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ciao
ho ricevuto un pvt sul mio blog
puoi scrivermi meglio alla mail che ti ho lasciato, ho due giorni di delirio ma venerdì sono da te
un abbraccio
monica
p.s.: sei anche su facebook? io sì
Cara Irrisolta, sono Chiara Oltolini, una redattrice del mensile “Glamour”. Sto preparando un articolo dedicato a come la versione digitale di ciascuno di noi possa cambiarci in meglio la vita. Nel senso sia di scegliere di mettere sul web la parte migliore di noi stessi sia di utilizzare l’online per arrivare dove la realtà non arriva e a quel punto di davvero esce il nostro lato migliore. Navigando in rete ho trovato Lei. Mi ha incuriosito tantissimo e mi sembra perfetta per il mio pezzo. Ha voglia di fare quattro chiacchiere?
Grazie anticipatamente!
Cordiali saluti,
Chiara OItolini
Chiara Oltolini
Glamour
piazza Cadorna 5
20121 MILANO
tel. 0039-02-85613231
fax 0039-02-86453259
coltolini@condenast.it
Erano già due giorni che quel gruppetto di bambini si posizionava proprio di fianco a me in spiaggia, quasi a farlo volutamente, forse era per il mio costume bianco strettissimo o più semplicemente perchè sono una gran bella donna, nonostante i miei 37 anni.
Litigavano in continuazione, per i motivi più stupidi e infantili, sembravano quei cuccioli di iena che si azzannano l’uno con l’altro, per giocare, credendo così di diventare grandi.
Ce n’era uno che rimaneva in silenzio a ridere degli altri, ogni tanto si girava sul telo cambiando posizione,interessato solo all’abbronzatura; il terzo giorno si abbassò anche il costume, potevo distinguere nettamente la linea che divide il culo, ancora bianco in cerca dei raggi; era una tortura a cui non potevo resistere per via del suo corpo ben dimensionato, perchè Carlo aveva deciso di rimanere a Milano per lavoro.Ogni tanto lo chiamavo per saperne di più e per non scomparire del tutto, perchè dovevo farlo, i soliti discorsi tra coniugi, domande meccaniche di cui conosci già la risposta.Quel ragazzo facendo finta di dormire ascoltava, sapeva che ero una donna sposata.Quello che piace di più a noi donne è il proibito, il mistero soprattutto, il nuovo: sarà a causa di centinaia di anni sotto sfruttamento e sottomissione.Iniziai a sbirciare anche io e non posso raccontarti i brividi di quando i nostri occhi si sono incontrati la prima volta, complici; non avevo ancora sentito la sua voce e il caldo infernale misto all’eccitazione mi spinse a fare un bagno, speravo che lui mi seguisse e infatti lo fece, ma distante il necessario per mettermi quel sensuale dubbio, che mi fece salire ancora di più la voglia di sapere chi fosse, di sapere di più sulla sua bocca.Quando ero abbastanza a largo mi voltai indietro per cercarlo, in mezzo alla folla, non c’era più, forse era quello in fondo, vicino al bagnino, no, il suo costume non era blu scuro, era nero.
- Splashhh!!! -
Me lo trovai di fronte, uscito dall’ acqua come un pesce, gli occhi verdi e rossi avevano catturato il colore dell’acqua e il sale.Dovette fare una lunga apnea, infatti con un filo di fiato mi sussurrò “liberami da questo asilo, dove mi sono rinchiuso”.
I suoi respiri affannati e pieni mi ricordavano quelli di un animale, un suono caldo.
La sera ci incontrammo senza troppe parole, era un silenzio tranquillo, non c’era bisogno di parlare per sapere cosa volevamo l’uno dall’altra, e viceversa; guardammo in alto e vidi la lunga scalinata che portava al ristorante sulla scogliera, discreto come mi avevano detto.
A metà ero già abbondantemente sudata e questo odore, oltre al profumo sicily, deve averlo fatto eccitare perchè mi strinse il braccio intorno alla vita, ci fermammo incollati per qualche minuto a scambiarci la saliva e le papille gustative, è molto importante per una donna ricevera baci, è il primo indizio sulla qualità da amatore di un uomo.
