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	<title>Irrisolta &#187; irr&#8230;reale?</title>
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		<title>Penelope al contrario</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Oct 2010 09:54:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irrisolta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Arrivare in metro trafelata, di lunedì mattina. Oggi mi son messa pure il tacchetto per slanciare un po&#8217; il culo e l&#8217;inizio settimana. Guardo il mondo che corre a fianco a me, i miei occhi truccati di sonno, che fanno così sexy. Divoro gli scalini verso i piani alti a due a due.  Ansimo e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Arrivare in metro trafelata, di lunedì mattina. Oggi mi son messa pure il tacchetto per slanciare un po&#8217; il culo e l&#8217;inizio settimana.<br />
Guardo il mondo che corre a fianco a me, i miei occhi truccati di sonno, che fanno così sexy.<br />
Divoro gli scalini verso i piani alti a due a due.  Ansimo e saluto con un filo di voce.  E&#8217; tardi, la collega è già alla sua postazione.<br />
Lancio la giacca, mi isso sulla poltroncina dell&#8217;ufficio e piroettando faccio il croupier sulla scrivania con pratiche, fax, post-it di tutte le dimensioni.</p>
<p>Giustifico il mio ritardo come meglio riesco, ma lo sguardo di risposta della collega mi suggerisce, silenziosamente, che la mia deposizione non è credibile.<br />
Anzi, la sua espressione, ad ogni minuto che passa, si trasforma quasi in denuncia. Nervosamente, mi sistemo la scollatura (ma è a posto), controllo con i polpastrelli che il trucco non sia sbavato (nessuna traccia strana), mi passo la mano-</p>
<p>Oh, cazzo.<br />
Occazzo.<br />
Occcazzo.</p>
<p>Mi passo la mano sui capelli. Parto ad accarezzarmi dalla fronte per arrivare-</p>
<p>Dietro la sommità della testa il palmo della mano si inceppa: un groviglio di capelli crespi grande come un krapfen.</p>
<p>La mia sentenza: colpevole.</p>
<p>La mia condanna è la gogna di un hairstyling cotonato in stile &#8220;Tutti pazzi per Irry&#8221;.</p>
<p>_______________________________________________</p>
<p>Penelope al contrario.</p>
<p>A guardarmi le spalle, prendendomi per le reni, ieri notte c&#8217;eri tu, rigirandomi sul letto, una spoletta nelle tue mani.</p>
<p>Davanti, dietro, dritto, rovescio, sul telaio di un letto sgualcito.</p>
<p>Quella matassa scomposta di capelli mi ha fatto da cuscino strusciando sulle lenzuola, mentre mi strizzavi le cosce. Hai tessuto la lanugine del mio sesso, spingendo con i fianchi. Per poi scomporla e sfilacciarla fino alla testa, ad ogni mugolio.</p>
<p>Sei stato un pettine liccio di pelle e muscoli,<br />
bocca d&#8217;or-dito,<br />
cu(r)lo posteriore,<br />
catena vergine.</p>
<p>Avanti e indietro, avanti e indietro, avanti e indietro&#8230; ho avvolto un filo di saliva sul tuo grande rocchetto rosa, teso e lucido.<br />
Mentre tu, in tutta risposta, hai ordito il mio piacere fino ai capelli, che stamattina, decorano, in un viluppo aggrovigliato, il mio capo.</p>
<p>E&#8217; la mia corona. O mio Re, Ulisse.<br />
Questo è il nostro arazzo che la giornata sfibrerà, in attesa della tessitura notturna.</p>
<p>Ti aspetto,</p>
<p>tua Penelope al contrario.</p>
<p style="text-align: center;">
<p>Listening to &#8220;Penelope&#8221; Linea 77</p>
]]></content:encoded>
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		<title>la vita è tua se te la prendi</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 16:40:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irrisolta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’inizio dell’incubo era stato un click. Quello per aprire una foto su Facebook: due ragazze abbracciate sorridono all’obiettivo. Una telefonata che sarebbe stata l’ultima: “Carmine, rilassati! Non vedevo Milena da due anni oramai. E poi non eravamo sole, era una cena tra compagni del liceo…” Questo era stato il goffo tentativo di giustificarsi di Adriana. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’inizio dell’incubo era stato un click. Quello per aprire una foto su Facebook: due ragazze abbracciate sorridono all’obiettivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Una telefonata che sarebbe stata l’ultima: “Carmine, rilassati! Non vedevo Milena da due anni oramai. E poi non eravamo sole, era una cena tra compagni del liceo…” Questo era stato il goffo tentativo di giustificarsi di Adriana. Quando, in realtà, le sarebbe bastato semplicemente dire per telefono a Carmine “Che ti frega, tanto io e te non ci frequentiamo più da mesi oramai”.</p>
<p style="text-align: justify;">Adriana aveva troncato la sua relazione con Carmine la primavera precedente. No, non c’era nessun altro. O qualcun’ altra.<br />
Perché a lui non aveva nascosto niente, fin dai primi tempi in cui si vedevano.</p>
<p style="text-align: justify;">Adriana glielo aveva confessato già dopo poche settimane di frequentazione, come fosse un piccolo vezzo “Sai, ecco… io ho avuto esperienze anche con qualche ragazza ai tempi di scuola, ma non sono lesbica, cioè tu mi piaci tantissimo, sei speciale” Le era sembrato magari un modo innocuo di rendersi un po’ più intrigante ai suoi occhi e ribadire l’importanza del loro legame e complicità. Carmine dal canto suo, in delirio da innamoramento aveva subito minimizzato le esperienze lesbiche di Adriana e più che altro le lanciava qualche battutina hard, di tanto in tanto “Che ne dici se invitassimo qui da te la tua compagnetta di scuola? Potremmo giocare dietro la lavagna e andare nei bagni tutti e tre insieme a guardarci il pisellino e la patatina”.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando però, due anni dopo, lei aveva chiuso il rapporto (esasperata dalla reticenza di Carmine in merito alla convivenza), “quel” dettaglio, il fatto che Adriana avesse avuto esperienze omosessuali, era diventato per lui un’ossessione.</p>
<p style="text-align: justify;">Si era iscritto a Facebook solo per controllarla. Aggiorna il tuo profilo: “A cosa stai pensando?”.<br />
La domanda nella mente di Carmine prevedeva una sola risposta: Adriana. Ma con mille altre sfumature “Quella troia di Adriana, ecco cosa sto pensando” e l’incubo aveva iniziato così a prendere corpo.</p>
<p style="text-align: justify;">“Tu riallacci i contatti con la tua amichetta camionista del liceo su Facebook? Mi sto loggando e sono pronto a raccontare a tutti come gliela lecchi bene” Adriana con le mani tremanti aveva cancellato subito il messaggino per scacciare la paura e l’ignominia su web. Terribile. Di lì a qualche minuto si era connessa per cancellare anche l’amicizia. Lo poteva vedere Carmine: mentre chino sul pc, le inviava freneticamente la prima di ventiquattro mail consecutive ed iniziava a pubblicare, dettagli imbarazzanti e privati della loro vita insieme.<br />
Già, perché Carmine non scriveva soltanto a lei, ma le inviava brevi stoccate informatiche attraverso i vari social network, pubblicamente. Centoquaranta caratteri per dire a tutti su Twitter, senza mai nominarla in modo diretto, che la sua ex faceva dei pompini appena sufficienti ma che di preferenza lo prendeva nel culo e ora si trastullava pure con altre donne.</p>
<p style="text-align: justify;">Piccole lettere aperte che Carmine scriveva per ribadire la sua superiorità, puntandole il dito contro, spostando l’attenzione degli altri utenti su Adriana, denigrandola, sminuendola, riportando mezze verità, raccogliendo persino in diversi casi espressioni di solidarietà e supporto, passando lui (!) come vittima, di una insensibile arpia senza cuore che l’aveva tradito con un’altra donna. Santificando la sua posizione per ostracizzare e demonizzare Adriana in una nuova caccia alla streghe omofobica.</p>
<p style="text-align: justify;">Adriana aveva scelto di mantenere il silenzio e non fomentare la polemica.<br />
Anni di vita in Rete le avevano insegnato che i troll, i piccoli molestatori, vanno ignorati in quanto si nutrono di bisticci virtuali e godono nel vedere che le loro provocazioni hanno sortito l’effetto sperato. Ogni post, ogni twit, ogni feed, ogni click di Carmine era un’allusione, una velata calunnia, uno strisciante insulto teso a provocare Adriana. Ogni post, ogni twit, ogni feed, ogni click era la rabbia di Adriana per una realtà travisata, strumentalizzata e resa di pubblico dominio.<br />
Serviva a poco cancellarlo dalle sottoscrizioni, smettere di leggere il suo blog (aperto e chiuso infinite volte, Carmine era volubile per natura), perché lui arrivava ovunque, creandosi nuove identità, chiedendo ad altri utenti virtuali di riferirgli cosa scriveva e cosa faceva Adriana, dentro e fuori la Rete.</p>
<p style="text-align: justify;">Era un gioco a rimpiattino fatto di telefonate anonime in orari impossibili. In cui il terrore e l’ansia si affacciavano con ogni sms, squillo e mail.<br />
