gli parlavo, come una specie di guida turistica in un viaggio nella memoria di cento anime perse, malate, inferme. Il fatto di spingere la carrozzina mi aiutava, in alcuni momenti, a non mostrargli il mio volto disperato, spaurito o solamente colmo di tristezza per la sorte che gli era toccata dal giorno dell&rsquo;ictus. <br />Parlavo e parlavo, forse anche per me stessa. Una nenia che stimolasse i suoi sensi intorpiditi dai farmaci e un mantra che allontanasse dalla mia mente i presagi di un futuro cupo.</p>
<p>Se il tempo lo permetteva una piccola sosta fuori dagli edifici ce la concedevamo, magari a contemplare la mia moto parcheggiata sul vialetto nonostante il divieto degli operatori sanitari. Volevo lui la vedesse, so che gli piaceva e poi gliene parlavo cos&igrave; tanto di ritorno dalle mie gite su due ruote.</p>
<p>Al sabato mattina nell&rsquo;ampio salone ci si ritrovava un po&rsquo; tutti: ospiti, assistenti e parenti. <br />Arrivava un signore in tenuta da ciclista su una vecchia bici scassata, lo spartito in uno zainetto da alpino e tante canzoni nel cuore, pronte ad invadere la sala assieme alle note di un pianoforte.</p>
<p>Fuori sotto i teloni c&rsquo;erano ancora i mattoni, la sabbia, la calce, i pannelli. Servivano a costruire un campo da bocce con la tettoia a volta in plexiglas.</p>
<p>Mentre gli obiettori e i volontari si occupavano della costruzione fuori in giardino, nel salone le voci tremolanti e rauche degli anziani si univano in cori: filastrocche, canzoni dialettali e brani di lirica. Se gli avventori di questo improvvisato piano bar stonavano o non sapevano le parole non importava. Si sorrideva e si procedeva con pi&ugrave; foga di prima. Come a dire &quot;chi si ferma &egrave; perduto&quot;, nonostante il tempo fosse quasi volto al termine per la maggioranza dei presenti.</p>
<p>I lavori all&rsquo;esterno erano accompagnati da una colonna sonora impolverata dai decenni. Trenta vecchietti, un pianoforte, qualche poltrona, le sedie, le badanti filippine, i parenti annoiati, la musica di vecchi Sanremo ravvivavano questa grande sala a vetri. Un grottesco acquario musicale, intriso di naftalina e odore di mensa ospedaliera.</p>
<p>&quot;Guarda Papy, tra un po&rsquo; avrete anche le bocce, chiss&agrave; che bello e quanto vi divertirete questa primavera!</p>
<p>Quella volta non mi rispose era da qualche altra parte&hellip; Invece si schiar&igrave; la voce e si aggreg&ograve; al canto: &quot;La mula de Parenzo&hellip;&quot;. <br />La cant&ograve; tutta, lui che non si ricordava nemmeno pi&ugrave; quanti anni avesse. Lui che mi faceva le avances pensando fossi un&rsquo;infermiera: &quot;Signorina, lo sa che ha degli occhi bellissimi? Devo chiedere al primario il permesso di portarla fuori a cena una sera di queste?&quot;.<br />Chiss&agrave; se la sua malattia gli aveva lasciato la memoria della giovane donna di Parenzo che aveva sposato negli anni &lsquo;60 e gli aveva dato due figlie, per poi lasciarci tutti e tre orfani nel 1991.</p>
<p>Credo di no, altrimenti avrebbe pianto in silenzio come facevo io, fingendo di guardare il campo da bocce in costruzione, con le mani a coppa sul vetro del salone e le punte delle scarpe bagnate di lacrime.</p>
<p></font></p>
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		<title>reloaded IV</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2007 10:06:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irrisolta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ricetta dell&#8217; (in)felicit&#224; Ingredienti: 1 giornata&#160;non lavorativa&#160;di sole, 1 bicicletta (meglio se la stessa di quando andavate al liceo)1 spruzzata d&#8217;esperienza della vostra estetista prediletta, 3 dozzine di impulsi di luce allo xenon, 6 cucchiai di cera depilatoria al titanio con strisce di carta tessuto, 3 pizzichi di&#160;bruciore post epilazione1 bella manciata di pazienza dell&#8217;apprendista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricetta dell&#8217; (in)felicit&agrave;</p>
<p><font size="2">Ingredienti: </p>
