succhiare i cazzi giusti
Sì mi va di parlare e non so se ad averne bisogno è più lui o io. Temporeggio, ora non voglio pensarci. In auto parliamo della serata, spettegolando dei colleghi, ripercorrendo le fasi più divertenti della partita di calcetto aziendale. Lo guardo mentre guida, sicuro e pacato.
“Cristina-te la ricordi, no?- Ecco credo stia patendo il fatto che non siamo sposati forse pensava che con la nascita dei gemelli avremmo ufficializzato. Anni difficili: prima il lavoro in Africa con la petrolchimica, poi Inghilterra e Svizzera con la farmaceutica, non ero mai a casa, così, pur essendo una coppia molto aperta adesso che sono fisso su Milano fatichiamo quasi a sopportarci”.
Rallenta l’andatura, penso che non voglia lasciare il discorso a metà e quindi allunga i tempi per non interrompersi. Di tanto in tanto mi lancia un’occhiata per accertarsi che sia ancora vigile e accanto a lui.
Classe ’71, giovane dirigente in carriera, un passato in bilico tra ideali e compromessi: canne e centri sociali, cravatta e blackberry. Rispondo con qualche frase di convenienza, più che altro per studiare il suo profilo, le ciglia lunghe, i capelli corti e fitti.
E’ bello Francesco.
Taurino, modi gioviali e un sorriso ruspante. Mani enormi che accarezzano la tastiera del suo laptop, lingua tra i denti alla ricerca della cifra che non quaglia, braccialetto di cuoio che spunta dal polsino azzurro oxford. In lui convivono autorità manageriale e la leggerezza di un bambino sul seggiolino di una giostra, spinto in alto per afferrare la coda di peluche.
“Grazie del passaggio, Fra” mi avvicino alla mia auto “Figurati, era il minimo, senti… ma ce la facciamo a berci una cosa o hai fretta?”
Lo so, le premesse erano chiarissime. Mi butto. Forse ha davvero solo bisogno di sfogarsi.
“No, per me va bene, basta che Cristina non stia in pensiero a casa” “Ah guarda c’è un accordo tra noi, e poi l’hai vista anche tu al matrimonio del boss, è tranquilla, non c’è gelosia e i gemelli dormiranno già beati”.
Parcheggia, scende. Ci incamminiamo. Mi stringo nel giacchino e soffio l’alito caldo verso il cielo per vederlo gonfiarsi in una nuvoletta“Quante stelle! Domani sarà una giornata spettacolare!”
”Mi piaci.” Eccolo. Era tutta la sera che l’aspettavo.
Francesco mi scruta, le mani insaccate nel giubbotto, sorriso impacciato.
Per fortuna continua a parlare senza aspettare una mia risposta, ma si ferma obbligandomi ad un faccia a faccia “ho avuto tante colleghe, ma sei la prima con cui riesco a parlare e lavorare bene” Ah, era solo un apprezzamento professionale “e sei bella e mi sono sempre sentito attratto e…” credo di avvampare. In mente flash di Cristina che legge un romanzo a letto, da sola, i gemelli nella cameretta a fianco sognano tra lenzuola dell’uomo ragno. “E’ pazzesco, te lo dico, ma ho voglia di baciarti” Balbetto qualcosa. Francesco riprende la situazione in mano e cammina.
“Forse mi sbaglio ma mi pare che anche tu…mi chiami. Così, a pelle. ” Ha ragione. Fisicamente è un tipo che fa sangue, che come te ne rendi conto non riesci quasi a guardare più in quegli occhi grigi e lupeschi, per paura che ti divorino dentro. E’ persuasivo, la voce profonda che ipnotizza e ti calma.
Il bar è affollato di ragazzi che fumano, appoggiati alle auto parcheggiate in seconda fila. Troppo caos, proseguiamo verso il colonnato di una chiesa. Ancora in imbarazzo mi affloscio su un gradino del sagrato.
Non reggo la portata di ciò che mi ha detto. Io non sono come lui.
Francesco mi sovrasta anche se è accovacciato tre scalini più sotto, proteso verso di me. Mi prende il viso tra le mani, sorride. Sembra aver già calcolato la mia reazione.
Non fa pressioni, ma in modo suadente mi chiarisce quello che gli sta capitando. Mi calmo, rispondo, respiro.
Nel frattempo lui mi sfila le scarpe per carezzarmi i piedi.
Ci baciamo lì, sugli scalini, i piedi nudi poggiati sulla sua coscia. Le mani si fanno largo su per il giacchino affonda il viso e mi annaspa sul seno, sbuffando finché i suoi denti e la lingua non trovano un capezzolo. Si abbassa la zip dei pantaloni e con la pianta del piede un po’ infreddolito sento il suo cazzo, vellutato e tiepido, crescere e prendere vigore. Ridiamo, gli mordicchio le labbra, lo bacio sulle basette guidando la sua testa verso l’altro seno.
Il lampione tremulo mi ricorda che siamo davanti una chiesa, mezzi riversi su tre scalini, pelle lucida di saliva, guizzante fra strati di tessuto.