Non gli avrebbe dato questa soddisfazione anche se alle mail e alle note pubbliche sui social networks si era passati a sms e telefonate, anche questi lasciati senza risposta.</p>
<p style="text-align: justify;">Adriana teneva il suo numero per un solo motivo: dimostrare in caso di necessità che il suo ex ragazzo la tormentava di messaggini deliranti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il momento peggiore dell’incubo era stato quando lui, in un post, aveva descritto con dovizia di particolari l’abbigliamento e le azioni di Adriana in occasione dell’inaugurazione di un centro commerciale. La stava braccando, a distanza, ma la stava braccando. La seguiva, la spiava. Ora Adriana ne aveva le prove: non l’avrebbero presa per una visionaria con manie di persecuzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Persino le sue pregresse esperienze lesbiche erano passate in secondo piano per Carmine, giusto qualche accenno per non opacizzare il suo machismo, ma gli riusciva meglio di trasformarsi in vittima e lamentarsi di non avere più la libertà di andare in quel bar perché Adriana ci lavorava o ascoltare quei particolari cd perché gli riportavano alla mente lei. Denigrare e insultare l’altra persona per proiettare su di lei i propri deficit.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno specchio. Un dito per inviare un sms, un dito per cliccare e pubblicare un post, un dito per affidare alla Rete un feed traboccante di calunnie e dettagli privati. Uno specchio. Adriana era diventata lo specchio di Carmine in cui lui rifletteva le sue debolezze, la sua richiesta di attenzione ed egocentrismo. Magari verso persone sconosciute o amici virtuali, ma poco importava. Adriana ne usciva comunque come un mostro. Ma puntare un dito verso il prossimo in realtà sottende che ce ne siano almeno altri tre rivolti verso di noi e questo Adriana lo aveva capito, con lacrime, notti insonni, umiliazioni, terrorismo strisciante.</p>
<p style="text-align: justify;">“La vita è tua se te la prendi” : un graffito che Adriana leggeva ogni mattina in metropolitana. Era tempo che quello specchio rimandasse a Carmine un’immagine vera. Forse non avrebbe funzionato ma almeno valeva la pena provarci. E riprendersela la vita senza angosce, insulti, né dignità calpestata.<br />
Così si era messa a rileggere tutti i post e i messaggi di Carmine. Analizzandoli come lui avrebbe fatto.<br />
E aveva capito.<br />
La paura non era svanita, ma almeno lasciava lo spiraglio ad una ritrovata consapevolezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Avrebbe fatto in modo di trovarsi nei pressi della casa di Carmine. Invece che sfuggirgli lo voleva affrontare, ma non con la protezione del web e del cellulare dietro a cui lui si nascondeva per scagliarle contro ingiurie e falsità. Lo doveva vedere di persona. Sapeva che viveva con i suoi genitori, che non le aveva mai presentato, dall’altra parte della città. Ci sarebbe andata. Ne aveva parlato con Milena che si era offerta di scortarla con il fratello a breve distanza così da intervenire in caso la situazione fosse degenerata.<br />
In preparazione a questo incontro Adriana aveva pure preso già diversi appuntamenti (in orario di lavoro) presso un dentista che aveva l’ambulatorio proprio sopra l’appartamento in cui Carmine viveva con i genitori, così aveva potuto studiare i tempi di percorrenza, le vie di fuga, gli appostamenti e delineare una vera e propria strategia di incursione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel giorno fatidico, se anche non l’avesse trovato in casa, avrebbe avuto comunque un motivo per passare di là. Tanto li conosceva i suoi orari e di lì a poco sarebbe uscito per recarsi al lavoro, un palazzone di uffici vicino al suo bar, dove l’aveva conosciuto due anni prima, tra un caffè, una birra e una piadina.<br />
Invece che uscire dal portone l’aveva visto arrivare sotto la palazzina a bordo di una nuova monovolume. Le guance le erano andate in fiamme sotto i grandi occhiali da sole, il respiro le si era accorciato. Era forse invecchiato. Lo ricordava più bello. Aveva gli occhi cerchiati e la barba un po&#8217; incolta.<br />
Nella tasca del cappotto Adriana stringeva il cellulare, pronta ad inviare la chiamata che avrebbe mantenuto in contatto lei e Milena, appostata con suo fratello Enrico nella viuzza accanto.<br />
Adriana aveva affrettato il passo per entrare nel porticato d’ingresso del condominio, mentre Carmine era ancora intento a fare la manovra di parcheggio. Voleva affrontarlo sul vialetto pedonale. Adriana aveva suonato: “Studio dentistico Angelucci, terzo piano, prego”, il cancelletto si era aperto docile. Carmine invece era sceso dall’auto e si era messo a rovistare sui sedili posteriori. Adriana lo poteva vedere attraverso il fogliame dei ficus nell’androne.<br />
Un movimento rapido del pollice nella tasca e la chiamata al cellulare di Milena era partita, segnale che potevano iniziare ad avvicinarsi e rimanere nel frattempo in ascolto, a debita distanza, sul marciapiede.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La vita è tua se te la prendi. La vita è tua se te la prendi.</em> In un mantra Adriana si preparava a ritrovarsi faccia a faccia con chi, dopo il paradiso di una breve ma intensa storia d’amore, le aveva fatto passare l’inferno della bugia e della persecuzione.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Tu non hai voluto prenderti la vita insieme a me, Carmine. Non volevi convivere con me, impegnarti, crescere, per questo t’ho lasciato.<br />
</em><br />
Quante volte Adriana si era ripetuta questo copione.<br />
Dopo quattro passi lenti ora Adriana era in piena vista sul vialetto pedonale che portava al cancello.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Tu non hai volu-<br />
</em><br />
Carmine aveva richiuso lo sportello dell’auto ed era sul marciapiede fermo al cancello pedonale intento a suonare il campanello. Dal vialetto Adriana poteva sentire il gracchiare indistinto del citofono.</p>
<p style="text-align: justify;">Era pietrificata.</p>
<p style="text-align: justify;">Persino Milena e Enrico si erano bloccati sul marciapiede con il telefonino all’orecchio intenti a carpire qualche rumore o voce.</p>
<p style="text-align: justify;">Carmine aveva spinto con la punta del piede il cancello, entrambe le mani impegnate a sistemare sul fianco il bambino (di tre anni a occhio e croce) tutto imbacuccato che teneva in braccio.</p>
<p style="text-align: justify;">Un figlio. Carmine aveva un figlio. L’auto nuova. Il fatto che lui arrivasse a casa e non ne uscisse per andare al lavoro. Quella non era casa sua! Era casa dei suoi genitori, i nonni di suo figlio. Carmine stava portando suo figlio a casa dei suoi, prima di recarsi in ufficio.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La vita è tua se te la prendi.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Adriana dopo aver fatto un respiro aveva iniziato a camminare incontro a quell’uomo che ancora non l’aveva identificata. Si era sfilata gli occhialoni da sole e l’aveva fissato in volto, comprendendo nel campo visivo anche il nasino del bimbo che giocava con la sciarpa del padre.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La vita è tua se te la prendi. Tu me l’hai rubata. Ma io me la riprendo. Ora. Fottuto bastardo. Ora.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em><br />
“Ciao.” Adriana l’aveva scandito bene, piazzando i suoi occhi su quelli di lui.</p>
<p style="text-align: justify;">Carmine l’aveva riconosciuta. L’aveva osservata e istintivamente aveva spostato subito lo sguardo sul viso del piccolo.<br />
Adriana si era fermata, attendendolo a pochi passi. Lui, stringendo a sé il bambino come uno scudo, senza guardarla l’aveva superata.</p>
<p style="text-align: justify;">“Ho detto CIAO”</p>
<p style="text-align: justify;">Quasi ingobbito dalla vergogna Carmine aveva voltato il capo sopra la spalla biascicando qualcosa che poteva assomigliare ad un saluto ed era sgattaiolato nell’androne scomparendo alla vista di Adriana, ancora ferma sul vialetto, in preda ad una immobilità nervosa.</p>
<p style="text-align: justify;">________________________________________________________________________</p>
<p style="text-align: justify;">Numero sconosciuto. Il panico torna vivido come quello dell’autunno 2007. La mano di Adriana trema. Milena le strappa il cellulare e preme il tasto di risposta, osserva il display e si porta all’orecchio il telefonino. Rimane in silenzio per alcuni secondi. Dall’altro capo una voce femminile.</p>
<p style="text-align: justify;">“Signora Praghi?”<br />
“Sì sono io, mi dica” Milena mente.<br />