<p></font><font size="2">1 giornata&nbsp;non lavorativa&nbsp;di sole, <br />1 bicicletta (meglio se la stessa di quando andavate al liceo)<br />1 spruzzata d&rsquo;esperienza della vostra estetista prediletta, <br />3 dozzine di impulsi di luce allo xenon, <br />6 cucchiai di cera depilatoria al titanio con strisce di carta tessuto, <br />3 pizzichi di&nbsp;bruciore post epilazione<br />1 bella manciata di pazienza dell&rsquo;apprendista estetista, <br />Varie pennellate di french pedicure q.b., <br />3 ore di compagnia di vostra sorella,<br />100 sforbiciate del parrucchiere di tendenza, <br />Abbondante aria calda di phon (NB la colonnina di mercurio fuori segna +30c&deg;), <br />10 chili di risate a volont&agrave; con l&rsquo;amica che non vedete da mesi e l&rsquo;amica simpatica di famiglia<br />4 adesivi decorativi per manicure (meglio se a fiorellini rosa e farfalline lilla da liceale), <br />1 beautycase di prodotti per la ricostruzione delle unghie,<br />20 minuti di ritardo dell&rsquo;intercity plus per Milano<br />1 fidanzato che vi fa raccomandazioni sul fatto di dimagrire, non abbuffarsi e prendersi cura di s&eacute;</p>
<p></font><font size="2">Iniziare la bella giornata di sole con un&rsquo;allegra pedalata in bicicletta. Meglio se accompagnata da paesaggio rurale della provincia trevigiana e qualche sana cantata a squarciagola con l&rsquo;iPod.</p>
<p></font><font size="2">Una volta giunte al centro estetico abbinate gli impulsi di luce allo xenon con l&rsquo;esperienza dell&rsquo;estetista. E&rsquo; probabile che si manifestino leggeri rossori nelle parti delicate, seguiti da immediati &quot;ahi!&quot; ma &egrave; segno che la ricetta &egrave; impegnativa ma non impossibile a realizzarsi. Se belli si vuole apparire un poco si deve soffrire&hellip;</p>
<p></font><font size="2">Fatevi ungere dei sei cucchiai di ceretta al titanio e mettete a dura prova il vostro masochismo con vigorosi strappi contropelo. Quest&rsquo;operazione pu&ograve; essere eseguita dall&rsquo;apprendista giovane che condir&agrave; il tutto con tanto entusiasmo e pazienza certosina, in lotta contro la malefica peluria superflua fino all&rsquo;ultima spinzettata.</p>
<p></font><font size="2">Lo step successivo vede sia estetista che apprendista spartirsi i due piedini con massaggi, limatura, cremine varie e stesura di smalto per la french pedicure.</p>
<p></font><font size="2">Rientrate a casa, per poi uscirne trascinando con voi la sorella. Portatela presso il salone di parrucchieri di tendenza e fatela assistere alla vostra nuova trasformazione: da capello mosso a liscio, da fronte scoperta a frangetta. Dopo le sforbiciate fatevi investire dal getto d&rsquo;aria calda del phon. La variante della ricetta prevede che, se lo desidera, anche la sorella pu&ograve; sottoporsi ad una messa in piega.</p>
<p></font><font size="2">Prendete gli ultimi ingredienti, non abbiate paura di abbondare, del resto l&rsquo;amica non la vedevate da mesi e non c&rsquo;&egrave; pericolo di ingrassare, se non di risate e buonumore. <br />Sentitevi come una sedicenne e cospargete i 4 adesivi a forma di farfalline e fiori sulle vostre unghie appena ricostruite con il gel. Come finitura raccogliete consensi dall&rsquo;amica di famiglia simpatica che si &egrave; appena aggregata alla seduta di manucure.</p>
<p></font><font size="2">Cuocete tutti i bei ricordi, le belle sensazioni, il relax, la spensieratezza le coccole accumulate in questi due giorni nella tratta ferroviaria fino a Milano Centrale.</p>
<p></font><font size="2">Sentitevi carine, un po&rsquo; sbarazzine e nuove mentre vi avvicinate al fidanzato che vi aspetta al binario.</p>
<p></font><font size="2">Fatevi squadrare per qualche minuto, mostrategli tronfie d&rsquo;orgoglio i risultati del vostro beauty day.</p>
<p></font><font size="2">&quot;Non ho mai avuto la passione per le frangette&hellip;&quot; se lui ve lo dir&agrave; guardandovi di sbieco, saprete che la ricetta va servita fredda. </p>
<p>Ben fredda. </font></p>
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		<title>reloaded III</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2007 10:47:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irrisolta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Entro nella toilette delle donne e con una spalla accidentalmente urto una ragazza. I servizi sono piccoli ed io, con addosso il giubbotto da moto, risulto un po&#8217; voluminosa e goffa. &#160; Tutte e tre le porte dei gabinetti sono chiuse, davanti a me ci sono cinque persone che sembrano giocare a tetris ad ogni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div align="justify"><font size="2">Entro nella toilette delle donne e con una spalla accidentalmente urto una ragazza. I servizi sono piccoli ed io, con addosso il giubbotto da moto, risulto un po&rsquo; voluminosa e goffa.</font></div>
