confesso
1985. La cassetta di Madonna si sta per liquefare da quanto l’ascolto. Stranamente riesco a far convivere le attività dell’ACR al patronato e gli orecchini a croce, comprati con la mancetta del sabato alle bancarelle del mercato.Ritiri spirituali, i primi fuseaux che segnano i fianchi e il sedere.Sono innamorata del mio professore di musica con il maggiolone azzurro cielo e della mia coach di basket che ha un duetto.Con lui mi sciolgo in sorrisi e sguardi, con lei sono materia da plasmare, a sua immagine e somiglianza. A lui faccio trovare baci perugina sul tergicristallo; di lei, che gioca in prima squadra femminile, voglio tutto: stesso numero di maglia, stessa forza e determinazione, stesso carisma da leader controcorrente.
Ho dodici anni.
Mi preparo alla cresima. La santa cresima, sì.
Entro in confessionale, mi inginocchio, recito l’atto di dolore. Dodici anni. Che peccati può compiere una ragazzina vivace ma ancora acerba? Un po’ racconto un po’ m’invento (ho detto le parolacce, ho sparlato contro una compagna di squadra, ho risposto male alla mamma, ho fatto arrabbiare papà, ho rubato il maglione a mia sorella).
Ho dodici anni e porto la prima di reggiseno, con mia enorme vergogna. Cerco di non indossarlo per rimanere bambina, ma il dottore mi ha detto che ho rischiato una mastite.
Dio ti prego ti prego ti prego non farmi venire le tette grandi come quelle di mia sorella e mia mamma.
L’alito acidulo del parroco filtra attraverso la grata. Lo odoro nonostante il mio Gocce di Napoleon, primo vezzo da “donna”.
Che giochi fai con i tuoi amici?
Rimango interdetta.
Palla avvelenata, skateboard, cerbottana, lunghi giri in bicicletta, ci arrampichiamo sugli alberi. Ma so che non è quello che il don vuole sentirsi dire.
Vi toccate?
A volte lottiamo ai giardinetti, per farci dispetto, per leggerci il diario di nascosto. In piscina, è vero, c’è qualche mano che si allunga ma…
Silenzio e un rumore attutito come di guancia pizzicata e risucchiata con la saliva.
Tendo l’orecchio in una breve pausa. No, non sta facendo versi con la bocca. Perché ora mi parla. Con voce roca, in affanno.
Ti- ti tocchi da sola?
Scatto in piedi.
Il confessionale mi rigetta nella navata della chiesa. Quasi inciampo.
La mia migliore amica aspetta il suo turno docilmente inginocchiata e mi guarda scappare fuori, non di corsa, ma con una mano sulla bocca e una sullo stomaco. Passo veloce, nessun segno della croce prima di essere investita dalla luce dell’esterno.
La settimana dopo cala su di me lo spirito santo e con lui il primo assorbente. A porgermi l’ostia è la mano che si masturbava il cazzo barzotto sotto la tonaca, poche settimane prima. Il don mi sorride in segno quasi di sfida e superiorità.
Il palmo della madrina posato sulla mia spalla erroneamente interpreta il brivido di ribrezzo come scossa di divino amore.
Sono in croce anch’io, un assorbente al posto del drappo, un’unica stigmate sanguinante, la corona della vergogna di pensieri impuri. Ingoio la cialda insapore sperando di cagarla al più presto, per rivalsa.
Confesso.
Il primo bacio con la lingua è arrivato quattro anni dopo, le tette sono cresciute fino a una terza soda, me le sono fatte toccare dal morosino solo a sedici anni, piena di pudore. Mia madre è morta che ne avevo diciassette. Ho perso la verginità tardi, ma con consapevolezza.
Il rapporto che ho con il mio corpo e la mia sessualità l’ho costruito con calma, seguendo i miei ritmi, scoprendomi da sola, imparando le mie parabole, ripetendo i miei versetti, saldamente legata ai miei ideali, come sommi comandamenti. La mia religione sono io. C’è più sacralità nella mia vasca da bagno o sui sedili posteriori della mia Punto che in tanti alti luoghi.
Il don in questione è morto quattro anni fa. Sono passata davanti alla chiesa durante il suo funerale. Ho voluto firmare il libro delle condoglianze. Noli me tangere e la mia firma traballante.
Ho oltrepassato la casa del parroco con una mano sulla bocca e una stretta sullo stomaco. La scritta sbiadita sul timpano del portone mi ha rimbrottato contro: Post fata resurgo.



che schifo!
(non il tuo racconto, da brivido, ma quel prete. Brutto bastardo!)
Concordo assolutamente con sbiro.
Molte sono le persone che credono in se stessi, la religione dell’io.
Perchè dietro ogni persona giudicata male dal qual perbenista del caxxo c’è una storia simile alla tua, che stringe lo stomaco.
baci
notte
Casina nuova! Wow … da giovane mi capitava spesso di entrare nel confessionale, non ho mai fatto caso a rumori strani provenienti dall’altra parte della grata … o perlomeno non li ho mai associati ad azioni del parroco … mah!
ma… tutte a te capitano???? ecchecazzo…
La prima volta (e l’unica) che mi sono confessata il doncamillo ha allungato la sua mano sui miei calzini di cotone con i buchini (te li ricordi?) lui si ricorda la mia pedata nei coglioni….
il giorno della mia santa cresima mi sono allegramente masturbata nella vasca da bagno…
Non ricordo vergogna…
non ricordo pentimento…
un bacio
ollà e buttiamoli fuori tutti sti sassolini … che ogni tanto tornano.
che poi si sta meglio.
come dopo un orgasmo.
ti guardo da lontano in questo rito di purificazione quotidiano.
a sputare rabbia, disgusto, amarezza, rantoli e ricordi.
sorrido. ma se vuoi, lo sai, la spalla è qui. e l’abbraccio te lo dividi con sara.
Asilo ed elementari dalle suore, mai successo niente di brutto..la mia migliore amica era Suor Enrichetta. La religione l’ho sepolta a 10anni insieme a mia nonna. Penso che di sacro ci sia solo la vita e l’amore.
La cosa più bella nella vita è scoprire se stessi e il grande potere che abbiamo…
baciotti
Sono senza parole. Per lo schifo che aveva dentro quell’uomo, per il tuo candore, perchè tra i due chi dovrebbe avere qualcosa di ‘sacro’ è lui, e invece.. Le cose spesso, sono molto lontane da ciò che sembrano. Hai raccontato il mio scetticismo.
BarbieRotta