“Parla lo studio dentistico Angelucci, stiamo verificando il nostro database e ci siamo accorti che abbiamo qui una serie di sue radiografie panoramiche effettuate qualche anno fa, desidera forse ritirarle e fissare magari una visita di controllo?”<br />
Il volto di Milena si apre ad un ampio sorriso e si avvicina a quello di Adriana, per sfiorarle le labbra con un bacio.<br />
“Guardi Signorina, La ringrazio ma-”<br />
Adriana guarda di sottecchi Milena che parla al telefonino e sembra particolarmente divertita e loquace, senza capirne il motivo.<br />
“Sa, questo è il mese della prevenzione AMDI, la visita è gratuita, stiamo contattando tutti i nostri pazienti”<br />
“Beh, vede, il fatto è che mi sono trasferita fuori Milano”<br />
“Ah, capisco… quindi per le radiografie? Dove le posso inviare?”<br />
Un’espressione quasi diabolica coglie il viso di Milena.<br />
“Le metta in busta chiusa e le consegni pure alla famiglia Lorisia. Sì…, esatto quelli del secondo piano. Già, sono proprio delle carissime persone, ci conosciamo bene, infatti&#8230;”<br />
Adriana nel sentire il nome Carmine sbarra gli occhi ma Milena continua a parlare al cellulare<br />
“sono amici di famiglia… ah, ah, ah, sì male che vada se aprono la busta vedono il mio sorriso con le cure canalari! Si figuri  un po&#8217; se ci sono problemi. Anzi, sono io che la ringrazio; grazie infinite a lei, arrivederci”<br />
Adriana ora abbraccia Milena, la bacia. Morbida, accogliente. Scosta il viso glielo prende tra le mani la guarda.<br />
“La vita è tua se te la prendi”.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p>Listening to “Enjoy The Silence” performed by Tori Amos</p>
]]></content:encoded>
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		<title>buco nell&#8217;acqua</title>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2009 17:30:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irrisolta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  “Tina, ma che sorpresa! Quanto tempo!” Le due donne si salutano con un abbraccio. La più massiccia tiene le mani poggiate sulle spalle dell’amica e allontana il viso per osservarla meglio. “Quanti mesi saranno passati dall’ultima lezione?”. Tina si guarda i piedi nelle ciabatte di plastica. Per fortuna l’accappatoio le copre le gambe fino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: 13pt; color: black; mso-ascii-font-family: Calibri; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">“Tina, ma che sorpresa! Quanto tempo!” Le due donne si salutano con un abbraccio. La più massiccia tiene le mani poggiate sulle spalle dell’amica e allontana il viso per osservarla meglio. “Quanti mesi saranno passati dall’ultima lezione?”. Tina si guarda i piedi nelle ciabatte di plastica. Per fortuna l’accappatoio le copre le gambe fino alla caviglia, i peli non si vedono. Rialza lo sguardo “Otto mesi, forse?”.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span></span><span style="font-size: 13pt; color: black; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: 13pt; color: black; mso-ascii-font-family: Calibri; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">E’ suonato il campanello nello spogliatoio: il turno C di acquagym sta per iniziare. Posano gli accappatoi e sfilano veloci sotto le docce.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Tina<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>riacciuffa la sua corazza di spugna. Si vergogna. Il costume intero la costringe e le segna il sedere piatto, la cuffia la mortifica: tanto si è tagliata pure i capelli, potrebbe pure farne a meno. Non è grassa come Benedetta, ma in questi mesi di fermo si è appesantita, la vita non è più sottile, e poi quei peli sulle gambe…</span><span style="font-size: 13pt; color: black; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: 13pt; color: black; mso-ascii-font-family: Calibri; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>“E con tuo marito come va? Oramai sarà un annetto buono che siete sposati” il donnone non da tregua a Tina, che vorrebbe solo scivolare invisibile in vasca. “Va bene” risponde e non mente, almeno sul fronte sessuale.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Perché infatti Ezio negli ultimi tempi sembra averla riscoperta, con un appetito rinvigorito, nonostante il sovrappeso l’abbia sformata. </span><span style="font-size: 13pt; color: black; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: 13pt; color: black; mso-ascii-font-family: Calibri; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Un bambino strilla e annaspa sulla tavoletta galleggiante proprio mentre Tina scioglie l’accappatoio e si sfila le ciabatte nervosamente.</span><span style="font-size: 13pt; color: black; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Calibri;"><em><span style="font-size: 13pt; color: black; mso-ascii-font-family: Calibri; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Unduettrequattcinsei…</span></em><span style="font-size: 13pt; color: black; mso-ascii-font-family: Calibri; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Conta<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>sei passi per arrivare alla scaletta.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Ma non la usa ed il settimo passo è un goffo balzello in acqua che le strizza le natiche, chiudendole lo sfintere.</span><span style="font-size: 13pt; color: black; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: 13pt; color: black; mso-ascii-font-family: Calibri; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Ed è davanti all’insegnante con il fischietto<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>che Tina ripensa alle parole di Ezio:</span><span style="font-size: 13pt; color: black; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: 13pt; color: black; mso-ascii-font-family: Calibri; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">“Resta così, ma che ti frega di quelle balene ad acquagym. La ceretta ti fa venire fuori i capillari, te l’ha detto anche il dottore, aspetta almeno ancora un po’, tanto è inverno. La piscina ti fa bene e poi in acqua, scusa, ma chi ti vede?”</span><span style="font-size: 13pt; color: black; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: 13pt; color: black; mso-ascii-font-family: Calibri; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">“Ragazzeeee! Su bene con quelle ginocchiaaaaa” l’insegnante<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>mima il movimento a bordo vasca.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Le mezze sfere colorate delle cuffie ondeggiano<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>a<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>tempo,<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>i muscoli lottano contro il liquido attrito.</span><span style="font-size: 13pt; color: black; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: 13pt; color: black; mso-ascii-font-family: Calibri; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Tina ha un flashback.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Carponi sul copriletto turchese Ezio la copre, le infila le dita tra i capelli corti, le piega la testa in avanti. Tina in quei momenti<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>può vedere<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>il proprio seno penzoloni come un festone loffio dopo la festa in paese e può vedere le sue cosce: tozzi pilastri di un ponte,<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>e quelle di Ezio che la puntellano da dietro<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>con i testicoli che<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>gli ciondolano ad ogni colpo di bacino. Potrebbero essere i suoi. Potrebbero fondersi con il suo pube e le sue gambe, perché sono mesi che Tina non si depila. E sono mesi in cui Ezio l’ha cercata con un nuovo desiderio rabbioso, quando prima anche da fidanzati quasi nemmeno la sfiorava. Ora invece la prende ogni sera<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>con un’impellenza animale che l’ha portato a penetrarla<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>praticamente sempre e solo nel culo. Ma è pur sempre desiderio, sesso e poi <em>mi ama anche così.</em></span><span style="font-size: 13pt; color: black; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: 13pt; color: black; mso-ascii-font-family: Calibri; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Le sue gambe grosse e pelose, i suoi capelli corti (“Te li ha tagliati bene, sai, mi sa che vengo a farmeli anche io dalla Lia i capelli!”), il seno<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>piatto e avvizzito.