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<div align="justify"><font size="2">Tutte e tre le porte dei gabinetti sono chiuse, davanti a me ci sono cinque persone che sembrano giocare a tetris ad ogni apertura di chiavistello. Una sguscia fuori, l&rsquo;altra si intrufola mettendo mano alla borsetta se intravede che la carta igienica &egrave; terminata. Sorrisini di convenienza, una lavata frettolosa di mani, una spolverata di cipria e via che si ritorna nella bolgia di odori sintetici del Mac Donald&rsquo;s in Galleria Vittorio Emanuele.</font></div>
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<div align="justify"><font size="2">Nei minuti di attesa solo una delle tre porte rimane chiusa e questo rallenta i turni di entrata e uscita delle ragazze nei gabinetti, creando una discreta fila.</font></div>
<div align="justify"><font size="2">Tra il rumore periodico dell&rsquo;asciugamani in funzione sento anche lo scroscio dello scarico provenire dalla terza porta chiusa. Ancora e ancora.</font></div>
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<div align="justify"><font size="2">Qualcuno si sente male, oppure la tazza &egrave; intasata. </font></div>
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<div align="justify"><font size="2">Il chiavistello rimane sul rosso dell&rsquo;occupato ma &egrave; arrivato il mio turno, un bagno &egrave; libero ed entro nella porta subito a fianco. Quando ne riesco, ai lavabi sotto lo specchio,&nbsp;trovo una ragazza sommersa in un maglione ingombrante forse quanto il mio giubbotto in pelle con protezioni. </font></div>
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<div align="justify"><font size="2">Butto l&rsquo;occhio alla mia destra e mi accorgo che finalmente la porta dalla quale proveniva il rumore dello sciacquone &egrave; socchiusa, la tipa che era in coda dietro a me se la richiude in tutta fretta:&nbsp;&egrave; il suo turno.</font></div>
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<div align="justify"><font size="2">Ne deduco che la ragazza che ora si sta lavando le mani, proprio nel lavabo accanto al mio, &egrave; quella che prima si era attaccata al bottone dello scarico, senza sosta, asserragliata in bagno. </font><font size="2">Ancora e ancora.</font></div>
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<div align="justify"><font size="2">Ha il capo chinato verso il petto coi capelli mossi di un biondo spento che le coprono il viso. Di sbieco intravedo la sua mano destra alzare e rimboccare il maglione beige sull&rsquo;avambraccio sinistro, scoprendolo per non bagnarsi. Il braccio sembra la zampa di un insetto, le dita sottilissime si muovono nervose e veloci, intrecciandosi sotto il getto del rubinetto. L&rsquo;osso del polso &egrave; sporgente tanto da parere malforme. </font></div>
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<div align="justify"><font size="2">Poi nello specchio incontro il suo sguardo. </font></div>
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<div align="justify"><font size="2">Ha sollevato il viso e si passa il palmo della mano a coppa sulla bocca per ripulirsi. Il naso e gli angoli delle labbra sono arrossati, il viso &egrave; scavato e di un pallore quasi traslucido. Si accorge che la sto fissando, decide allora di saltare la fase dell&rsquo;asciugatura e si passa velocemente le mani umide sulle trame del maglione grosso. E&rsquo; imbarazzata, forse si sente braccata, sotto esame.</font></div>
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<div align="justify"><font size="2">Perch&eacute; sa che ho capito.</font></div>
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<div align="justify"><font size="2">Mentre guadagna velocemente l&rsquo;uscita dai bagni la osservo meglio, sempre riflessa nello specchio, stavolta di spalle. Pantaloni e maglione oversize che, invece di nasconderla, enfatizzano la sua magrezza: caviglie e polsi esili, pallidi. Sembra fatta di bave di cristallo, fragile, dimessa, monocromatica sia nell&rsquo;abbigliamento che nei colori della pelle e dei capelli. Finisco di lavarmi le mani, le asciugo con cura sotto il phon dell&rsquo;asciugamani. Come a volerle facilitare la fuga fuori nel locale, offrendole un vantaggio, lontano dal mio sguardo impertinente e preoccupato.</font></div>
