fast food/fast fist
Quotidiano sotto un braccio, borsa con il portatile sull’altra spalla. Nel suo tailleur grigio non lascia spazio a dubbi: è una donna in carriera e si spazienta in coda al Mac Donald’s.
In realtà non è l’attesa ad infastidirla, quanto la coppietta di ragazzini che la precede di turno e che non smette di palpeggiarsi, limonare, scambiarsi sguardi che trasudano ormoni.
“Smettetela!” è questo che sta per dirgli. Si morde il labbro inferiore mentre lui infila i polpastrelli nel jeans a vita bassa della sbarbina. In due non fanno trent’anni.
Carola passa il peso da un tacco all’altro, cercando di tenere lo sguardo sui menù retroilluminati in alto. La coppietta non si scolla, la felpa a stelline di lei si fonde con la maglia a teschi di lui, in un’orgia di texture e grafica.
Nel caos dell’ora di punta in zona Duomo con il sottofondo di Radio Mac Donald’s sente che il respiro della ragazzina si fa più affannoso, intervallato da risolini, mentre lui cerca di portarle via il chewing gum a colpi di lingua e morsi leggeri. Braccialetti di plastica colorata, polsini di spugna, orecchie trapuntate di piercing in un groviglio. Gli altri clienti in coda sembrano non farci caso, ma Carola è talmente vicina a loro che ne sente l’odore: vaniglia e lacca per capelli mista a fumo di sigaretta.
La saliva dei loro baci aumenta l’acquolina di Carola. Ma è un appetito che non si placherà con McRoyal Deluxe.
“Insomma, basta! Eccccheccazzo!” le è proprio scappato di bocca, ha stretto a sé la borsa con il portatile, li ha scartati e si è piazzata in pole position alla cassa, oltrepassandoli e cercando di aggrapparsi al bordo smussato del bancone.
Dopo un primo momento di stupore, mentre sono ancora mezzi avvinghiati, scoppiano a ridere. Carola si volta indietro: le guance in fiamme, il mento ha un leggero tremolio.
“Ketchup? Maionese? Signora… vuole qualche salsa con il menù?”
Le culottes in seta di Carola sono talmente zuppe che se le sente leggermente penzolare tra le cosce, amplificando la sua eccitazione, sipario umido e stimolante.
I ragazzi la guardano noncuranti, anzi no, con un tono quasi compassionevole.
Carola si passa le dita nervose dietro l’orecchio e finge di domare una ciocca di capelli. Riprende il contegno e si rivolge nuovamente alla cameriera.
“N-no grazie, sono a posto così…”
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Renata ha un sussulto. Carola le corre incontro sulla via che ancora un po’ perde per strada la borsa con il computer. Tacchetta veloce sul marciapiede. Si abbracciano, ma Carola non allenta la presa e fa scendere una mano sul suo sedere. Le dita si aprono a ventaglio e si richiudono saggiando il gluteo sodo di Renata. “Carola, che fai?” . Le unghie con il french perfetto di Carola si tuffano nei capelli corti e fitti, si posano sulla nuca e guidano la testa ed il volto di Renata verso il suo. La stringe in un bacio a bocca spalancata, le spinge la lingua dentro, le insinua un dito fra le natiche. Carola si scopre improvvisamente audace e intraprendente.
“Cazzo, fai? ” Renata si divincola. “Per strada? Carola, ma sei pazza?” si passa il dorso della mano ai lati della bocca per pulirsi dalla saliva. “Se qualcuno ci vede? I vicini, qualcuno insomma..eppoi che schifo hai mangiato? Lo sai che ti voglio magra”
“Ma proprio per una butch dominante e vegetariana dovevo perdere la testa?” Carola mette il broncio poco convinta e cerca di riavvicinare il viso all’amante. Allunga il mento, socchiude le labbra, ripensa alla tensione erotica dei due ragazzini al Mac.
“Insomma, basta! Eccccheccazzo!” Renata, visibilmente infastidita, la precede apre il cancello e si avvia verso l’androne del condominio. Carola la segue come un cucciolo in punizione, la coda umida di seta tra le gambe. L’antico piacere di essere dominata e questo nuovo stimolo a prevaricare e ribellarsi.
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Le ha infilato prima tre dita poi una quarta e alla fine le è scivolata dentro con tutta la mano. Veloce. A Carola è sembrato tutto davvero molto veloce e le ha strappato un lamento spasmodico che l’ha distolta dal suo compito. “Brava la mia bambina, bella dilatata… dove vai? Torna qui, continua , sì continua a succhiare e racconta alla tua padrona tutto” con la mano libera guida la testa di Carola nuovamente verso il suo sesso.
L’orgasmo ha sconquassato Carola così tanto che quasi non la sente quando Renata le sussura “Basta, non ci possiamo più vedere, né farci vedere, è un ordine…”
Carola, si scuote dal torpore, un flashback l’assale e si lancia in una corsa ad ostacoli tra scarpe con il tacco, mazzi di chiavi, giacca a rovescio, jeans insaccati. L’immagine di stelline-teschi-stelline-teschi e vaniglia-sigaretta-fumo-fritto-cetriolo-formaggio-vaniglia-fumo-lacca la spinge attraverso il corridoio. Si rivede sfacciata e coraggiosa mentre in pubblico, alla luce del sole, caccia la lingua in bocca e palpeggia la sua padrona.
Entra in bagno, cattura il suo sguardo riflesso nello specchio e non è più la docile Carola.
Dalla stanza da letto Renata avanza le sue richieste: “Hai fatto un grosso errore, bimba, grosso grosso errore, nessuno deve sapere e tu sei stata cattiva e per l’ultima volta io ti punirò, vieni qui e inginocchiati e rendimi omaggio con la tua bocca, piccola troietta bulimica…”
E’ entrata prima con tre dita poi una quarta ed infine con tutta la mano. E’ uscita con un solo conato di vomito.
“Eppoi, cazzo, Carola – chissà che schifo ti sei mangiata”
Listening to Marilyn Manson “Eat me, drink me”



è tornata la mia amichetta.
fanculo ai foulard di ferragamo.
tvb.
cialtrone
Non ho parole. Mi manca pure il respiro. E non è colpa del raffreddore.

La prima parte, quella del Mac, è la più bella. Completa (e non ironizzare sull’aggettivo!)
Ciao
Bentornata, ovviamente
Panino onto…che bonta’…
che bello rileggerti!
Ciao Irry!! Sono troppo contenta di rileggerti!
Baciotto, Francy
Renata, in effetti è un po’ un nome da “camionista”… il racconto mi provoca fantasie e pensieri che a quest’ora, e qui in ufficio, sono estremamente sconvenienti