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Il suo culo e le mani di Ezio che le afferrano le cosce, le tirano i capelli corti (“Ah no, io non posso, ché la Lia è salone solo per donna…”). Uomo-donna-uomo-donna-UOMO</span><span style="font-size: 13pt; color: black; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: 13pt; color: black; mso-ascii-font-family: Calibri; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">“Tina! Tina!” Benedetta la sta scuotendo, con gli occhi fuori dalle orbite.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Tina si riprende, ma tiene ancora il mento sul lo sterno e l’acqua sotto a lei è torbida.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Il rimbombo<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>della piscina la intontisce. In bocca ha sapore di cloro e l’acido dei succhi gastrici. Ha vomitato. In piscina. Porta la mano alla bocca, i polpastrelli sono rugosi. Le sue compagne di corso sembrano gabbiani a riposo sul pelo dell’acqua e la squadrano<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>da<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>lontano inebetite. “Venga, ce la fa? Piano, piano, usciamo, ecco” l’insegnante si è calata in vasca e si è ammansita, la guida delicatamente verso la scaletta, mentre Benedetta è già in piedi sul bordo<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>e dispiega un accappatoio a mo’ di sipario contro sguardi<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>inopportuni.</span><span style="font-size: 13pt; color: black; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: 13pt; color: black; mso-ascii-font-family: Calibri; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Ezio che la incula. Uomo. Tina<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>si intravede nella chiazza d’acqua ai suoi piedi.  Sembra un uomo. Un u-o-m-o. Vomita ancora.</span><span style="font-size: 13pt; color: black; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"></span></span></p>
<div style="border-right: medium none; padding-right: 0cm; border-top: medium none; padding-left: 0cm; padding-bottom: 1pt; border-left: medium none; padding-top: 0cm; border-bottom: windowtext 2.25pt double; mso-element: para-border-div;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify; mso-border-bottom-alt: double windowtext 2.25pt; mso-padding-alt: 0cm 0cm 1.0pt 0cm; padding: 0cm;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: 13pt; color: black; mso-ascii-font-family: Calibri; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"> </span><span style="font-size: 13pt; color: black; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"></span></span></p>
</div>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Calibri;"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: 13pt; color: black; mso-ascii-font-family: Calibri; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">“Che spavento ci hai fatto prendere!<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Cara, vuoi avvisare tuo marito? Ti riaccompagno io a casa, vuoi?”</span><span style="font-size: 13pt; color: black; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: 13pt; color: black; mso-ascii-font-family: Calibri; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Benedetta la osserva con apprensione. “No, non occorre, davvero. Avrò preso freddo” .<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>“Beh, Tina…” Benedetta<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>si porta le mani ai fianchi e continua in tono canzonatorio “mi dici che con tuo marito va bene, eee&#8230;.” le fa l’occhiolino “sarai mica incinta!?”<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Su quello arriva l’insegnante in spogliatoio “Signora Brollo, abbiamo preso il numero di suo marito dalla scheda allievi, sa, per le emergenze-“ Tina la guarda sottecchi, i capelli crespi dopo il phon,<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>gli occhi arrossati. Ha un conato residuo. </span><span style="font-size: 13pt; color: black; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Calibri;"><em><span style="font-size: 13pt; color: black; mso-ascii-font-family: Calibri; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">Un uomo. e poi mi ama così. Come sono. Un uomo.</span></em><span style="font-size: 13pt; color: black; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: 13pt; color: black; mso-ascii-font-family: Calibri; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;">E’ scossa dai singhiozzi ed ha il viso rigato di lacrime mentre chiede a Benedetta se ha un rasoio bic da prestarle. Fuori suo marito tenta invano di sbirciare l&#8217;ingresso dello spogliatoio maschile e contenere un&#8217;erezione.</span><span style="font-size: 13pt; color: black; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 13pt; color: black; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; line-height: 14.25pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 13pt; color: black; mso-ascii-font-family: Calibri; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Calibri;">Listening to &#8220;Come tu mi vuoi&#8221;  Irene Grandi</span></span> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>buongiorno culo</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Feb 2009 10:23:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irrisolta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono seduta in metro, con gli occhiali da sole incastonati in faccia. Dormo. No, sono sveglia, ma  non tanto. In bocca sento ancora il Gewürtztraminer di ieri sera. Sono ciucca e stanca. Mi ricordo tutto o quasi. A Porto di Mare sale sta tizia, alta con un piumino nero corto,  strizzato in vita da una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; mso-outline-level: 4;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: 10pt; color: black; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;">Sono seduta in metro, con gli occhiali da sole incastonati in faccia. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; mso-outline-level: 4;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: 10pt; color: black; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;">Dormo. No, sono sveglia, ma  non tanto. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; mso-outline-level: 4;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: 10pt; color: black; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;">In bocca sento ancora il Gewürtztraminer di ieri sera. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; mso-outline-level: 4;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: 10pt; color: black; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;">Sono ciucca e stanca. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; mso-outline-level: 4;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: 10pt; color: black; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;">Mi ricordo tutto o quasi. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; mso-outline-level: 4;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: 10pt; color: black; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;">A Porto di Mare sale sta tizia, alta con un piumino nero corto,  strizzato in vita da una cintura a fascia elastica. Nonostante ci sia posto a sedere rimane in piedi e il suo culo mi saluta nei jeans. Lo vedo nudo, fresco come due tonde guance la mattina. Lei mi sta davanti di schiena con le gambe divaricate, non porta tacchi ( ho già detto che è alta?), addosso ha un paio di sneakers bianche. E oltre le lenti scure dei miei occhiali da sole io vedo. Vedo la V rovesciata delle sue cosce che al culmine converge in due lembi ricoperti di peluria. Io quasi quasi ci infilo un dito, lo faccio scivolare dentro e l’aggancio.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; mso-outline-level: 4;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: 10pt; color: black; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;">Bella che sei. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; mso-outline-level: 4;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: 10pt; color: black; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;">Sì, spostati i capelli dal collo che te lo mordo. </span></span><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: 10pt; color: black; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;">Rimani lì, in piedi tanto da seduta io magari sono anche all’altezza giusta per leccartela e farti un buffetto sulle chiappe. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; mso-outline-level: 4;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: 10pt; color: black; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;">Il vagone si ferma con un singhiozzo. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; mso-outline-level: 4;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: 10pt; color: black; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;">Oscilliamo tutti ma io ti ho agganciata e mi viene un ghigno mentre ti appoggi a me e dondoli, appesa: una scimmietta con il pelo solo là, tutto per me. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; mso-outline-level: 4;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: 10pt; color: black; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;">Il mio dito è il batacchio di una campana che ti suona dentro. Din-don, din-don. didididiiiin dididididi-diiiiinnnnn. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; mso-outline-level: 4;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: 10pt; color: black; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;">Sei gnocca, anche se ti vedo dietro le lenti scure.  </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; mso-outline-level: 4;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: 10pt; color: black; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;">Scendi in Crocetta. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; mso-outline-level: 4;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: 10pt; color: black; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;">Buongiorno culo. Bella che sei. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; mso-outline-level: 4;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: 10pt; color: black; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;">Con la storta in testa, la patina in bocca io ti ho fatto venire ad ogni fermata. Un sibilo e le porte si chiudono. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; mso-outline-level: 4;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: 10pt; color: black; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;">Tu non lo sai. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; mso-outline-level: 4;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: 10pt; color: black; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;">Mi sistemo il foulard di seta al collo, mi alzo per scendere alla mia fermata. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; mso-outline-level: 4;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: 10pt; color: black; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;">Il tuo culo mi sa di sì. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; mso-outline-level: 4;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: 10pt; color: black; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;"></span></span><span style="font-family: Calibri;"></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal; mso-outline-level: 4;"><span style="font-size: 10pt; color: black; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;"><br />
</span></p>
<p></span></p>
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		<title>fast food/fast fist</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Oct 2008 21:42:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>abeggi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quotidiano sotto un braccio, borsa con il portatile sull&#8217;altra spalla. Nel suo tailleur grigio non lascia spazio a dubbi: è una donna in carriera e si spazienta in coda al Mac Donald&#8217;s. In realtà non è l&#8217;attesa ad infastidirla, quanto la coppietta di ragazzini che la precede di turno e che non smette di palpeggiarsi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quotidiano sotto un braccio, borsa con il portatile sull&#8217;altra spalla. Nel suo tailleur grigio non lascia spazio a dubbi: è una donna in carriera e si spazienta in coda al Mac Donald&#8217;s.</p>
<p>In realtà non è l&#8217;attesa ad infastidirla, quanto la coppietta di ragazzini che la precede di turno e che non smette di palpeggiarsi, limonare, scambiarsi sguardi che trasudano ormoni.</p>
<p>&#8220;Smettetela!&#8221; è questo che sta per dirgli. Si morde il labbro inferiore mentre lui infila i polpastrelli nel jeans a vita bassa della sbarbina. In due non fanno trent&#8217;anni.</p>
<p>Carola passa il peso da un tacco all&#8217;altro, cercando di tenere lo sguardo sui menù retroilluminati in alto. La coppietta non si scolla, la felpa a stelline di lei si fonde con la maglia a teschi di lui, in un&#8217;orgia di texture e grafica.</p>
<p>Nel caos dell&#8217;ora di punta in zona Duomo con il sottofondo di Radio Mac Donald&#8217;s sente che il respiro della ragazzina si fa più affannoso, intervallato da risolini, mentre lui cerca di portarle via il chewing gum a colpi di lingua e morsi leggeri. Braccialetti di plastica colorata, polsini di spugna, orecchie trapuntate di piercing in un groviglio. Gli altri clienti in coda sembrano non farci caso, ma Carola è talmente vicina a loro che ne sente l&#8217;odore: vaniglia e lacca per capelli mista a fumo di sigaretta.</p>
<p>La saliva dei loro baci aumenta l&#8217;acquolina di Carola. Ma è un appetito che non si placherà con McRoyal Deluxe.</p>
<p>&#8220;Insomma, basta! Eccccheccazzo!&#8221; le è proprio scappato di bocca, ha stretto a sé la borsa con il portatile, li ha scartati e si è piazzata in pole position alla cassa, oltrepassandoli e cercando di aggrapparsi al bordo smussato del bancone.</p>
<p>Dopo un primo momento di stupore, mentre sono ancora mezzi avvinghiati, scoppiano a ridere. Carola si volta indietro: le guance in fiamme, il mento ha un leggero tremolio.</p>
<p>&#8220;Ketchup? Maionese? Signora&#8230; vuole qualche salsa con il menù?&#8221;</p>
<p>Le culottes in seta di Carola sono talmente zuppe che se le sente leggermente penzolare tra le cosce,  amplificando la sua eccitazione, sipario umido e stimolante.</p>
<p>I ragazzi la guardano noncuranti, anzi no, con un tono quasi compassionevole.</p>
<p>Carola si passa le dita nervose dietro l&#8217;orecchio e finge di domare una ciocca di capelli. Riprende il contegno e si rivolge nuovamente alla cameriera.</p>
<p>&#8220;N-no grazie, sono a posto così&#8230;&#8221;</p>
<p>==============================</p>
<p>Renata ha un sussulto. Carola le corre incontro sulla via che ancora un po&#8217; perde per strada la borsa con il computer. Tacchetta veloce sul marciapiede. Si abbracciano, ma Carola non allenta la presa e fa scendere una mano sul suo sedere. Le dita si aprono a ventaglio e si richiudono saggiando il gluteo sodo di Renata. &#8220;Carola, che fai?&#8221; . Le unghie con il french perfetto di Carola si tuffano nei capelli corti e fitti,  si posano sulla nuca e guidano la testa ed il volto di Renata verso il suo. La stringe in un bacio a bocca spalancata, le spinge la lingua dentro, le insinua un dito fra le natiche. Carola si scopre improvvisamente audace e intraprendente.</p>
<p>&#8220;Cazzo, fai? &#8221; Renata si divincola. &#8220;Per strada? Carola,  ma sei pazza?&#8221; si passa il dorso della mano ai lati della bocca per pulirsi dalla saliva. &#8220;Se qualcuno ci vede? I vicini, qualcuno insomma..eppoi che schifo hai mangiato? Lo sai che ti voglio magra&#8221;</p>
<p>&#8220;Ma proprio per una butch dominante e vegetariana dovevo perdere la testa?&#8221; Carola mette il broncio poco convinta e cerca di riavvicinare il viso all&#8217;amante. Allunga il mento, socchiude le labbra, ripensa alla tensione erotica dei due ragazzini al Mac.</p>
<p>&#8220;Insomma, basta! Eccccheccazzo!&#8221; Renata, visibilmente infastidita, la precede apre il cancello e si avvia verso l&#8217;androne del condominio. Carola la segue come un cucciolo in punizione, la coda umida di seta tra le gambe.  L&#8217;antico piacere di essere dominata e questo nuovo stimolo a prevaricare e ribellarsi.</p>
<p>==============================</p>
<p>Le ha infilato prima tre dita poi una quarta e alla fine le è scivolata dentro con tutta la mano. Veloce. A Carola è sembrato tutto davvero molto veloce e le ha strappato un lamento spasmodico che l&#8217;ha distolta dal suo compito. &#8220;Brava la mia bambina, bella dilatata&#8230; dove vai? Torna qui, continua , sì continua a succhiare e racconta alla tua padrona tutto&#8221; con la mano libera guida la testa di Carola nuovamente verso il suo sesso.</p>
<p>L&#8217;orgasmo ha sconquassato Carola così tanto che quasi non la sente quando Renata le sussura &#8220;Basta, non ci possiamo più vedere, né farci vedere, è un ordine&#8230;&#8221;</p>
<p>Carola, si scuote dal torpore, un flashback l&#8217;assale e si lancia in una corsa ad ostacoli tra scarpe con il tacco, mazzi di chiavi, giacca a rovescio, jeans insaccati. L&#8217;immagine di stelline-teschi-stelline-teschi e vaniglia-sigaretta-fumo-fritto-cetriolo-formaggio-vaniglia-fumo-lacca la spinge attraverso il corridoio. Si rivede sfacciata e coraggiosa mentre in pubblico, alla luce del sole, caccia la lingua in bocca e palpeggia la sua padrona.</p>
<p>Entra in bagno, cattura il suo sguardo riflesso nello specchio e non è più la docile Carola.</p>