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<div align="justify"><font size="2">Mi sistemo il paraschiena, chiudo la zip ed esco dal rimbombo della galleria. Tengo per mano il mio compagno, mentre camminiamo verso la moto gli rubo un bacio e cerco un po&rsquo; di serenit&agrave; nel suo sguardo, ignaro di quanto accaduto nella toilette. Poco dopo cerco di non pensarci, salgo sul sella ed abbraccio il mio pilota. Poggio il casco sulla sua schiena di lato, cos&igrave; lascio sfilare davanti ai miei occhi i colori della gente, le luci delle auto e dei semafori. Una giostra confusa, come il mio umore.</font></div>
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<div align="justify"><font size="2">Ad un tratto uno sguardo incide la mia visuale. E&rsquo; lei, di nuovo. </font></div>
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<div align="justify"><font size="2">Sta parlottando con le amiche, ferma ad un passaggio pedonale. Un sorriso un po&rsquo; forzato in faccia che le si spegne non appena i nostri occhi si incrociano per la seconda volta questo pomeriggio.</font></div>
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<div align="justify"><font size="2">Sappiamo.</font></div>
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<div align="justify"><font size="2">Con l&rsquo;indice guantato faccio scendere la visiera sul mondo, chiudo gli occhi e stringo pi&ugrave; forte il mio uomo, facendomi cullare dal suono del bicilindrico inglese che sfreccia per le vie di Milano.</font></div>
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		<title>reloaded II</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2007 13:47:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irrisolta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le mani grandi di un adulto posate delicatamente sui fianchi di una bambina. Le dita stringono di poco la presa sulla salopette di velluto rosa. La bimba si guarda le punte delle scarpette, tende e fa un po&#8217; di resistenza con i muscoli del collo e la schiena. Volta la testolina indietro, verso di lui, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="2">
<p>Le mani grandi di un adulto posate delicatamente sui fianchi di una bambina. Le dita stringono di poco la presa sulla salopette di velluto rosa. La bimba si guarda le punte delle scarpette, tende e fa un po&rsquo; di resistenza con i muscoli del collo e la schiena. Volta la testolina indietro, verso di lui, con i capelli che le impicciano la vista alle sue spalle. Piccole dita attorcigliate sulla catena che odora di metallo ossidato. Nocche bianche e una folata di vento. La bocca spalancata in un sorriso e il seggiolino dell&rsquo;altalena si proietta al cielo. </p>
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<p>Spinta dal basso.</p>
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<p>Ha l&rsquo;aria di chi &egrave; affaccendata a sistemare cose in giro per casa. Si alza sulle punte dei piedi apre l&rsquo;anta di un pensile con una mano e con l&rsquo;altra vi ripone il grosso vaso colmo di miele. I capelli sono ancora arruffati dal sonno, in cucina c&rsquo;&egrave; profumo di caff&egrave;. I lembi della vestaglia di seta si gonfiano ad ogni suo passo, scoprendo il corpo nudo. Mentre &egrave; china davanti al frigorifero aperto sente le sue mani calde attraverso il tessuto, all&rsquo;altezza dei fianchi. Istintivamente inarca la schiena, ruffiana. Lui la attira verso s&eacute; e poi le lascia spazio allungando le braccia, donodolando il bacino, mimando l&rsquo;amplesso. Un fremito e la mano si stringe sul tetrapack che lancia gocce di latte. Ridono della mossa sexy.</p>
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<p>Spinta dal basso.</p>
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<p>C&rsquo;&egrave; un freddo pungente, la strada &egrave; torturata dalle auto in coda che bofonchiano ai semafori. Il guanto invernale mi rende difficile inserire la freccia per svoltare. E&rsquo; verde, allento la presa sulla leva della frizione e mi immetto nel traffico delle nove. Sn&ograve;cciolo le marce con dei rapidi colpetti, sento la leva del cambio poggiare sulla tomaia della scarpa. Seconda, terza, quarta, ancora pi&ugrave; veloce osando fino alla sesta, pi&ugrave; dei 110 consentiti. Nel casco mi nasce un sorriso. Sollevo di poco la visiera per farmi sferzare dall&rsquo;aria e sentire la velocit&agrave; sulle labbra, che umetto con la lingua e faccio asciugare dal vento. Scalo e diminuisco la velocit&agrave;: cos&igrave; mi intrufolo tra auto, bus, scartando scooter e pedoni. Finch&eacute; davanti a me la strada si libera improvvisamente. Ingrano la seconda, il motore risponde vivace e vigoroso. Che goduria! Mi sento presa per i fianchi proiettata in avanti e </p>