Mi nego, non sono molto convincente ma abbastanza ferma. E’ tardi, Francesco insiste e la sua voglia è così sincera e non filtrata da commuovermi. E’ aggrappato al presente con tutti i suoi ormoni, in fuga dalla vita monotona d’ufficio, più poeta che amministratore.
Ci alziamo, lo squadro dal mio metro e sessanta con il naso all’insù: ha un’aria risentita. L’ho deluso? Ci incamminiamo verso le auto.
“Aspetta.” sembra essersi ricordato qualcosa improvvisamente.
Lo seguo docile cercando di star dietro alla sua ampia falcata. In fondo mi spiace averlo tarpato, avergli detto di no, ma…”Ecco!” Il cancello laterale di un condominio. Un angolo ci accoglie, Francesco ride e mi bacia, mi cinge la vita con un braccio e armeggia con i pantaloni. Lo tira fuori: “Guardalo”.
E’ un signor cazzo, sì.
Rosa, glabro e allegro.
“Non ci torno a casa con la voglia io! Ti voglio troppo” mi sfida con un sorriso e inizia a menarselo. In spregio dei miei scrupoli, della mia codardia. Ha ragione, di nuovo. Me la sto facendo sotto, sto pensando troppo. Sono un’ipocrita e non mi lascio andare. Vorrei, ma ho paura e poi io…
Lo bacio, gli mordo una guancia, ha il fiato sempre più corto. Si tende come un elastico, gli occhi strizzati in uno spasmo, il fruscio sincopato del giubbotto. Lo sento venire.
Dopo un minuto, in cui la vulva mi pulsa e mi sale l’umiliazione per avergli fatto fare tutto da solo senza partecipare, ce ne andiamo. Mano nella mano. Lui comunque soddisfatto e masturbato io solo fatta dagli eventi e turbata. Francesco, davanti all’auto aziendale, mi sorride bonario, mi bacia, mi sistema il collo della camicetta. “Sei bella”. In quell’istante mi maledico per essermi truccata. “sei intelligente.” tiro un sospiro di sollievo.
“Non ti buttar via, non ti rovinare. Non farti usare, continua a sognare” E’ il Francesco padre che mi parla. Sale in macchina, abbassa il finestrino e mi allunga la mano, che stringo con gli occhi lucidi “Impara solo a succhiare i cazzi giusti”
Di nuovo a casa. Salva? Non lo so. Mi faccio cadere sul letto a gambe divaricate: in mezzo muscoli, che ancora si contraggono a spasmi ritmici in anelli di calore. Attorno ad un assorbente interno.
"La notte è lunga e sembra strano
noi continuiamo a guardare le stelle
ci son quelle luminose, quelle meno, quel
le cantate
strano che siano le più belle
ma quanta strada c’è prima di poterti amare.
Dov’è che va, dov’è che va la vita
dov’è che vai tu, mi porterai con te…
…il cuore mio non c’è…
…adesso siamo soli…
…il cuore mio non c’è…
…gli ho chiesto un po’ di tregua…
…il cuore mio non c’è…
…adesso siamo soli…"
Occhi Notte Ivan Segreto



Figo, ‘sto Francesco. Però io mi sarei offesa a morte per l’ "a casa con la voglia non ci torno": sono paranoica, lo so, ma l’onanismo live mi sembra quasi una violenza e gli uomini che non sanno accettare un rifiuto, per quanto arrapati possano essere, mi fanno un po’ pietà. Buona serata
che allupato sto Fra! Lo facevo tanto figo, nel finale (prima della frase di FraPadre) mi è scaduto un po’. Comunque terrò bene a mente il suo suggerimento.
baci
…e il suo sarebbe stato uno "giusto"?
non so, io tanto figo sto povero cristo non lo trovo. Penso piuttosto a sua moglie e ai due gemelli a casa e mi prende la malinconia…..
Sbiro…. ho avuto troppi contatti con il tradimento x restare "offeso" x quello… mi fa una gran tristezza che si faccia una manovella con quella che lo guarda…e poi va via facendo il fenomeno dando pure consigli… o Fra…tutto quello che hai rimediato è una manovella al freddo e fai il fenomeno?! ma va va….
..lo dico sempre che il ciclo arriva con un tempismo incredibile..ce lo danno con il radar….
@Elenucci:
Già e io non so se sia stata la mia salvezza o meno quella sera. Ancora ci penso
Irry
Irry… secondo non vale nulla… o si vince o si perde. Quella non è la consolazione…è la sconfitta.
@Poeta: uhmmm non sono convinta, ma forse perché c’ero perché ho visto certe espressioni, forse perché ero io a sentirmi in colpa di non poterlo "ingrumare" su per un muro e farmelo ansimando, così addossata a una chiesa. Perché lì per lì mi dicevo che non potevo perché a casa lo aspettava C. in realtà era solo perché avevo la patata con i lavori in corso.
