la febbre
"Pronto, Croce Verde?… Sono A.S. sto morendo, ho mal di pancia, mi butto dal terrazzo!" Le pareti di un condominio non concedono nulla alla privacy, nemmeno al delirio di un anziano. "Venite subito, portatemi del Plasil, ho chiamato anche i carabinieri e la polizia, ma non mi ascoltano". A letto, nel torpore di una leggera febbriciattola da stanchezza sento A.S. dare indicazioni al centralino sull’indirizzo di casa: "Scala 3, quarto piano, sì…". "C’è qui mia moglie, ho tanto dolore alla pancia, sono biomedico, sì, ho settantanove anni, le iniezioni me le facevo da solo, ma ora sono cieco, mia moglie è sorda e l’altro vicino è più cieco di me, io ho fatto tanto per questo paese, se le dico i nomi dei miei amici, aiuto, sto morendo…, non ce la faccio più, mi butto dalla finestra!" Spero che la sua nenia lamentosa mi culli nel sonno, in realtà mi sento scottare di febbre, sono un fornetto, mi giro e rigiro come le lancette di un orologio, naufrago in un mare caldo di lenzuola. "Grazie, grazie, venite subito, sto maaaaaaaleeee, aiuto, io sto morendo!" Chissà, se vengono dei bei volontari della Croce Verde magari misurano la febbre anche a me. Una decina di squilli dall’altro appartamento: "Sì sono A.S., fate presto che sto morendo!" Inizia di nuovo la litania, rivolta a chi non si sa. Sempre più accaldata e drogata di antipiretico decido per l’automedicazione con un bel massaggio. "Scendi, scema! Chiama l’ascensore! Prendi un taxi e vai in farmacia, ho bisogno di Plasil!" Proprio mentre inizio a bagnarmi sento trambusto in pianerottolo. Di lì a poco le voci provengono dal cortile interno. Talmente ripetitivo che mi aiuta nel ritmo. "Sto morendo, aiutatemi, sto morendo, sto morendoooo!" Inizio a gemere anch’io, sempre più affannosamente, man mano che un accenno di sirena si avvicina. "A Milano non c’è più sensibilità. E’ la città della solitudine…aiutatemi, aiutatemiiii" Mi contorco in uno spasmo, sto andando in autocombustione, un’onda, ancora una e un’altra ancora. "Sto morendooooooooo!" Sto venendoooooo… Cicalini elettrici, portelloni che sbattono, passi, nylon strusicato. Gonfia, stremata con i piedi incandescenti. Ora sento altre voci, sono i volontari. Tramortita, riesco solo a bere a canna dalla bottiglia, logicamente sbrodolandomi, ma almeno mi rinfresco. La moglie di A.S. piagnucola. Il folle continua a ululare di sotto. Abbiamo la febbre tutti e due. Listening to "Fever" Peggy Lee
Dall’altro capo del filo suppongo stiano cercando di farlo ragionare, senza successo.



Senz’ altro ti sei divertita più tu del malato…
hai fatto bene…visto che c’era già tanto valeva far aumentare la temperatura ;P
ciaooo