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<p>Spinta dal basso!</p>
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		<title>reloaded I</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2007 09:21:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irrisolta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli occhi cercano di scavare tra la gente accalcata, finalmente riescono a far breccia e tra le teste e le spalle si intravede una suora missionaria. Il suo velo azzurro e bianco la fa sembrare quasi vestita di jeans e le sopracciglia grigie sono l&#8217;unica cosa che rivela la sua et&#224;. In un primo momento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="2">
<p>Gli occhi cercano di scavare tra la gente accalcata, finalmente riescono a far breccia e tra le teste e le spalle si intravede una suora missionaria. </p>
<p>Il suo velo azzurro e bianco la fa sembrare quasi vestita di jeans e le sopracciglia grigie sono l&rsquo;unica cosa che rivela la sua et&agrave;. </p>
<p>In un primo momento non capisco cosa sta cercando di spiegare china verso tre bimbe a bocca aperta che la fissano met&agrave; stupite e met&agrave; dubbiose. Le mani paffute della donna hanno unghie curate, ma le dita sono segnate. Polpastrelli consumati a sfogliare il breviario, e carezzare visi rugosi e scacciare lacrime di bambini viziati e di altri seviziati. Mani impiegate in lavori umili e in alte preghiere. </p>
<p>Qualcuno davanti a me non &egrave; pi&ugrave; interessato e passa allo stand successivo, mi faccio largo e conquisto un posto in seconda fila. </p>
<p>Mi godo lo spettacolo di tre risolini eccitati, sono le bambine che tastano un groviglio lanuginoso e giallastro. </p>
<p>&quot;Questa &egrave; lana&hellip;i vostri nonni la mettevano nei materassi&quot;. </p>
<p>Una piccola spettatrice avvicina al naso il riccio e fa una smorfia, non gradisce l&rsquo;odore &quot;animale&quot;. </p>
<p>Con pazienza la suora continua con la spiegazione mostrando vasetti di polvere color indaco e giallo zafferano. Nel caos della fiera non riesco e forse non voglio sentire le sue parole. Il mio sguardo &egrave; inchiodato sui suoi palmi che ora porgono una nuvola azzurra in cui le dita delle bimbe affondano soddisfatte, come se avessero appena toccato un angolo di cielo.</p>
<p>In pochi attimi il batuffolo viene sfilacciato dalla suora, inesorabile, precisa, con ritmo costante. Ha una naturalezza che pare stia sgranando un rosario, invece mi accorgo che sta filando. Eccolo l&igrave; il fuso di legno, nudo come un braccio di crocefisso. Sono sufficienti dei rapidi movimenti ed il cono oblungo si veste di filo azzurro. Sempre di pi&ugrave;, a velocit&agrave; crescente. Come se il filo fosse un serpente che intimorito di cadere a terra si attorcigliasse ad un ramo. </p>
<p>Mi scosto, non reggo la vista di quel filo che si tormenta nelle mani della suora e si attanaglia al fuso per farsi fitto e compatto. </p>
<p>Sono io quel filo. </p>
<p>Mi allungo nei miei dubbi, mi spezzo nella paura, mi ricompongo nel mio dolore, annodandomi su me stessa, ricominciando da capo, ripassando sugli errori, sognando di diventare una calda sciarpa o un guanto.</p>
<p>So che la suora sta terminando di filare il fiocco di cielo. Le bimbe imbeccate dalle mamme ringraziano la religiosa ubbidienti. La suora sorride, abbandona sul banchetto il fuso per far loro un buffetto sulla guancia. </p>
<p>Il tavolino da campeggio, drappeggiato di juta &egrave; sbilenco, mentre mi allontano dallo stand con la coda dell&rsquo;occhio scorgo il fuso cadere a terra ed iniziare a rotolare liberando la cima del filo con una scia azzurra birichina in fuga tra il calpestio della gente.</p>
<p>Cerco l&rsquo;uscita dal padiglione della fiera, fuori c&rsquo;&egrave; il sole, cerca di infiltrarsi dai finestroni. Sono all&rsquo;aperto nel cortile del palazzo. </p>
<p>Istintivamente socchiudo gli occhi e respiro a fondo. Quando li riapro l&rsquo;azzurro del cielo mi si tuffa addosso dai trampolini di cemento dei condomini milanesi. </p>
<p>Sorrido in piccolo, dentro di me. Da grande sar&ograve; filo, ma di aquilone.</p>
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