<p>Dalla stanza da letto Renata avanza le sue richieste: &#8220;Hai fatto un grosso errore, bimba, grosso grosso errore, nessuno deve sapere e tu sei stata cattiva e per l&#8217;ultima volta io ti punirò, vieni qui e inginocchiati e rendimi omaggio con la tua bocca, piccola troietta bulimica&#8230;&#8221;</p>
<p>E&#8217; entrata prima con tre dita poi una quarta ed infine con tutta la mano. E&#8217; uscita con un solo conato di vomito.</p>
<p>&#8220;Eppoi, cazzo, Carola  &#8211; chissà che schifo ti sei mangiata&#8221;</p>
<p>Listening to Marilyn Manson &#8220;Eat me, drink me&#8221;</p>
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		<title>polifedeltà</title>
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		<pubDate>Tue, 06 May 2008 14:53:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irrisolta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“La mia ex ed io siamo ancora in buoni rapporti. E’ per lei che sono sbarcata a Milano. Un anno e mezzo d’amore” Margherita è un fiume in piena e decide di confessarsi sul lettino. Di una estetista. “Poi mi ha lasciata, malamente, ma resta forse l’unica vera mia amica qui. Certo, da qualche mese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“La mia ex ed io siamo ancora in buoni rapporti. E’ per lei che sono sbarcata a Milano. Un anno e mezzo d’amore” Margherita è un fiume in piena e decide di confessarsi sul lettino. Di una estetista. “Poi mi ha lasciata, malamente, ma resta forse l’unica vera mia amica qui. Certo, da qualche mese sta con un’altra, che pare non sia nemmeno dichiarata &#8211; Pensa, proprio oggi ho sentito Sandra, la mia ex appunto, per chiederle un favore,”  Margherita aspetta la reazione di Claudia.</p>
<p>Prona sul lettino del centro estetico cerca di intuire dal vigore del massaggio se lei ne sarà scioccata o meno. Alle sue spalle Claudia risponde senza interrompere il massaggio:</p>
<p>“Ummmm… non fa per me”</p>
<p><em>Touchée. Eppure, tutto avrebbe fatto pensare che lei fosse gay…</em></p>
<p>“Cioè, intendo dire-“  Claudia si interrompe, versa un filo d’olio essenziale lungo la  schiena di Margherita e continua “con le mie ex non sono mai riuscita ad andare oltre a un saluto di buona educazione”</p>
<p>Margherita solleva la guancia dal lettino per sorriderle. Ora sanno entrambe e le attenzioni e i complimenti e le battute che si sono scambiate tra una pulizia del viso, una doccia ad alta pressione e un massaggio assumono un nuovo, piacevole, significato.</p>
<p>“Come sei messa giovedì sera?” Margherita socchiude gli occhi cullata dal massaggio e incalza “Ceretta. Completa.”</p>
<p>“Dopo controllo l’agenda-“</p>
<p>Le palme di  Claudia scivolano dalle scapole di Margherita fino alla zona lombare, indugiano sul coccige.</p>
<p>“Credo di poterti mettere sul tardi però, come ultimo appuntamento della giornata…”<br />
Il percorso delle mani termina con una carezza accennata fra le natiche lucide e morbide.</p>
<p>===========================<br />
Claudia solleva con una mano la caviglia di Margherita e con l’altra le guida il ginocchio che si  flette. Margherita sente la pianta del piede poggiarle sul polpaccio liscio, in una posizione quasi di yoga.<br />
Si possono guardare negli occhi, chiacchierando liberamente. Ogni strappo è stato una gradevole tortura, che le ha risalito le gambe, solleticando le ginocchia, fino alle cosce.</p>
<p>Claudia soffia sulla spatola, la mano a coppa per non far gocciolare la ceretta calda. Si china per la seconda volta sul monte di venere di Margherita. Il velo tiepido di cera vicino alle grandi labbra le scalda anche i piedi. Il perizoma di tessuto-carta le sfiora il clitoride, blandendo lo sfintere.</p>
<p>“Te la faccio bella sgambata anche da questa parte…” Margherita annuisce. Il suo sguardo si è perso sul camice di Claudia, curva su di lei. E’ più sbottonato del solito e la macchia di ceretta rosa sul bavero sembra proprio indicare il neo che ha sul collo. I polpastrelli levigano la striscia depilatoria per farla aderire meglio. Debordano, sfiorando le piccole labbra. Margherita sente il pertugio dischiudersi pronto ad accogliere dentro di sé le dita di Claudia.</p>
<p>Lo strappo è deciso e una fitta  fulmina l’addome di Margherita. L’estetista immediatamente preme indice e medio sulla parte depilata per contenere il dolore.</p>
<p>Qualche secondo di pressione ma il sesso di Margherita è troppo invitante per lei e anulare e mignolo  stanno già lisciando la spaccatura tumida.</p>
<p>“Sei tanto bella, Margherita…”</p>
<p>“Grazie a te e alle tue mani miracolose”</p>
<p>I loro visi si avvicinano, le dita di Claudia ancora frugano in cerchi  passando dal lembo del clitoride per poi tuffarsi dentro Margherita, che la fissa senza parole. Finalmente si baciano, lingue che esplorano, denti che mordicchiano. Saliva, fremiti, panno carta stropicciato, ansimi. Claudia si affaccia davanti alle cosce aperte, titilla ancora con tre dita la figa di Margherita, l’aggancia spingendole dentro un altro dito, manovra la sua vagina che elastica l’accoglie e la divora per contrastare il dolore della dilatazione forzata.</p>
<p>Caccia uno strillo quando viene e affonda gli incisivi nella spalla di Claudia, smagliando il tessuto del suo camice.</p>
<p>===========================</p>
<p>“Sandra, grazie ancora e scusa il disturbo, domani mi arriva la lavatrice nuova così non ti scoccio più.”</p>
<p>“Figurati, è un piacere rivederti. Ti trovo in gran forma!</p>
<p>“Sì, dài, non mi posso lamentare.”</p>
<p>“Sei sempre più bella” Sandra le fa l’occhiolino e aggiunge “anche se da donna impegnata questo  non potrei dirtelo”</p>
<p>Con  vago imbarazzo ripiegano insieme in una sorta di quadriglia l’ultimo lenzuolo pulito.</p>
<p>“Marghe, però ora, in compenso,  mi aiuti a stendere il mio di bucato, ok?” Sandra afferra la cesta di plastica con i panni umidi e si dirige verso il terrazzino.</p>
<p>Ed è passando in cucina che Margherita intravede, poggiato sulla sedia, il camice. Un piccolo strappo a  L sulla spalla, la macchia sul collo di ceretta rosa.</p>
<p>“E tu ti vedi con qualcuna?”</p>
<p>Margherita giocherella con la molletta.</p>
<p>“N-no.”</p>
<p>Sandra gliela ruba per stuzzicarle bonariamente la t-shirt all’altezza del capezzolo.</p>
<p>“Ogni tanto ti sogno ancora sai,  Marghe…” le sfiora l’avambraccio liscio.</p>
<p>Scopano sul pavimento della cucina. Sotto la bandiera strappata e macchiata del camice.</p>
<p>Listening to &#8220;Great DJ&#8221; The Ting Tings</p>
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		<title>secret in a bottle</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Apr 2008 16:20:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irrisolta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sposata. Avrebbe dovuto capirlo subito. Fin dalla sera dell’addio al nubilato. ========================= “E’ ufficiale: io, l’aspirante sposina, sono ubriaca!” “Carla, sei aspirante nel senso che glielo succhi?” Risata generale. “No, mia cara… anche perché non so fare pompini!” Tacchi e decolleté al galoppo sotto la tavolata. L’agriturismo vibra del tifo da stadio di una ventina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sposata. Avrebbe dovuto capirlo subito. Fin dalla sera dell’addio al nubilato.</p>
<p>=========================</p>
<p>“E’ ufficiale: io, l’aspirante sposina, sono ubriaca!”<br />
“Carla, sei aspirante nel senso che glielo succhi?”<br />
Risata generale.<br />
“No, mia cara… anche perché non so fare pompini!”<br />
Tacchi e decolleté  al galoppo sotto la tavolata. L’agriturismo vibra del tifo da stadio di una ventina di ragazze, tra gridolini e sberleffi. Sulla tovaglia sono sparsi biscotti con forma fallica, preservativi colorati, macchie di vino e cibo.</p>
<p>Nel caos della serata, tra un prosecco casereccio e un piatto di bigoli in salsa Raffaella si avvicina alla quasi-sposa.<br />
“Allora, cos’è questa storia dei bocchini?”</p>
<p>Carla, con lo sguardo appannato e un cazzetto disegnato sulla guancia le getta le braccia al collo singhiozzando e ridendo. E&#8217; ubriaca, come tre quarti delle presenti al festino.</p>
<p>“Raffa…” si  asciuga il moccio con l’orlo della maglietta in lurex “c’ho provato, ma mi fa schifo”<br />
“Fumiamoci sopra, usciamo un attimo” Carla è troppo sbronza per accorgersi che l’amica ha afferrato la bottiglia di prosecco semivuota.<br />
Una volta sotto al porticato è Raffaella che incalza.<br />
“Ma almeno in bocca a Nicolò gliel’hai preso?”</p>
<p>Carla si porta la mano davanti alla bocca ridacchia scuotendo  i riccioli castani in segno di diniego.<br />
Raffa ghigna e si accende la sigaretta : “Abbiamo un problema Huston”</p>
<p>Dalle labbra delle due ragazze si spande il fumo, c’è umidità in campagna, ma sedute sulla panca si scaldano, si fissano le scarpe, si prendono a braccetto, poggiano la testa al muro e soffiano verso l’alto i pensieri. L&#8217;ebbrezza le ha rese mistiche, il vino ha sciolto le inibizioni.</p>
<p>“Il suo cazzo-“<br />
“Raffa!”<br />
