buco nell’acqua
“Tina, ma che sorpresa! Quanto tempo!” Le due donne si salutano con un abbraccio. La più massiccia tiene le mani poggiate sulle spalle dell’amica e allontana il viso per osservarla meglio. “Quanti mesi saranno passati dall’ultima lezione?”. Tina si guarda i piedi nelle ciabatte di plastica. Per fortuna l’accappatoio le copre le gambe fino alla caviglia, i peli non si vedono. Rialza lo sguardo “Otto mesi, forse?”.
E’ suonato il campanello nello spogliatoio: il turno C di acquagym sta per iniziare. Posano gli accappatoi e sfilano veloci sotto le docce. Tina riacciuffa la sua corazza di spugna. Si vergogna. Il costume intero la costringe e le segna il sedere piatto, la cuffia la mortifica: tanto si è tagliata pure i capelli, potrebbe pure farne a meno. Non è grassa come Benedetta, ma in questi mesi di fermo si è appesantita, la vita non è più sottile, e poi quei peli sulle gambe…
“E con tuo marito come va? Oramai sarà un annetto buono che siete sposati” il donnone non da tregua a Tina, che vorrebbe solo scivolare invisibile in vasca. “Va bene” risponde e non mente, almeno sul fronte sessuale. Perché infatti Ezio negli ultimi tempi sembra averla riscoperta, con un appetito rinvigorito, nonostante il sovrappeso l’abbia sformata.
Un bambino strilla e annaspa sulla tavoletta galleggiante proprio mentre Tina scioglie l’accappatoio e si sfila le ciabatte nervosamente.
Unduettrequattcinsei…Conta sei passi per arrivare alla scaletta. Ma non la usa ed il settimo passo è un goffo balzello in acqua che le strizza le natiche, chiudendole lo sfintere.
Ed è davanti all’insegnante con il fischietto che Tina ripensa alle parole di Ezio:
“Resta così, ma che ti frega di quelle balene ad acquagym. La ceretta ti fa venire fuori i capillari, te l’ha detto anche il dottore, aspetta almeno ancora un po’, tanto è inverno. La piscina ti fa bene e poi in acqua, scusa, ma chi ti vede?”
“Ragazzeeee! Su bene con quelle ginocchiaaaaa” l’insegnante mima il movimento a bordo vasca. Le mezze sfere colorate delle cuffie ondeggiano a tempo, i muscoli lottano contro il liquido attrito.
Tina ha un flashback. Carponi sul copriletto turchese Ezio la copre, le infila le dita tra i capelli corti, le piega la testa in avanti. Tina in quei momenti può vedere il proprio seno penzoloni come un festone loffio dopo la festa in paese e può vedere le sue cosce: tozzi pilastri di un ponte, e quelle di Ezio che la puntellano da dietro con i testicoli che gli ciondolano ad ogni colpo di bacino. Potrebbero essere i suoi. Potrebbero fondersi con il suo pube e le sue gambe, perché sono mesi che Tina non si depila. E sono mesi in cui Ezio l’ha cercata con un nuovo desiderio rabbioso, quando prima anche da fidanzati quasi nemmeno la sfiorava. Ora invece la prende ogni sera con un’impellenza animale che l’ha portato a penetrarla praticamente sempre e solo nel culo. Ma è pur sempre desiderio, sesso e poi mi ama anche così.
Le sue gambe grosse e pelose, i suoi capelli corti (“Te li ha tagliati bene, sai, mi sa che vengo a farmeli anche io dalla Lia i capelli!”), il seno piatto e avvizzito. Il suo culo e le mani di Ezio che le afferrano le cosce, le tirano i capelli corti (“Ah no, io non posso, ché la Lia è salone solo per donna…”). Uomo-donna-uomo-donna-UOMO
“Tina! Tina!” Benedetta la sta scuotendo, con gli occhi fuori dalle orbite. Tina si riprende, ma tiene ancora il mento sul lo sterno e l’acqua sotto a lei è torbida. Il rimbombo della piscina la intontisce. In bocca ha sapore di cloro e l’acido dei succhi gastrici. Ha vomitato. In piscina. Porta la mano alla bocca, i polpastrelli sono rugosi. Le sue compagne di corso sembrano gabbiani a riposo sul pelo dell’acqua e la squadrano da lontano inebetite. “Venga, ce la fa? Piano, piano, usciamo, ecco” l’insegnante si è calata in vasca e si è ammansita, la guida delicatamente verso la scaletta, mentre Benedetta è già in piedi sul bordo e dispiega un accappatoio a mo’ di sipario contro sguardi inopportuni.
Ezio che la incula. Uomo. Tina si intravede nella chiazza d’acqua ai suoi piedi. Sembra un uomo. Un u-o-m-o. Vomita ancora.
“Che spavento ci hai fatto prendere! Cara, vuoi avvisare tuo marito? Ti riaccompagno io a casa, vuoi?”
Benedetta la osserva con apprensione. “No, non occorre, davvero. Avrò preso freddo” . “Beh, Tina…” Benedetta si porta le mani ai fianchi e continua in tono canzonatorio “mi dici che con tuo marito va bene, eee….” le fa l’occhiolino “sarai mica incinta!?” Su quello arriva l’insegnante in spogliatoio “Signora Brollo, abbiamo preso il numero di suo marito dalla scheda allievi, sa, per le emergenze-“ Tina la guarda sottecchi, i capelli crespi dopo il phon, gli occhi arrossati. Ha un conato residuo.
Un uomo. e poi mi ama così. Come sono. Un uomo.
E’ scossa dai singhiozzi ed ha il viso rigato di lacrime mentre chiede a Benedetta se ha un rasoio bic da prestarle. Fuori suo marito tenta invano di sbirciare l’ingresso dello spogliatoio maschile e contenere un’erezione.
Listening to “Come tu mi vuoi” Irene Grandi



bentornata nel mondo.
il tuo.
che non è vero…io impazzisco per le signorone grasse che fanno acquagym con mia moglie
questo post mi ha messo tristezza… non puoi scrivere un finale, tipo che lo lascia lui è felice con un lui e lei trova un lui che le passa le mani tra i capelli ricresciuti, che le lascia in pace il lato b…almeno per un pò
?
Tristessa anche a Mynkio…zi…
Quanto sei brava a scrivere, Irry.
Un duro colpo all’ego, anche al mio.
Ma sopravviverò, come sempre.
Ho sorriso, a denti stretti, e mi sono commosso.
Ma solo un po’.
Perchè i ragazzi non piangono.
Brava
che tu fossi brava a scrivere lo avevo sempre intuito..
la tua capacità di dare voce a certe sensazioni che tutte noi donne . ..abbiamo provato.. è veramente straordinaria..
Che mostro!
La scena finale ne fa un capolavoro. Un horror in piena regola.
Ho i conati pure io
Brava,
a questo punto l’accostamento al Verga è inevitabile.
… smettila!
ho detto al Verga, non alla Verga!