Quando mancavano solo cinque scalini ci accorgemmo che il ristorante era chiuso, dovevo aspettarmelo, sardi bugiardi.
Ero troppo stanca anche per scendere le scale, così andai a sedermi su uno splendido tavolino tondo, in marmo, all’interno del giardino rigoglioso che faceva da ingresso al locale; poteva essere un giardino, una foresta esotica, un resort in stile Marrakech, con la fontana al centro che zampillava senza tregua.Lui si sentiva in colpa senza motivo, chissà perchè, classico di un ragazzo che deve diventare uomo, quasi fosse il proprietario del ristorante chiuso.Stavo per accendermi una sigaretta comodamente quando l’accedino mi cadde di mano, proprio di fronte a me, di fornte a lui, tra noi; da cavaliere qual’era si abbasso e, mentre faceva quel percorso per porgermi l’oggetto, si accorse che non avevo le mutandine, quando rialzò la testa aveva il sorriso del calciatore che esulta dopo un gol.
Appoggio le sue labbra morbide sul mio ginocchio, dandomi carezze con la bocca, lentamente si dirigeva all’interno della coscia, con l’altra mano mi stringeva la caviglia e lentamente allargava il varco, presto ma senza fretta, senza opposizione si avvicinò all’inguine e fù in quel momento che tirò fuori la lingua, ora uomo stronzo e bastardo, non si decideva ad arrivare al dunque, godendo nel torturarmi ancora; goccie cadevano una dopo l’altra sul tavolino e sulla gonna.Ad un certo punto mi fece proprio arrabbiare, volevo essere posseduta lì e subito, ma lui si alzò e dopo avermi guardata negli occhi, stese le mani sull’ esterno delle rispettive cosce, si avvicinò sempre di più fino a che le nostre armi non si toccarono, le sue mani continuarono il viaggio spingendomi infine da dietro, avevano scoperto il mio culo morbido.
La sua testa si tuffo nel mio petto, baciandomi proprio al centro, poi sul collo come un vampiro, mentre una mano furtiva e silenziosa sposto il reggiseno dalla spalla, facendone cadere metà e scoprendomi un lampone, mi sentivo sua madre mentre lo allattavo, si divertiva a stuzzicarmi il capezzolo tra le labbra, un dolore paradisiaco.Lo spinsi distante e furiosa, come arrabbiata, master con il piccolo slave, per abbassagli la zip dei jean.Non lo guardai neanche, non mi interessavano le dimensioni, volevo solamente sentirlo , volevo farlo mio, ne avevo un gran bisogno, irrefrenabile e naturale, come la perla dentro alla conchiglia.Sentivo che qualcosa si stava allungando dentro di me, le creste mi stimolavano, ero la città di troia e lui il cavallo di Ulisse, pensavo che non avrebbe mai smesso di inoltrarsi in me, ma quando sentii dolore capiii che ormai era in un vicolo cieco.
Noi donne abbiamo bisogno di un movimento lento, sicuro e regolare, alternato ad alcuni scatti di violenta follia; non come quelle macchine che stampano giornali tutti uguali, perfette come un orologio svizzero.La perfezione stà nel disordine e lui aumentava in ogni secondo l’entropia del mio universo, dove sei adesso mio marinaio del piacere?
Fù qualcosa di libero, niente a che vedere col metronomo o con la matematica, lungo a sufficienza da non essere noioso e corto abbastanza da esaudire al più presto la mia voglia sfrenata.
Un grande caldo adesso era dentro di me, liquido, lo sentivo sotto le guancie e sulla fronte, mi aveva stappato le orecchie, e in quel momento…
ANGELICA!! ANGELICA SVEGLIATI!!! Siamo arrivati, vuoi rimanere sull’aereo??Per una volta che è puntuale dai..
Era troppo bello per essere vero, pensai con la faccia di mio marito di fronte a sbraitarmi.
Per fortuna che porto sempre in valigia il mio vibratore..
di Angelica Kilt
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Che ne pensi squaldrina?!Dimmelo adesso! Tu, che con un dito premuto, apri tute le porte.