“Ok, il cazzo di un uomo – Carla sei proprio una bigotta, lasciatelo dire – devi immaginarlo come se fosse un concentrato di Nicolò.”<br />
Carla annuisce tirando un’altra boccata.<br />
“Un piccolo Nicolò, insomma. E’ tascabile e quindi puoi baciarlo e leccarlo come faresti quando limoni con Nicolò <em>grande</em>. Per questo è tutt’altro che schifoso, anzi è come baciare la sua parte più concentrata. Lo diciamo sempre che gli uomini sono dei cazzoni, no?”<br />
“Sì hai ragione” ridono. Ridono fuori anche l’alcool.<br />
“Ecco. Puoi iniziare con una sega incompleta, una <em>sega interrupta</em>, per così dire, poi avvicini la bocca ma lo torturi un po’ di piccoli baci, nel frattempo puoi  palpargli il culetto” Le mani di Raffaella, sempre reggendo la sigaretta, mimano le due semifere dei glutei. &#8220;Arruffagli il pelo dell&#8217;uccello con dei soffi, carezzagli le palle, che ne so&#8230;&#8221;<br />
“Sì, ma io a questo ci arrivo. E’ dopo che mi blocco!” Carla si dondola sulla panca, spazientita nella suo abito-parodia da sposa.<br />
Lanciano i mozziconi verso il ghiaino oltre il portico. Controllano che nessuno si affacci per reclamarle all&#8217;interno dove i brindisi continuano a gran voce.</p>
<p>“Allora, usa questo simulatore” la bottiglia posata ai piedi di Raffaella magicamente compare alla vista di Carla che l’afferra un po’ perplessa.<br />
“Chiudi gli occhi e metti il collo della bottiglia in bocca, poco, ok così va bene. La lingua si stende morbida attorno al cazzo, ci sei? Non irrigidirla, morbida, calda che avvolge il palo”<br />
Carla alza il pollice e le palpebre verso la maestra. Il cazzetto disegnato sulla guancia di Carla è sbavato e i brillantini del trucco le sono scesi sul mento. Una lolita carnevalesca sfatta, ma pur sempre sensuale.<br />
“Ora puoi gustarti Nicolò in miniatura e con la lingua sentirai le sue vene, la pelle tesa, il potere e la forza tutti concentrati lì. Brava… Sì&#8230; A lui piace quando glielo stringi alla base leggermente” Raffaella guida la mano di Carla e le chiude il  pollice e l’indice attorno al collo della bottiglia “E’ un massaggio, ecco, brava ora fagli dei succhiottini qui sul filetto di pelle, in punta“ Carla avvicina le labbra al cilindro di vetro e non vede  Raffaella che tuffa la mano libera sotto la gonnellina e si preme in mezzo alle gambe. Si sta masturbando, mentre insegna a masturbare. Il pensiero la infiamma ancora di più, tanto che ha un sussulto sulla panca e Carla la sorprende a leccarsi le dita che poco prima erano sotto il tessuto della gonna.</p>
<p>Raffaella le fa l&#8217;occhilino le posa l&#8217;indice umido e odoroso alle labbra per intimarle di star zitta. Sarà il loro segreto. Carla succhia il dito di Raffaella per suggellarlo.</p>
<p>&#8220;Il gioco <em>impara a fare pompini ché tra una settimana ti sposi</em>. Ti piace vero?&#8221; Raffaella divarica sempre di più le gambe per toccarsi meglio. Si rivolge ancora all&#8217;amica seduta di fianco a lei sulla panca, con la bottiglia tra le mani, vicino al viso.</p>
<p>“Lo senti che la saliva ti sta inondando la bocca ? Così è anche più facile fare su e giù…Ok, brava, riprendi e  ogni tanto staccati dal ciuccio e dagli una leccatina, ché a Nic piace”.</p>
<p>Le risa e i rumori della cucina si amplificano sotto il portico, ma persino il bastardino del proprietario dorme accoccolato vicino all’ingresso dell’agriturismo.</p>
<p>“Continua, Carla” Raffaella con la mano libera arruffa i ricci dell’amica che ha ricominciato l’esercizio arrotolando la lingua sul fallo di vetro smeraldo.<br />
Entrambe seppure ubriache e con gli occhi chiusi sono consapevoli del piacere dell’altra. Fradice fra le cosce. Bocca e bottiglia di prosecco da una parte, la propria voce e le dita dall’altra parte.<br />
“Nic si eccita se con la punta della lingua gli ripassi tutto attorno alla cappella, hai presente? Come quando lecchi il bordo del vasetto di yogurth…”<br />
Carla è stordita dall’alcol, china sulla bottiglia il cui vetro oramai si è intiepidito. Eccitata dalla voce di Raffaella che ora respira con affanno seduta accanto a lei.<br />
“A Nic pia-ce, sì, piace tantissimo, lui gode quando fai così…e&#8230; e&#8230; godo, godo anch’io”</p>
<p>=========================</p>
<p>Divorziata. Forse anche da prima che Nicolò la lasciasse con un biglietto che diceva soltanto “Pensavo di farcela, ti prego fai inviare la posta e le mie cose all’indirizzo di mia sorella Raffaella”</p>
<p>Listening to &#8220;Secret&#8221; Madonna</p>
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		<title>(contro)natura</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Apr 2008 10:42:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irrisolta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[contro natura]]></category>
		<category><![CDATA[incesto]]></category>
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		<category><![CDATA[suicidio]]></category>

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		<description><![CDATA[Ancora una volta stai su di me. Carezzi il mio viso, parli, ricordi. La mia memoria è più corta della tua. Insegnamenti di vita. “E’ la natura” Mi indicasti un merlo con il verme nel becco “E’ la natura” Stringesti la mia mano mentre il cane montava la madre che l’aveva generato “Non c’è niente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora una volta stai su di me.</p>
<p>Carezzi il mio viso, parli, ricordi.</p>
<p>La mia memoria è più corta della tua.</p>
<p>Insegnamenti di vita.</p>
<p>“E’ la natura”</p>
<p>Mi indicasti un merlo con il verme nel becco</p>
<p>“E’ la natura”</p>
<p>Stringesti la mia mano</p>
<p>mentre il cane montava la madre che l’aveva generato</p>
<p>“Non c’è niente di male”</p>
<p>Sono passati anni, papà.</p>
<p>Il verme è il tuo-</p>
<p>Mamma ha il becco. Chiuso.</p>
<p>Io vado contro.</p>
<p>Contro natura.</p>
<p>E tu mi sopravvivi.</p>
<p>Ancora una volta.</p>
<p>Per tutte le volte che mi hai ucciso.</p>
<p>Ancora una volta.</p>
<p>Affacciato a una lapide.</p>
<p>Stai su di me.</p>
<p><img src="http://farm4.static.flickr.com/3245/2288409278_24d56e244c.jpg?v=0" height="300" width="400" /></p>
<p>Listening to &#8220;97&#8242; Bonnie &amp; Clyde&#8221; Tori Amos &#8211; Strange Little Girls</p>
<p>Reading &#8220;Spoon River Anthology&#8221; Edgar Lee Masters</p>
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		<title>perischerzo</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Apr 2008 15:46:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irrisolta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Olga sta quasi per richiamare l’attenzione di Tiziana e raggiungerla, ma decide improvvisamente di seguirla a distanza. Anzi, per confondere ulteriormente le cose la chiama al cellulare. Chissà la sua faccia quando mi vedrà qui, già a casa! “Stellina, ciao” “Ho appena parcheggiato sotto casa, tu a che punto sei?” “Sono ancora in ufficio” mente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Olga sta quasi per richiamare l’attenzione di Tiziana e raggiungerla, ma decide improvvisamente di seguirla a distanza.<br />
Anzi, per confondere ulteriormente le cose la chiama al cellulare.</p>
<p><em>Chissà la sua faccia quando mi vedrà qui, già a casa!</em></p>
<p>“Stellina, ciao”<br />
“Ho appena parcheggiato sotto casa, tu a che punto sei?”<br />
“Sono ancora in ufficio” mente Olga<br />
“Quindi ritarderai per la nostra cena…”<br />
Olga lancia  un’occhiata alla bottiglia di champagne nella busta di carta decorata.<br />
“Faccio il possibile, Titti. Sto aspettando una risposta da Girardelli, ti ricordi quel cliente…”</p>
<p>Vuole tenerla al telefono perché Tiziana ha improvvisato una goffa danza: una mano occupata con la sporta della spesa, l’altra con il laccetto del sandalo sul tallone, il sedere sporto in fuori, il tacco a mezz’aria puntato come un’arma e il cellulare stretto fra orecchio e spalla.</p>
<p>Tiziana cammina quasi zigzagando mentre Olga, a una cinquantina di metri, la segue a piedi intrattenendola al telefono,  accorciando le distanze.</p>
<p>“Ollie, sono quasi al portone di casa”</p>
<p><em>Lo vedo tesoro, lo vedo</em></p>
<p>“Quando parti dall’ufficio fammi uno squillo così mi regolo per i tagliolini”<br />
“A dopo, stellina, un bacio”</p>
<p>Pochi passi le dividono. Tiziana poggia il sacchetto della spesa a terra, davanti al portone di vetro. Rovista nella borsa alla ricerca delle chiavi ed è allora che Olga, seminascosta dietro un bosso del giardino condominiale  si accorge di un dettaglio.</p>
<p>Sotto il tessuto della gonna di Tiziana l’orlo dello slip sulla natica destra le è scivolato verso il centro, creando un effetto perizoma asimmetrico.</p>
<p>Le cuciture dello slip le solcano il fondoschiena come un segno di spunta a “V”, ma il gluteo di destra è praticamente nudo e la stoffa della gonna è a contatto con la pelle di Tiziana.</p>