In questo caso a perdere non è stato lui ma siamo stati entrambi. Sconfitti tutti e due per motivi diversi…
Irry
io alla ‘moglie’ a casa nel letto a leggere il romanzo non ci credo tanto…*kiss
Ecco … sto benedetto mestruo arriva sempre al momento sbagliato! Ma non si potrà fare un abbonamento, staccare il cartellino una volta al mese e risolverla così … senza assorbenti!!!
mmm irry… secondo me è ancora diverso, tu semplicemente non hai partecipato "alla corsa"… lui ha "corso" solo…e la consolazione arriva dopo una sconfitta….avrebbe vinto se tu avessi partecipato anche con "i lavori in corso" con altri mezzi… questo intendo.
Io invece credo ti sia spiegata benissimo! Più che benissimo sia su di te che su di lui! Mi hai lasciato un velo di tristezza e malinconia, ma se le cose sono andate così significa che è stato giusto così. Non succede mai nulla a caso….nemmeno il ciclo.
Scusami irri, tu hai scritto benissimo e conivolgendo il lettore come sempre, è che io tutta ‘sta poesia proprio non ce la vedo (e nemmeno tanto buoncuore nel consiglio finale da parte sua)…
vedo un uomo arrapato e forse un po’ spaventato dalle responsabilità della vita che cerca una "boccata d’aria fresca" e ci prova con una collega carina e ai suoi occhi disponibile (e non problematica). Ma gli va male e finisce con una pugnetta.
Io direi "Benedetto ciclo!" ma posso capire che in preda alla tempesta ormonale avresti preferito un altro finale.
Però passata la tempesta, a bocce ferme dovresti esser soddisfatta… che te ne fai dell’uomo (nonchè padre) di un’altra?
Scusami, non sono una puritana, solo che mi piace mai accontentarmi degli avanzi……
irry stavo rileggendo il post e pensavo che è vero e normale che io la veda al contrario anche perchè la vedo da fuori. Capisco che ne eri coinvolta e quindi una bella sbattuta ci stava (e concordo!). Sai che pensavo? probabilmente non mi è chiaro, ma quando dice "impara a succhiare i cazzi giusti" intendeva che lui era uno giusto o no? aiuto mi perdo!!!
kiss
ti bacio cucciola
Irry che arrossisce dentro e fuori è di una dolcezza disarmante
Io ho riso come una matta!!! Trovo comici gli uomini che si masturbano in compagnia! La masturbazione è SOLITUDINE per me. In due ci vuole contatto……poi….io odio il rosa, preferisco il nero.
@Cheti: sono d’accordo con te. Molto pericoloso in questo senso, sì.
@Poliplus, l’avvevo scritto anche a Sbiro (mi autocito): no il suo non era una sorta di pubblicità progresso "succhia il mio ché è quello giusto" piuttosto un monito per il futuro in questo sì l’ho percepito molto paterno, affettuoso e seriamente apprensivo nei miei confronti.
@Joskared: non concordo sulla solitudine della masturbazione infatti per me è molto eccitante masturbarsi davanti all’altro/a vederlo fare all’altro/a.
Irry
ops! ecco che succede a non leggere i commenti di altri e per gli altri.
Nonostante tutto sono d’accordo con cheti e tu sai che è davvero pericoloso… saprai cosa fare
kiss
@poliplus: non ti preoccupare, nulla di grave. Tra l’altro io complico ulteriormente le cose perché i miei post non seguono un filo cronologico rigido. Sono spesso flashback di cose accadute anche anni fa… Un mio carissimo amico (sì sì me lo limonerei) mi ha proposto di fare un bigino tipo "Irrisolta for Dummies" perché non ci capiva più niente
Che dici… è una buona idea?
Irry
Nei tuoi post puoi scrivere pure cio’ che ti è accaduto in un’altra vita! E poi se i tuoi flashback sono così paraculi continua a scrivere!
Irrisolta for Dummies ?? a me piaci cosi
Ruffiana
benedetto ciclo…..a volte è davvero la cosa giusta al momento giusto…
perdona il cinismo.
ci vedo solo un giovane e aitante manager che tenta in ogni modo di scopare una giovane donna.
abituato ad ottenere ciò che si prefigge, a centrare il bersaglio.
utilizzando ogni freccia al suo arco.
posizione sociale e prestanza in primis, in luogo della verità (mancante) dell’essenza.
sullo sfondo di una metropoli, l’unica vera metropli italiana, nella quale, probabilmente, la vita, le finalità e i principi cardine delle persone che la abitano sono a me incomprensibili, in quanto differenti.
in fin dei conti soltanto un uomo che si spara un segone in strada, di fronte ad una donna che, pur indecisa, ha deciso giusto.
esecrabile, lui.
il punto lo segni tu, hai fatto la cosa giusta.
Le storie di vita sono tali, appunto solo storie. Commentarle pensando alla morale sa di alice andata a male. Per questo non entro nel merito del contenuto della storia, a differenza degli altri, ma di come l’hai raccontata, magistralmente.
Bravissima, scrivi molto bene.
Ma ricorda mai uomo a tal punto portato si sarebbe sconvolto per un assorbente usato.
Lefkenobi