odi et amo
Dapprima si sentono solo i loro schiamazzi alla fine del convoglio. Il tram numero 15 è un verme verde che collega Gratosoglio al centro di Milano.
In coda, alla fine proprio dell’ultimo vagone tutto ciò che si intravede è un groviglio di scarpe da ginnastica e stivali da cowboy a punta.
Oltre allo sferragliare del tram solo due voci maschili. Spintoni, risa. Hanno trasformato la parte terminale dell’ultima vettura nel loro privée.
Finalmente uno dei due ragazzi si spinge verso il portellone, brandendo una biro. Smargiasso, nonostante la bassa statura, si appoggia con gli avambracci alla parete, leggendo le scritte lasciate da altri ragazzi della periferia milanese. Bulli come lui.
Dalla calottina di lana il suo sguardo importuna un anziano che ha prenotato la fermata.
“E’ rumeno lei?”
Gli da del lei. Non c’è rispetto nel suo tono, piuttosto sfottò.
L’anziano scuote la testa in segno di dissenso, pigia il bottone, apre il portellone, scende e frettolosamente si sottrae alla prepotenza del ragazzo.
Lui ride, sa che l’ha messo a disagio. “Vecchietto di merda”. Sul marciapiede l’anziano ritrova il coraggio di rispondere agitandogli contro una mano, ma è un rimprovero muto che sfila davanti ai finestrini in corsa del tram.
Il ragazzino torna a scarabocchiare la parete della carrozza, rispondendo alla tifoseria, alle dichiarazioni d’amore, agli insulti tra writer. Legge e poi diligentemente risponde, comunicando a voce alta i suoi scritti.
Sa di avere un piccolo pubblico. Da un lato il suo complice stravaccato sui sedili verdi che mangia patatine e rutta sonoramente. Dall’altro una fighetta bardata sexy di quelle che per scopartele devi andare a prenderle fuori da scuola ogni giorno, portarle al cinema, pagargli sigarette, aperitivo e benza dello scooter. Un paio di peruviani sonnecchiano con le sporte della spesa tra i piedi.
“Rumeni figli di troia” lo enuncia mentre ripassa il tratto di penna a sfera, marcandolo con rabbia. La biro però fa cilecca, il rivestimento del portellone non aiuta, e lui se la struscia come un pennello da ripulire sui jeans attillati a vita bassa.
Il peruviano apre un occhio, lo richiude quando capisce che il piccolo vandalo sta solo leggendo a voce alta ciò che scrive.
Il compagno di scorribande si affaccia verso di lui dondolando assieme al vagone. E’ decisamente più alto e lo sovrasta di una testa abbondante, standogli alle spalle e puntellandosi con un braccio. Dalla postura del ragazzo più longilineo la scena ha un che di grottesco: sembra che gli stia pisciando addosso al piccoletto, il quale, sempre di spalle, continua a imbrattare con scritte oscene la parete.
Piazza Abbiategrasso.
Una gomitata del bassetto lo richiama all’ordine. “Oh, Loris, leggi qua,” ride “ho scritto Rumeni figli di troia e il numero della Giusy sotto vogliosa e porca”. Solleva e volta il mento sbarbato verso l’amico alle sue spalle. Ridono ancora. Il piccoletto si sistema con noncuranza un principio d’erezione. Ora sembra proprio che il più alto stia sodomizzando il piccoletto. Il vagone ancora sussulta. Tornano a sedersi picchiandosi con un giornaletto, lanciandosi patatine e insultandosi a rutti.
Prima di scendere hanno già la sigaretta tra le labbra e seminano rifiuti lungo mezzo vagone.
Il piccoletto si sistema il bavero del giaccone quasi a volersi dare un contegno prima di entrare nel flusso di un sabato pomeriggio sotto la Madonnina.
Una volta sul marciapiede alza l’indice al cielo, e in un coro da stadio urla “Rumeni! Rumeni! Figli di troia!”
Una risata forzata e insacca le mani nelle tasche del giaccone, occultando una palpata ai genitali gonfi.
Non mi sta più nei jeans da quanto è duro
Mentre si dirigono verso la panchina Loris domanda “Ma quei rumeni poi quanti grammi te ne han data?”
“Cinque”
Sette
In realtà ne ho ricavato due grammi extra. Non lo confesserà mai a Loris. Lui non deve sapere. Non c’è bisogno che sappia che più dei grammi bonus, gli è piaciuto trovarsi con la faccia affondata nel divano. Mentre Bogdan, tenendolo per una spalla con una mano e guidandolo sul fianco con l’altra, gli stantuffava dentro l’orgasmo migliore della sua vita.
“Hai parlato con chi tu ? Bog-qualcosa? Quello lì?”
“Sì, con lui”
Ora esplodo, mi schizza fuori dai jeans e vengo qui su questa panchina del cazzo e ci concimo pure il cemento!
“Cinque palline…Ebrei, pezzenti! Son proprio figli di troia ‘sti rumeni”
“Già.”
Listening to “God Is Green (Phil Kieran Rmx)” Alloy Mental



impressionista, intensa, drammaticamente realista.
sei grande.
Che è come dire che Bogdan gli ha regalato qualcosa di più di due etti…
Eva: sono felice ti sia piaciuto. Grazie!!!
SueSide: Esatto
bacccccio speciale (perché sei una aficionada)
Oddio…mi sono resa conto solo ora di aver scritto “etti” invece che “grammi”…(lapsus?).
Grazie del bascio spesciale, ricambio.
SueSide, forse non era nemmeno sbagliato etti (quanto pesa un pisello????) hihihihihi
Ribacio
Irry