<p>Olga  serra istintivamente le cosce cercando di contenere il calore che le esplode dal sesso. Tentenna quando si rende conto che Tiziana è in portineria e sta percorrendo il tratto di guida in moquette verso l&#8217;ascensore. Deve fare in fretta se la vuole cogliere di sorpresa.</p>
<p>Scatta la rincorsa, con l’interferenza della nonnina del quarto piano che Olga incrocia e saluta con un sorriso frettoloso.  La bottoniera dell’ascensore segnala la salita. Tre piani a piedi. Olga sente i capezzoli indurirsi mentre il seno le rimbalza ad ogni scalino.Agganciata al corrimano si proietta verso il pianerottolo successivo, la bocca aperta a inghiottire ossigeno, le narici espanse.</p>
<p>Con un suono metallico si apre la porta dell’ascensore, un fruscio di plastica, le chiavi tintinnano in mano a Tiziana. E&#8217; sulla soglia.</p>
<p>In un balzo Olga le è alle spalle per farle il solletico. Tiziana caccia un urlo. La sporta della spesa cade a terra con un tonfo. La mano destra le scatta al petto, istintivamente.</p>
<p>“Sei tu! Stronza!” Un respiro di sollievo.</p>
<p>Ridono, ma le pupille di Tiziana sono ancora dilatate dalla paura.</p>
<p>“Titti, scusami era solo uno scherzo, non ho resistito &#8211; aspetta ti aiuto”</p>
<p>Tiziana è accosciata a raccogliere parte della spesa, fuoriuscita dal sacchetto.</p>
<p><em>Riecco il segno dello slip</em></p>
<p>Olga avvampa  e fantastica dell’orlo elastico cucito a zig zag. Lo “vede” sormontare il gluteo per infilarsi di sghembo nell’insenatura del sedere a mezz’aria di Tiziana Lo immagina percorrere un arco che preme sulle grandi labbra, solleticandole la base del clitoride. Socchiude gli occhi e le pare di percepire l&#8217;odore di fibra umida.</p>
<p><em>Invisibile piccola tortura!</em></p>
<p>“Stellina, all’antipasto ci penso io”</p>
<p>Tiziana la guarda con aria  stupita e le posa un bacio  sulla bocca</p>
<p>“Scherzi? Ollie, tu sei negata-“</p>
<p>“Tieni addosso lo slip.”</p>
<p>Tiziana in automatico si passa le mani sul fondoschiena, accenna a sistemarsi la mutandina sotto la gonna.</p>
<p>“Lascialo com’è. Mangiamo a letto. Non sto scherzando”</p>
<p>Listening to &#8221; 1 2 3 4 &#8221; by Feist</p>
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		<title>le amanti</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Mar 2008 12:24:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irrisolta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Lui non la lascerà mai” Confidenze da aperitivo milanese. Rossana ruba stralci di conversazioni vicine, rimestando le cannucce nel suo mojito. La guancia affonda nella mano e l’occhio torna sull’orologio. Laura è in ritardo. Come sempre. “Ciao Amore!Scusa il ritardo” Un bacio all’angolo della bocca. Laura arriva come una folata di vento per sedersi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Lui non la lascerà mai” Confidenze da aperitivo milanese.<br />
Rossana ruba stralci di conversazioni vicine, rimestando le cannucce nel suo mojito. La guancia affonda nella mano e l’occhio torna sull’orologio. Laura è in ritardo. Come sempre.</p>
<p>“Ciao Amore!Scusa il ritardo” Un bacio all’angolo della bocca. Laura arriva come una folata di vento per sedersi di fronte a lei.</p>
<p>“Per me un Sex on the beach, grazie &#8211; Roxy, sapessi che venerdì è stato oggi in agenzia! Ma sto spaccando, tesoro. Ho preso due clienti e Dario, il senior, te lo ricordi?”</p>
<p>Rossana annuisce carezzandosi la nuca rasata, di sottecchi attraverso il ciuffo biondo.</p>
<p>“Ecco, Dario mi ha chiamata nel suo ufficio un’ora fa per farmi i complimenti!” Allunga la mano sul tavolino per stringere quella di Rossana.</p>
<p>“Vado a cena con i capi olandesi domenica sera. Poi lunedì abbiamo le firme dei contratti”</p>
<p>Le foglie di menta hanno vestito i cubetti di ghiaccio. E’ questo quello che pensa Rossana, mentre con i polpastrelli fa girare il suo bicchiere con l’ultimo fondo di mojito.</p>
<p>”Amore per questo sono arrivata in ritardo, ti prego non farmi il broncio…”<br />
“Brava, sono molto orgogliosa di te, stellina” si sporge sul tavolo tendendo il mento e la bocca verso quella di Laura. Non la può baciare in pubblico e quindi bruscamente Rossana è costretta a ritrarsi.</p>
<p>Inghiotte il bacio, la lingua calda torna a riposo. E il mojito è finito.</p>
<p>“Non la lascerà mai. Mai! Maaaaiiii!”</p>
<p>Una delle due donne sedute al tavolino a fianco si alza in piedi di scatto, afferra la borsetta ed esce dal locale. L’amica scoraggiata raccoglie la giacca dalla sedia, quasi scusandosi con i presenti, tende alcune banconote alla cameriera e segue l’amica all’esterno del locale.</p>
<p>Laura ridacchia “Certo che noi donne siamo tutte un po’ sclerate, vero?”</p>
<p>Rossana sgancia un sorriso di convenienza. E’ troppo occupata a osservare l’ovale di Laura, per ascoltarla. Il bacio che avrebbe voluto darle, ed invece ha ingoiato, le è sceso fino alla vulva. Pulsante.</p>
<p>“Allora, ti dicevo dell’agenzia, no?…”</p>
<p>===========================</p>
<p>“Sei bellissima”</p>
<p>“Roxy, anche tu lo sei, anzi tu sei più bella di me! Guardati”  Laura posa l’ombretto sul bordo del lavabo e porge le labbra a Rossana per un lieve bacio.<br />
Le solleva il mento per far prendere al suo viso la luce migliore davanti allo specchio.<br />
“Lo vedi, sciocchina? Senza un filo di trucco: tu sei bellissima così!”<br />
“Invece io” continua allungando la bocca in una O stretta e lunga per applicare meglio il rossetto “ho bisogno di  colorarmi un po’” le strizza l’occhio, civettuola.</p>
<p>Rossana la cinge attorno alla vita, poggiando il suo mento sulla spalla di Laura. Le solleva i capelli per baciarla sul collo, incrociando il suo sguardo di tanto in tanto nello specchio.</p>
<p>“Amore, per favore, su… gli olandesi…stasera,  sono con i tempi tiratissimi” Laura ride solleticata dalla lingua di Roxy e si sciacqua le mani  facendo attenzione a non schizzare la camicia nera.</p>
<p>“Fanculo i fiamminghi, dammi un bacio, dài”<br />
I baci di Rossana diventano più mordaci, rigira Laura per i fianchi, fissa la sua bocca truccata. Sposta le mani, le strizza un seno fasciato nel pizzo e la puntella contro il lavandino. Il getto d’acqua è ancora aperto. Laura tiene la testa di Rossana tra le mani bagnate, trattenendola. Non vuole che lei la baci sulla bocca ma istintivamente le spinge i fianchi, offrendole l’accesso ai pantaloni. Quando afferra il bordo di ceramica per non sussultare Laura china il capo in avanti</p>
<p>“Amore no, ti prego… Oddio”</p>
<p>Rossana le ha già slacciato i pantaloni, accompagnandoli alle caviglie. Ansimando risale lungo le gambe, abbassa il collant e lo slip sotto le natiche, quel tanto per permettere alla lingua di farsi strada verso il suo sesso. La solletica, spinge con il naso sul monte di venere, inclina il capo e le tiene divaricate le cosce, insinuando indice e medio oltre il sipario delle piccole labbra. In ginocchio, prende respiro, sbuffa, mugola, la mangia, si rituffa nella peluria.  Rossana è l’agnello che si allatta e succhia, spinge, succhia ancora, morde.</p>
<p>Cedono quasi insieme.</p>
<p>Laura è inerme, le ginocchia in spasmo le tremano, il collo è insaccato nelle scapole, le nocche sbiancano nella presa sul bordo del lavello. La bocca irrorata di saliva è come il suo pube.</p>
<p>L’acqua continua a scorrere dal miscelatore.</p>
<p>Rossana si rialza prende con forza il viso di Laura tra le mani e la bacia finalmente sulla bocca. Alla fragranza dei cosmetici si sovrappone il gusto salmastro della linfa sessuale.</p>
<p>“Sono in ritardo, amore”<br />
“Come sempre, tanto”<br />
“Devo scappare&#8221; Laura si tira su slip e collant per rivestirsi &#8220;Oh cazzo, il trucco!”soffoca l’imprecazione nell’asciugamano umido e rovista poi nel beauty.<br />
Si scambiano uno sguardo attraverso lo specchio. Visi così diversi, macchiati però degli stessi colori.</p>
<p>“Ti chiamo un taxi, ché è meglio”<br />
“Sì, grazie, così non perdo tempo a cercare parcheggio &#8211; il cellulare aziendale è sul divano, usa quello”<br />
“Vi ringraziamo per aver chiamato Radiotaxi, i nostri operatori sono impegnati,  restate in linea per non perdere-Operatrice 970, Radiotaxi buonasera”<br />
“Buonasera vorrei un taxi in Via Vitali al 18”<br />
“Un attimo in linea, grazie”<br />
Musica d’attesa<br />
“Udine 14 in sette minuti”<br />
“Non la lascerà mai”<br />
“Come scusi?”<br />
“L’agenzia”<br />
“Signora…” ripete l’operatrice, scandendo per essere sicura “Arriverà il taxi Udine quat-tor-di-ci  in sette minuti”<br />
“…Mai. Non la lascerà mai”<br />
- Click – Con il cellulare ancora all&#8217;orecchio Rossana serra gli occhi.</p>
<p>Di là in bagno l&#8217;acqua ha smesso di scorrere.</p>
<p>Listening to &#8220;Sensual Seduction&#8221; Snoop Dogg</p>
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