socmel
“Finalmente! Mi son fatto almeno quattro caffè in autostrada!”
Mi hai cacciato la lingua in bocca. Sollevandomi per la vita come un pupazzo. Ho sentito le tue mani fredde attraverso la seta del pigiama, riesumato per l’occasione. Per te. Che non vedevi l’ora di togliermelo.
Una volta nuda, a pecora, mi hai impastato le natiche. Mugolii golosi alle mie spalle.
Emiliano di nome e di fatto.
Godereccio, mi hai assaporata, indugiando a partire dal tortellino dell’ombelico fino alle due morbide lasagne del mio sesso.
Il tuo cazzo un bastone petroniano di buon manzo, da rosolare nella mia fornace.
Una scopata casereccia di quelle che ti lasciano un segno pastoso addosso, come il vino contadino sul bicchiere.
Ci siamo appisolati. Frammenti di sogno,in cui ho visto tua moglie, che non conosco, fresca sposa.
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In cucina sono alle prese con la spesa.
Sms. E’ lui: “Arrivato. Mi manchi già. Qui tutto ok. “
Rispondo dopo. Tanto ora sarà con sua moglie, il pranzo del sabato dai suoceri che, dopo sei mesi di matrimonio, già reclamano i nipotini.
Apro i pensili e li gonfio con biscotti, sughi, zucchero, the, olio…
Altro suo messaggino.
“Anzi forse no. Vi amo tutte e due”
Dov’eravamo rimasti? Ah, sì… olio, prosciutto crudo, pasta all’uovo…
Emiliane Barilla.
Emiliano barcolla.
Rispondo dopo. Anzi forse no. Non rispondo proprio.
Listening to “Settemila caffé” Alex Britti



e che emiliano aveva fatto una scelta.
I tortellini della moglie
e i pompini di irrisolta.
E che alla fine sta mangiando riso in bianco.
-Cielovissani-
Devo fare la spesa, è una vita che non mangio le emiliane barilla.
Grazie della telefonata.
un bacio
Ho sempre preferito la DE CECCO……………………